CELTIC FROST
(nota: si legge Keltik e non Seltik)
To Mega Therion
(nota: si legge To e non Tu)
Etichetta: Noise Records
Anno: 1986
Durata: 40 min
Genere: Thrash/Black Metal
"To Mega Therion" è a mio avviso l'album che meglio esprime lo stile ed il suono classico dei Celtic Frost, essendo sicuramente più maturo di "Morbid Tales" e meno sperimentale di "Into The Pandemonium". La presenza di ottoni e timpani è un passo in avanti nella ricerca di nuove sonorità rispetto agli esordi ma questa novità incide solo negli arrangiamenti e non nella formula compositiva di Tom G. Warrior e soci.
Dopo l'EP "Emperor's Return" i Celtic Frost incominciavano a godere di una certa notorietà e sembravano aver risolto tutti i problemi di line-up con l'arrivo di Reed St. Mark come batterista. In realtà questa tranquillità era destinata a durare ben poco: proprio uno dei due fondatori, il bassista Martin Eric Ain, decise di averne abbastanza di questa band e della musica in generale. Ain ha così commentato questo suo abbandono: "Avevo solo diciassette anni e stavo cambiando completamente la mia vita. In questa band c'è una regola: devi darti da fare al 100%. All'epoca non ero in grado di dare così tanto e tutti nella band lo sapevano. Pertanto decisi di prendere cura di me stesso".
Le difficoltà interpersonali l'avevano fatto cadere in una sorta di apatia musicale ed il suo abbandono rappresentò un momento di grave crisi per la band svizzera proprio perché ebbe luogo circa due settimane prima dell'inizio delle registrazioni di "To Mega Therion". Tom G. Warrior e Reed St. Mark si trovarono nella condizione di reclutare un bassista che suonasse le parti del defezionario Ain e l'uomo giusto fu individuato in Dominic Steiner. Nonostante il buon lavoro di quest'ultimo, Martin Eric Ain rappresentava comunque una lacuna incolmabile. Infatti con lui vi era un'intesa musicale innata e, nel lungo termine, poteva vantare qualità compositive non indifferenti. Pertanto, in seguito all'uscita dell'album e con il tour nord-americano alle porte, Warrior e St.Mark ricontattarono Ain, il quale accettò di buon grado di tornare nelle fila dei Celtic Frost. Il periodo di distacco dalla band aveva aiutato il bassista a maturare e a ritrovare un migliore equilibrio.
Come si può ben vedere, nonostante l'assenza dalla line-up durante le sessioni di registrazione, Martin Eric Ain può considerarsi padre di "To Mega Therion" esattamente come gli altri due membri dei Celtic Frost. Il tour successivo consoliderà il rapporto tra i vari musicisti che si concretizzerà nell'EP "Tragic Serenades" e raggiungerà il suo apice creativo nel capolavoro "Into The Pandemonium". E' importante notare che nell'EP verranno riincise alcune tracce di "To Mega Therion" con Ain al basso (nella fattispecie si tratta delle canzoni "The Usurper" e "Jewel Throne". L'EP è completato da una versione particolare di "Return To The Eve", brano di "Morbid Tales" con un inedito Reed St.Mark alla voce).
Un gruppo di ottoni e timpani apre l'album con una melodia lenta e cupa, pesante come un macigno. Risulta così ancora più prepotente l'inizio di "The Usurper". In questo brano la band dimostra di essere in forma e si nota come Reed St.Mark contribuisca in maniera determinante al suono col suo drumming arrembante. Come già sperimentato in "Morbid Tales" anche in questa canzone compare una voce femminile che sottolinea i grugniti del cantante, solo per lo spazio di una battuta.
Il testo della canzone è ispirato ad alcuni racconti di Tom G. Warrior stesso. L'artista infatti ha spesso dimostrato il suo interesse verso le differenti forme di espressione artistica, trasferendo queste sue passioni anche nell'ambito dei Celtic Frost: i testi ispirati ai suoi racconti ne sono un esempio, mentre la scelta delle creazioni dell'artista H.R. Giger come copertina dell'album ne sono la riprova più evidente.
"Jewel Throne" riprende in pratica gli stessi temi della canzone precedente, confermando la crescita nel songwriting ma lasciando intatte le caratteristiche distintive della band quali il classico muro sonoro e la violenza nell'esecuzione. E' un'ottima canzone dal ritmo avvincente che trova il giusto contraltare nella sepolcrale "Dawn Of Megiddo". Ecco che gli ottoni e i timpani ritornano ad appesantire il suono come nell'introduzione. Sebbene in quest'album gli strumenti classici intervengano sporadicamente è innegabile che i Celtic Frost abbiano gettato la classica pietra nello stagno. Infatti il fascino della musica sinfonica porterà gli svizzeri a sperimentare sino a quasi stravolgere il proprio stile ma spianando la strada per la nascità di nuovi generi (black sinfonico, gothic, ecc.). Da notare anche il passaggio della voce femminile dal narrato di "Morbid Tales" (nella canzone "Return To The Eve") al cantato operistico.
"Eternal Summer" sembra tratta dalle fantasie di Clark Ashton Smith o dalle visioni delle antichità perdute di Howard Philipps Lovecraft. Questo è un brano esaltante, dalle sonorità ostili, tipico marchio di fabbrica dei Celtic Frost.
Da "Emperor's Return" è tratta "Cyrcle Of The Tyrants": il rifacimento è ottimo e la canzone rimane una delle migliori in assoluto della band.
"Beyond (The North Winds)" e "Fainted Eyes" sono due canzoni notevoli. I testi sono molto evocativi: ecco un altro cambiamento nello stile dei Celtic Frost! Le visioni mistiche di un passato eroico perduto, le immagini oniriche prendono il posto dei testi più orrorifici e convenzionali presenti su "Morbid Tales".
"Tears In A Prophet Dream" è uno strumentale bizzarro, sulla falsariga della "Dance Macabre" dell'album precedente. E' un intervallo utile a rendere meno pesante l'album ma è anche la perfetta introduzione per la canzone a mio parere più rappresentativa di "To Mega Therion": "Necromantical Screams". Questa traccia racchiude in sè tutti gli elementi distintivi del disco: il gruppo di ottoni e timpani, la voce operistica femminile e la melodia oscura. I tre musicisti pestano violenti mettendo a dura prova i loro strumenti, tanta è la foga con cui suonano!
E' importante sottolineare che anche la produzione dell'album, curata da Horst Mueller, è leggermente inferiore rispetto a "Morbid Tales". Anche a causa di questo la band vorrà registrare il successivo EP "Tragic Serenades", proprio per valorizzare alcune canzoni con una produzione migliore.
"To Mega Therion", che tradotto dal greco significa "La Grande Bestia", è un album perfetto, un disco che non deve mancare nella collezione di ogni amante della musica. E' la sintesi dei Celtic Frost più classici. Dopo questo disco gli svizzeri si spingeranno sempre più oltre nella sperimentazione creando qualcosa di nuovo ed inaspettato, quel capolavoro assoluto che porta il nome di "Into The Pandemonium". Ma per quest'album rimando all'apposita recensione.
(Hellvis - Dicembre 2002)
Voto: 10
Di fronte a dischi così rimango senza parole. Fa bene Hellvis ad individuare scenari lovecraftiani nelle atmosfere magiche e tenebrose di quest'album, anche a me evocano le stesse sensazioni (anzi, ci aggiungerei qualcosina di Howard). Insuperabile!
(Randolph Carter - Maggio 2004)
Voto: 10