CELTIC FROST
(nota: si legge Keltik e non Seltik)
Morbid Tales
Etichetta: Noise Records per Europa, Enigma/Metal Blade per gli Stati Uniti
Anno: 1984
Durata: 24 min (edizione europea con 6 tracce), 33 min (edizione americana con 8 tracce)
Genere: Black/Thrash Metal
I Celtic Frost sono una band imprescindibile nell'ambito del metal estremo. Se i Venom hanno contribuito alla diffusione di temi e iconografie oscure, i Celtic Frost hanno influenzato le generazioni successive soprattutto da un punto di vista musicale. Gli inconfondibili riff dei loro primi tre album stanno alla base di tutti i generi metallici dalle tinte più inquietanti o minacciose, Death e Black in primis. "Morbid Tales", "To Mega Therion" ed "Into The Pandemonium" sono i titoli di questa importantissima trilogia ed il primo capitolo è quello che mi accingo a recensire.
Lo svizzero Tom G. Warrior (alias Thomas Gabriel Fischer) decise di concludere l'esperienza della band Hellhammer quando si rese conto che il loro percorso musicale poteva considerarsi concluso. Tutti i nuovi sforzi vennero quindi concentrati sui neonati Celtic Frost che nel 1984 diedero alla luce il primo album, intitolato "Morbid Tales". Questo disco apparve in Europa nelle vesti di un mini-album di sei tracce e come album intero con otto brani per il mercato americano. La line-up era la seguente: Tom G. Warrior alla chitarra e alla voce, il geniale co-fondatore Martin Eric Ain al basso e Stephen Priestly alla batteria. Quest'ultimo figura come ospite: essendo Priestly un amico di lungo corso di Warrior e Ain, accettò di buon grado di dare il suo contributo alla realizzazione di "Morbid Tales" ma non era sua intenzione di suonare in pianta stabile nei Celtic Frost. Bisognerà aspettare sino all'EP "Emperor's Return" perché gli svizzeri presentino al pubblico quello che diventerà il batterista "storico" della band: l'americano Reed St. Mark.
"Morbid Tales" si apre con urla disumane (anche se quest'intro si intitola curiosamente "Human") che si risolvono nella violenta aggressione di "Into The Crypt Of Rays". Queste urla potrebbero rappresentare sia le vittime dell'assassino Gilles de Rays come, più in generale, le urla dell'umanità conscia del suo declino imminente. I Celtic Frost hanno sempre dimostrato una seria intelligenza nei loro testi ed il tema ossessionante è quello del crepuscolo morale dell'uomo, vittima di un'irreversibile processo di entropia. Nei testi di Tom G. Warrior c'è solo una densa oscurità e nel suo mondo fantastico la luce è bandita. Le luci sono rassicuranti perché l'uomo si illude che la realtà sia così come la vede. Ma è ben consapevole che nelle tenebre le perversioni umane vengono allo scoperto: tutti gli impulsi mostruosi e proibiti diventano azioni reali lontane dagli occhi di tutti. Tom G. Warrior strappa il velo di questa beata ignoranza parlandoci di una realtà malvagia, di orrori irrazionali e di magia: le sue storie morbose hanno lo scopo di aprire gli occhi dell'ascoltatore tramite la paura.
"Into The Crypt Of Rays" è un brano furioso, con la batteria che martella a dovere e la voce roca del cantante che racconta la morbosa vicenda di Gilles De Rays, un nobile francese del 1400 che uccise più di 140 bambini come sacrificio a satana o in seguito ad abusi sessuali. Come si può vedere i Celtic Frost si presentano subito come una band politicamente scorretta entrando di diritto nel novero delle grandi band "maledette" assieme ai contemporanei Venom e Mercyful Fate. A differenza però di queste altre due band il satanismo non sarà mai un tema centrale nell'immaginario di T.G. Warrior: le suggestioni di scrittori quali H.P. Lovecraft o C.A. Smith hanno avuto sicuramente una presa maggiore su di lui.
Il secondo brano "Visions Of Mortality" è un'inquietante meditazione sull'immortalità acquisita tramite arti magiche. Molto più lento della traccia precedente, questo brano fa rendere al meglio il suono fangoso della band. La sonorità degli strumenti infatti è molto cupa e più il tempo viene dilatato più la sensazione comunicata diventa soffocante. La lezione dei Black Sabbath viene riproposta in maniera del tutto originale con il risultato di confezionare una delle migliori canzoni dell'album.
