CEREBUS
Too Late To Pray
Etichetta: New Renaissance Records
Anno: 1987
Durata: 40 min
Genere: Heavy Metal
Gli anni '80, il decennio d'oro del metallo pesante, gli anni in cui i difensori della fede si presero una feroce, eclatante e clamorosa rivincita sui plastificati furori di quella tempesta in un bicchier d'acqua che fu il punk... Gli anni in cui la musica che tutti noi amiamo e viviamo, prima ancora di ascoltarla, visse il suo momento magico. Gli anni in cui furon pubblicati gran parte dei dischi che fanno da irrinunciabile fondamento, nel bene e nel male, a tutto quanto oggi è Metallo Pesante.
Ma non è tutto oro quello che riluceva!!
All'epoca, come oggi, affermarsi era terribilmente difficile, c'erano decine, centinaia, migliaia di band che premevano, sgomitavano e sacramentavano per emergere dalla massa e raggiungere l'agognato successo, ed allora come oggi tantissimi non riuscirono a farcela nonostante l'attitudine, la voglia, i meriti, la capacità e i "numeri".
A volte ci si mette la malasorte e a volte ci si mettono di mezzo profittatori e parassiti di ogni tipo, forma e genere sotto l'identità di promoter, organizzatori, manager, discografici...
In quest'ultimo campo fu illuminante la vicenda della New Renaissance Records, una delle più clamorose etichette "sòla" che la storia ricordi, al cui confronto la pur mefitica Ebony Records appare uno specchiato esempio di onestà e capacità manageriale e la peggior etichetta italiana morta di fame fa una gran figura!
La label californiana era cosa di Ann Boleyn, la bellissima singer degli Hellion, che la fondò proprio per pubblicare e distribuire i lavori della sua band e che a questo scopo dirottava i fondi destinati alle band sotto contratto.
Insomma, a quanto pare Miss Boleyn usava i soldi degli altri gruppi del roster New Renaissance per favorire il suo e a farne le spese furono anche i nostrani Gunfire (ancora oggi Maurizio Leone, leader della leggendaria band anconetana, si incazza come una jena a sentir parlare della New Renaissance) clamorosamente buggerati come tanti altri...
Tra costoro ci son pure codesti Cerebus, solido esempio di buon metal americano diretto e d'impatto, nella canonica tradizione Maiden-Priest, una classica band minore dalla grande attitudine ma dai mezzi tecnico-compositivo-economici non propriamente eccelsi.
Anche se penalizzati da un suono abbastanza "spento" e piatto (un vero marchio di fabbrica per le release targate New Renaissance), i Cerebus non lesinano assolutamente sull'impegno profuso e, con una dedizione alla causa che oserei definire commovente, ci propongono otto canzoni di onesto, sincero e tetragono metallo, vedi la title-track e "Running Out Of Time", oppure "Rock The House Down".
Eric Burgess (basso), Joby Barker (batteria), il vocalist Scott Board e i chitarristi Andy Huffine e Chris Pennel componevano una formazione a cinque che più tradizionale di così non si può, forte di uno sfegatato amore per la vecchia NWOBHM. Il bassista era un leader assoluto alla Steve Harris, e dimostra a tutti la sua devozione al nume tutelare con il bel strumentale "Talk Is Cheap", dove Burgess si scatena alla grande, mostrando una invidiabile tecnica, assecondato alla perfezione dalla sua band.
Insomma, un disco che non è certo un capolavoro indimenticabile ed indispensabile, ma è una testimonianza dei tempi che furono e di un'epoca ruggente ed irripetibile...
I Cerebus caddero ben presto nell'oblio assoluto, sciogliendosi di lì a poco, trascinati nel baratro dal disastro della New Renaissance.
Di loro resta solo questo reperto vinilico e il ricordo di qualche bel concerto nei metal club californiani, nulla di più...
Addio!!
(Metal Mike - Ottobre 2003)
Voto: 6.5