CELTIC FROST
Monotheist

Etichetta: Century Media
Anno: 2006
Durata: 68 min
Genere: extreme metal


Dopo sedici anni dal sottovalutato "Vanity/Nemesis", tornano gli svizzeri Celtic Frost con una nuova line-up, a proporci questo "Monotheist". La formazione vede gli "storici" T.G.Warrior e Martin Eric Ain con i nuovi entrati Franco Sesa alla batteria ed Erol Unala alla seconda chitarra. Devo dire che ho avuto una sensazione negativa appena messo il CD nel lettore, perché mi aspettavo un certo tipo di suono, quello tipico dei Celtic Frost per intenderci, e mi sono ritrovato una buona produzione (se messa a confronto con i precedenti lavori è superlativa) e una potenza insospettabile (e lo credo bene, è prodotto da Peter Tägtgren). Questa sensazione è svanita come neve al sole non appena sono terminati i sessantotto minuti del disco. Anche se la produzione è ottima la chitarra di Warrior risulta riconoscibilissima tra mille come sempre e la batteria conferisce maggiore potenza al tutto. Tutte le canzoni sono potenti e raffinate, lontane dalle sperimentazioni di "Into The Pandemonium", sembrano un misto di "To Mega Therion" e "The Silent Enigma" degli Anatema. Il libretto contiene tutti i testi e le note di Warrior ed Ain relative ad ogni traccia. A partire dal titolo, tutto il disco segue il filo logico della religione, come si può notare dai testi (scritti tutti da Fischer ed Ain ad eccezione di "Obscured" che vede anche la partecipazione di Unala) e dalle note.
La prima pagina contiene la frase che appare anche sul sito ufficiale del Celtic Frost, e cioè Nihil Verum Nisi Mors (Niente è vero se non la morte) (che sarebbe un po' la parafrasi del famoso "Only Death Is Real" dei tempi degli Hellhammer, eheh - nd Hellvis). Entriamo nel dettaglio delle undici tracce.
"Progeny"ha un'introduzione veloce e martellante producendo riffs che si ripeteranno nel corso della canzone. La batteria si fa sempre più insistente, e il ritmo è sempre elevato, tranne in alcuni rallentamenti chiave che sembrano dare risalto alla componente doom grazie soprattutto alle chitarre distorte: dalla potenza della prima parte si torna a ritmi più blandi per poi ripartire nel poderoso riff centrale per rallentare in quello finale che lascia spazio ad un breve assolo avvolgente. Si ritorna poi al riff iniziale. Il finale diventa abbastanza frenetico, interrompendosi all'improvviso. Il testo scritto da Fischer esprime antireligiosità.
"Ground" continua sulla riga della prima traccia anche se è più lenta. Composta durante il 2002, le note aggiungono che è stata creata prima tramite programmazione e poi con gli strumenti. Ci sono pochissimi riff e ripetuti piuttosto a lungo. Sinceramente è l'unico picco negativo del disco, in quanto non dice molto all'orecchio dell'ascoltatore.
"A Dying God Coming Into Human Flesh" è tra le mie preferite. Appena ascoltata mi sono subito detto che si sentiva che era scritta da un bassista, infatti la composizione è di Ain/Fischer/Unala ma i testi sono solo di Ain. L'intro è decisamente lento, poche e leggere note intrecciate di chitarra e basso aprono il pezzo con una voce pulita che in crescendo si tramuta in growl. L'atmosfera è pesante, mano a mano il ritmo prende velocità fino a sfociare in una grande distorsione, la voce diventa sempre più "cattiva". Dopo il ritmo rallenta nuovamente, lasciando di nuovo spazio alla voce pulita che termina in intreccio con il cantato growl. Nelle note, Ain afferma che è il pezzo più personale che abbia mai scritto e che era stato concepito come un poema chiamato "Virgin Snow". Ain afferma anche che per lui la canzone rappresenta il fallimento dell'umanità nella concezione di se stessa e di Dio.
"Drown In Ashes" rappresenta al meglio quello che è il nuovo corso gothic dei Celtic Frost. Infatti in puro clichè gothic, alla voce maschile è intrecciata quella femminile di Lisa Middlehauve. Ritmi lenti e voce soave femminile dominano tutta la canzone. Solo la batteria che scandisce il tempo si sente con chiarezza, chitarra e suoni elettronici fanno da lontano sottofondo.
"Os Abysmi Vel Daath" è stata scritta sotto l'influenza di Aleister Crowley (il titolo di questa canzone è una parte del titolo di una sua opera). Guarda caso questa canzone potrebbe benissimo essere contenuta in "To Mega Therion", grazie ad una voce operistica di donna e alla presenza del corno francese. Il ritmo è sostenuto e dopo un breve spazio vuoto nella parte centrale dove si riprende il tema principale.
