CHATEAUX
Fire Power
Etichetta: Ebony Records
Anno: 1984
Durata: 42 min
Genere: NWOBHM
La New Wave Of British Heavy Metal fu un fenomeno imponente ma ahimè poco duraturo...
nel corso di poco più di un lustro il metallo pesante made in England vide il fiorire disordinato, vitalissimo e spettacolare di una pletora sterminata di bands tra loro diversissime, pur se legate dal comune denominatore della fede nel metallo pesante!!!!
Nel 1984 era già tutto finito o quasi: la generazione dei sacri progenitori (Iron Maiden, Saxon, Def Leppard, Diamond Head, Venom eccetera) non aveva trovato un ricambio adeguato e la scena metal in Inghilterra si arenò lentamente ed inesorabilmente, svanendo nel nulla o quasi...
Ma anche tra gli ultimi sussulti del moribondo movimento c'era qualcosa di buono.
È il caso di questi Chateaux, un interessante trio di energumeni che rispondevano ai nomi di Tim Broughton (chitarra), Chris Dadson (batteria) e Krys Mason (voce/basso, uno spettacolare bruttone di rara inguardabilità... prendete un Lemmy grasso coi baffoni da cosacco, mettetegli una maglietta a righe orizzontali bianche e rosse, fatelo biondo con i capelli stirati con la piastra e se non scoppiate a ridere al pensiero... non c'è più religione!!), i quali tentavano di fondere il brutale rock'n'roll di scuola Motorheadiana con soluzioni più raffinate e al passo coi tempi...
Una sorta di incrocio tra la truppa di messer Lemmy Kilmister e i Diamond Head, per dirla con le parole di un illustre critico musicale dell'epoca, detta così potrebbe sembrare una immane cazzata ma all'ascolto il disco suona davvero "fresco", potente e coinvolgente, nonostante l'ignobile produzione, purtroppo tipica delle pubblicazioni della Ebony (per chi non c'era all'epoca ricordo che la label dello Yorkshire godeva di meritata pessima fama in fatto di resa sonora dei suoi prodotti!).
Prendete ad esempio "Rock'n'roll Thunder", che apre il disco con un bel riff granitico e diretto, lanciato alla grande contro le orecchie dell'ascoltatore, oppure pezzi come "Eyes Of Stone", "Hero", "Roller Coaster" e "Run In The Night", che mostrano una band non solo potente e grintosa ma anche dinamica, decentemente preparata a livello tecnico e compositivo e dagli spunti stilistici interessanti.
Da segnalare infine lo strumentale "V8 Crash", uno scatenato e possente brano di buon metallo vecchio stile che chiude il disco alla grande con un bel sussulto di classe e potenza.
Insomma, forse non un capolavoro (maledetto sia dagli dei del metallo l'incapace Darryl Johnston, ufficialmente produttore e fonico, in realtà un autentico massacratore di poveri mixer innocenti ed indifesi!), ma un bel disco da riscoprire e rivalutare, con rispetto e curiosità...
Potreste restare sorpresi...
(Metal Mike - Maggio 2003)
Voto: 8