CEMETERY OF SCREAM
Frozen Images

Etichetta: Metal Mind
Anno: 2009
Durata: 65 min
Genere: gothic/doom/dark metal


"Frozen Images" è l'ultimo album, il quinto per la precisione, dei polacchi Cemetery Of Scream. Segue di tre anni il mediocre "The Event Horizon", primogenito della collaborazione tra il gruppo e la nota etichetta Metal Mind, e già recensito tra le pagine virtuali di Shapeless Zine. Andando indietro negli anni, la discografia dei Cemetery Of Scream ci presenta episodi più o meno felici: "Prelude To A Sentimental Journey" del 2000, il MCD "Fin De Siecle" del 1999, gli album "Deepression" e "Melancholy" (rispettivamente 1998 e 1995), fino ad arrivare al demo "Sameone" del 1993. Sedici anni di carriera, dunque, che hanno visto il gruppo altalenarsi tra grandi intuizioni e cadute di stile, il tutto condito da un buon numero di cambi di formazione.
La cosa che mi ha più colpito, dopo tutti questi anni, è il senso di involuzione che, a parer mio, contraddistingue la carriera dei polacchi. Ricordo, ad esempio, che quando nel 1995 ho comprato "Melancholy", i Cemetery Of Scream avevano stuzzicato immediatamente il mio immaginario, con quel gothic lento e deprimente, ben espresso da un gutturale profondo e da un'agile voce femminile. Quell'anno era uscito anche il primo album dei Theatre Of Tragedy, e di lì a poco questo stile si sarebbe affermato, vivendo una stagione relativamente breve ma felice.
Quando nel 1996 ho ascoltato il penultimo lavoro "The Event Horizon", mi sono trovato di fronte non più un gruppo promettente (beh, dopo tutti quegli anni!), ma nemmeno un gruppo sicuro, dotato di una vera e propria identità. In quell'album, i Cemetery Of Scream hanno proposto un gothic/dark metal senza infamia e senza lode, ascoltabile ma di certo non entusiasmante. Ne sono rimasto un po' deluso, dato che tutto sommato "Prelude To A Sentimental Journey" non si era dimostrato un disco schifoso, sebbene lontano dai picchi creativi (in relazione al periodo di pubblicazione) del primo full-length.
E' chiaro quindi che ho accolto questo "Frozen Images" con un certo scetticismo, tanto più che la copertina mi ha ricordato in qualche modo quella dell'album precedente: colori scuri e plumbei caratterizzano un paesaggio desolato, nel quale spiccano due alberi ed un uomo, quasi un'ombra, che cammina. Il libretto, di dodici pagine, contiene tutti i testi, le foto dei musicisti ed i vari ringraziamenti. I testi ed i titoli mi hanno subito introdotto nel familiare, per chiunque conosca la band, universo di desolazione, sentimenti toccanti ma non contrari a qualche escursione in tematiche diverse.
Proprio guardando la formazione, mi sono reso conto che ci sono stati ulteriori avvicendamenti (nell'album precedente, già un terzo della line-up era cambiato): oltre allo storico chitarrista Marcin Piwowarczyk, all'altrettanto storica tastierista Katarzyna Rachwalik ed al riconfermato batterista Tomasz Rutkowski, troviamo il cantante Olaf Rozanski (ex Vae Victis e Forgotten Soul, attivo anche nei Sacrum), il bassista Jacek Królik e il chitarrista Pawel Góralczyk (attivo anche negli Hellias). Dunque, in seno ai Cemetery Of Scream è avvenuto un nuovo stravolgimento, pur restando fermi alcuni ruoli chiave, con l'eccezione del cantante.
Prima di procedere con la recensione, e per maggiore completezza, ancora qualche informazione relativa alla realizzazione di "Frozen Images". I musicisti ospiti che hanno collaborato coi Cemetery Of Scream sono Marta Mucha (voce), Piotr Labuzek (tastiere e campionamenti), Marek Tomczyk (chitarre acustiche) e Tymoteusz "Tymek" Jedrzejczyk alla voce. Le registrazioni hanno avuto luogo nel 2008 negli studi Gamma e FPGS.
Ho ascoltato "Frozen Images" parecchie volte. Facendo anche qualche pausa. Perchè quando si parte già condizionati, si corre il rischio di commettere degli errori decisivi di valutazione. Scritto questo, non posso che confermare quanto ho affermato in precedenza, e cioè che i Cemetery Of Scream continuano a sembrarmi un gruppo involuto. E, sia ben chiaro -lo scrivo fin da adesso- che "Frozen Image" è comunque un disco superiore al precedente, piatto "The Event Horizon". Però da un gruppo attivo da sedici anni, così promettente agli esordi, è lecito e doveroso aspettarsi di più.