"Obscured" è quella che io ritengo la traccia più "gothic" all'interno del disco. Questa volta le parti vocali sono affidate a Simone Vollenweider. Come detto all'inizio, questa traccia vede la partecipazione attiva di Erol Unala ed è stata una delle prime ad essere scritte per quest'album. Una traccia abbastanza lenta che unisce il gothic al doom. La chitarra all'inizio è lamentosa, tramutandosi poi nei soliti riff alla Celtic Frost, carichi di distorsione. Nel finale un assolo accompagna le voci, anzi due assoli, uno per chitarra.
La successiva "Domain Of Decay" comincia con un crescendo di chitarre e mantiene un ritmo leggermente più veloce rispetto alle altre ma sempre alla Celtic Frost di questo disco, impregnati di doom. Riffs incalzanti che prendono sempre più potenza compongono questa traccia, accompagnati da una batteria sempre martellante.
"Ain Elohim" significa "non c'è Dio" ed ha un'intro veloce, con un potente blast beat che pervade tutta la traccia. Si apre dunque con un riff cavalcante sostenuto da una batteria che all'aumento d'intensità del riff aumenta di velocità. Il Tetragrammaton è il vero nome di Dio e pronunciarlo può portare il caos nell'armonia cosmica. Verso il finale, un assolo distorto all'inverosimile. Finale che risulta molto attrente, in una girandola di suoni che butta nel vortice di "Ain Elohim", carichissimo di pathos. Chiusura con note di chitarra distortissime. Nelle note di Ain si legge che è stato ispirato dai Rotoli del Mar Morto, ritrovati a Qumran nella metà del secolo scorso.
"Totengott" apre il Trittico è molto atmosferica. Il testo di Ain viene cantato dallo stesso in scream. La programmazione propone un'atmosfera gelida, oscura ed opprimente: sembra di stare in un luogo desolato ed ostile. Ricorda pure qualche colonna sonora dei videogiochi d'orrore. C'è un breve intermezzo misterioso, ma al ritorno della voce ritorna anche l'atmosfera oscura. Un Ain così non l'avevamo mai sentito.
"Sinagoga Satanae"è una canzone multilingue: la prima parte è in inglese, la seconda in latino e la terza in tedesco. Chiude in inglese e latino. Questa traccia vede la partecipazione di Peter Tägtgren e di Satyr. L'intro lenta è un po' lunga, fatta di distorsioni da far sembrare di stare in mezzo ad una tempesta elettrica, lascia presto spazio alla velocità della batteria e alla distorsione delle chitarre, che finalmente eseguono un vero riff. Nella parte centrale una voce canta in latino accompagnata da un coro, al cui termine un'altra voce canta in tedesco. In questa canzone velocità e lentezza si mescolano a meraviglia unendo gothic, black e doom. I riff sono particolarmente ispirati e catturano subito l'ascoltatore. L'unico difetto è che sono troppo dilatati: sono troppo pochi per una canzone di quattordici minuti, ridurla a dieci sarebbe stata una buona idea. Nelle note si fa riferimento al noto proverbio "tieniti gli amici stretti, e i nemici ancora più stretti", tratto dal libro "L'Arte Della Guerra" di Sun Tzu. Il finale sfocia direttamente nell'ultima traccia strumentale "Winter (Requiem, Chapter Three: Finale)". Questa traccia è la conclusione di "Rex Irae", tratta da "Into The Pandemonium". Stranamente manca la seconda parte. Atmosferica e dal gusto classico, chiude splendidamente questa opera grandiosa.
In conclusione, l'album è una nuova prova di grande capacità artistica e compositiva da parte dei Celtic Frost, che si riconfermano re indiscussi di questo tipo di sonorità oscure. La prestazione dei musicisti è egregia, anche se bisogna dire che la coppia Warrior/Ain ci aveva già abituati a questo tipo di esecuzione. Un disco denso di pathos, grazie alla saggia distorsione delle chitarre, dalla lentezza di alcuni punti che stemperano la potenza che domina il disco. Consigliato a tutti gli amanti del gothic, del doom e del black che amano commistioni tra questi generi. Ovviamente è consigliato soprattutto ai fan dei Celtic Frost, che non se lo lasceranno sfuggire. Sia quelli storici perché di primo acchito potranno storcere il naso, ma poi riconosceranno presto i loro beniamini in quest'album. Sia i fan recenti, che non possono (non devono) perdere l'occasione di scoprire questa nuova versione dei Celtic Frost.
(Kaiser Zar Luka - Agosto 2008)