"Dethroned Emperor" ci parla di una morte regale, di un trono occupato da un imperatore ucciso ed è una delle due canzoni assenti nell'edizione europea di "Morbid Tales". L'altra è la title-track: ambedue appariranno nella compilation "Metal Attack n. 1" nel 1985 ed in seguito, lo stesso anno, nel già citato EP "Emperor's Return". Da segnalare nella canzone un breve recitato da parte del produttore dell'album Horst Mueller.
"Morbid Tales" è una violenta traccia che ci parla di blasfemi rituali in un antico tempio egizio in cui le divinità adorate non sono solo quelle del pantheon canonico ma anche i Grandi Antichi di lovecraftiana memoria. Molto suggestiva.
La canzone seguente ha un incedere malato e perverso: proprio questa caratteristica rende "Procreation (Of The Weaked)" una canzone bellissima. Il testo anticipa in un certo senso alcuni punti cardine del futuro black metal di matrice norvegese: la sopravvivenza del più forte e l'assenza di altri dei all'infuori di se stessi. Personalmente considero questa canzone una delle più belle in assoluto degli svizzeri ed uno dei miei desideri reconditi è di sentirla coverizzata da una band che deve tutto ai Celtic Frost: gli Obituary! La band floridiana non ha mai nascosto la sua venerazione per il trio elvetico ma li ha omaggiati soltanto con la pur ottima cover di "Circle Of The Tyrants" nel loro album "The End Complete".
Un'atmosfera cosmica e suadente traspare nel testo di "Return To The Eve", ottima canzone impregnata dello spirito di lord Dunsany o di Clark Ashton Smith, se non del Lovecraft di "The Silver Key". Nel suo testo il sogno e l'incubo diventano le droghe per continuare a vivere la nostra cieca esistenza, il cui unico scopo è quello di morire. Da notare il recitato Hertha Ohling: chissà quante band attuali si sono ispirate a canzoni simili, visto la moda di abusare di inserti di voce femminile soprattutto nel black sinfonico più all'acqua di rose!
Nel corso della loro carriera i Celtic Frost dimostreranno di essere portati alla sperimentazione e alle bizzarie. "Danse Macabre" è un curioso ed inquietante gioco di campionamenti che sorprende l'ascoltatore ignaro. Ascoltato con la giusta atmosfera riesce a far accapponare la pelle: non è uno strumentale, ma è un'accozzaglia di suoni e voci, mugolii e il tintinnare di un carillon. Nel caos di suoni alcune voci spettrali mormorano "Come to me" (Vieni da me). Inquietante, davvero.
L'ultima traccia intitolata "Nocturnal Fear" gode degli inserti del violino spettrale di Oswald Spengler: così come la voce femminile anche l'utilizzo di strumenti classici (o solisti o un'ensemble) diventerà una costante dei Celtic Frost sino ad "Into The Pandemonium". Il testo della canzone è un misto di mitologia sumera e di blasfemia lovecraftiana: mi viene da pensare che Trey Azagthoth abbia trovato proprio in questa traccia la maggiore fonte di ispirazione, se non altro tematica, per i suoi Morbid Angel!
A mio avviso "Morbid Tales" è un bellissimo album che racchiude tutti quegli elementi che saranno sviluppati in maniera più matura e efficace nel successivo "To Mega Therion". Allo stesso tempo, il suono ruvido degli strumenti e la produzione non cristallina regalano al debutto dei Celtic Frost un fascino tutto particolare.
(Hellvis - Novembre 2002)
Voto: 8
Che pirla che sono! Sebbene siano anni che sento parlare di questa band
e di come sia stata importante, ho recuperato questo album solo 3 mesi
fa. Me tapino. E` f-e-n-o-m-e-n-a-l-e. Lo metto giusto un pelino sotto
a "Seven Churches" dei Possessed.
(gg - Gennaio 2003)
Voto: 9
Gran disco, non violento come gli Hellhammer ma... sinceramente è meglio così!
(Randolph Carter - Maggio 2004)
Voto: 8