Il primo grosso cambiamento che salta all'orecchio, abbastanza prevedibilmente, è la voce del cantante. Anche il suo stile è proprio differente da quanto si sia mai ascoltato in precedenza nel gruppo polacco. Ogni tanto, il nuovo arrivato Olaf tenta di richiamarsi al passato della band tentando la strada del gutturale, ma con scarso successo. Eh sì, purtroppo il growling di Olaf non è quasi mai riuscito a convincermi, perchè è debole e solo aumentando il volume del microfono si è riuscito a salvare il salvabile. Fa eccezione la traccia "Sapphire Sun", dove il gutturale rende meglio, non sò perchè. Comunque sia, lo stile del cantante sembra, ad un ascolto distratto, rivitalizzare la ricetta di chitarre pesanti, tastiere malinconiche e ritmiche possenti tipica del gruppo. Eppure, basta proseguire con l'ascolto anche soltanto della prima canzone, per rendersi conto di qualche piccolo difetto di personalità, decisamente fuori luogo in un gruppo così longevo, appartenente ad una scena musicale, quella polacca, veramente stupenda e sorprendente. Lo spettro di Peter Steele dei Type O Negative sembra infatti aleggiare col suo alone verdastro su parecchie composizioni presenti in "Frozen Images". Olaf è attento come non mai a scimmiottarlo in tutti i modi, e questo modo di cantare ha influenzato gli altri musicisti, molto probabilmente, durante le composizioni. No, non si tratta di un'impressione superficiale. Basta ascoltare il ritornello della canzone d'apertura "Bluebird", per sentire ad un certo punto Olaf arrotolare la lettera "r" nello stesso modo in cui lo fa Peter Steele. Altre tracce incriminate da questo punto di vista sono senz'altro "Prince Of The City's Lights" (che comunque è molto migliore e più vivace dell'opener, e pure molto potente), "In Your Blood" (con tanto di intermezzo dolce nella migliore tradizione Type), "Sapphire Sun" ed anche la cover finale dei Moody Blues "Night In White Satin". Nota di merito, a questo punto, per la scelta di coverizzare la canzone di un gruppo inusuale in ambito metal quale The Moody Blues. Ma lo stesso può essere anche detto del rifacimento in chiave metal de "La Danza Rituale Del Fuoco" di Manuel De Falla. Sono contento che i Cemetery Of Scream abbiano riscoperto il compositore spagnolo, rimodernando questo brano famoso tratto dal balletto "El Amor Brujo". Peccato che sia quasi più moscia dell'originale, e non credo che "Ritual Fire Dance" spingerà gli ascoltatori ignari a conoscere meglio l'universo musicale prodigioso di De Falla.
Tutto "Frozen Images" è comunque un richiamarsi ad altre band. Ad esempio, gli Amorphis del periodo "Elegy"/"Tuonela" saltano fuori ascoltando "The Bridge Of Ashes" (in versione più potente però), mentre "Geisha Out Of Dreams" potrebbe ricordare un duetto improbabile tra Dave Gahan ed i Candlemass, a grandi linee.
Gli unici episodi veramente personali del CD sono la lineare e gotica "Golden Lullaby" e "Black Flowers": due canzoni discrete, ma almeno non troppo debitrici dagli esempi di altri gruppi. Anche "Cat's Grin", il cui testo è ispirato a Lewis Carrol, sorprende per il suo avanzare doom e per la violenza e la cattiveria di esecuzione. Si potrebbe poi considerare anche la sperimentale "A Million As One (As A Million)", quasi elettronica ma -di nuovo- un po' influenzata direi dai Kovenant, questa volta. Non come stile, ma come estetica e tipologia dei vocalizzi.
In conclusione, pur essendo "Frozen Images" un disco nettamente migliore dal punto di vista compositivo di "The Event Horizon", non mi sento di dargli un voto più alto perchè un 7, per un disco così derivativo, è già una concessione eccezionale. E' comunque un lavoro ascoltabile, molto eclettico e vivace, e i 65 minuti di durata volano via in fretta. In più, la qualità di registrazione è ottima, impeccabile da ogni punto di vista. Questo non toglie comunque che, anno dopo anno, un gruppo dovrebbe scollarsi di dosso le influenze, o almeno non guadagnarne altre. I gruppi richiamati a gran voce nelle canzoni di "Frozen Images" sono una novità dell'ultima ora. Infatti, i vecchi album potevano ricordare altri gruppi, non certo quelli citati nel corso della recensione... Sia come sia, i Cemetery Of Scream non sembrano avere ancora trovato un proprio sound, e se agli inizi ne avevano uno, beh, l'hanno perduto. Non sò se riusciranno mai a trovarne un altro a questo punto. Voi cosa ne pensate?
(Hellvis - Aprile 2009)

Voto: 7


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