Voto: 8




Siamo tutti schiavi dei luoghi comuni, perciò anch'io mi sono avvicinato con le pinze a "Monotheist". Tanto più che ne avevo avuto un assaggio durante un Gods Of Metal, quando i tizi della Century Media regalavano un promo più un poster alla folla. Ricoredo ancora che molte persone hanno utilizzato il poster come coperta per non sporcarsi i pantaloni di erba, e che i promo dei Celtic Frost hanno assolto alla loro funzione di shuriken, piombando su un incazzatissimo Phil Anselmo durante l'esibizione dei Down. Comunque sia, divagazioni a parte, quando ho messo il promo nel lettore dei miei amici, ho pensato: "Mah, i soliti Celtic Frost! Almeno continuano sulla strada di "Vanity/Nemesis", e non hanno più tentazioni glam!". E mi è tornato in mente il triste ricordo di quando ho comprato il vinile di "Cold Lake", che ora si trova nella mia vecchia casa vicino a "Load", come monito agli acquisti troppo frettolosi.
Ho poi comprato "Monotheist", perchè la curiosità mi stava divorando. E se le prime tracce non mi hanno fatto gridare al miracolo, poco a poco la musica ha cominciato a far breccia nel mio cuore. Nostalgia? No. Puro piacere. Traccia dopo traccia mi sono reso conto che i Celtic Frost non stavano giocando a fare sè stessi. Quelle canzoni sono ispirate, pervase da una vera naturalezza. E giuro che il mio cuore si è schiantato durante l'ascolto di "Synagoga Satanae". Il mio collega Kaiser Zar Luka ha accusato la band di aver utilizzato pochi riff in rapporto alla durata del brano, ma io ho amato questa canzone che ancora adesso rimane la mia preferita. E' una composizione così marcia, così oscura, così doom: torturante, devastante, senza appigli all'umanità. E qui i Celtic Frost hanno dimostrato di avere ancora classe da vendere. Non è stata la classica minestra riscaldata. E' un po' come quando Lippi è tornato alla Juve per la seconda volta. Pochi ci credevano, ma ha vinto di nuovo (sarà così anche per la Nazionale?). Sulla scia di "Synagoga Satanae", tutto "Monotheist" ha ricominciato a brillare di luce propria, come il drive-in Orbit nel famoso romanzo di Lansdale. Un gran disco, che anche se avverte qualche calo, dà le paste a tanti, tantissimi album di gruppi più giovani.

(Hellvis - Agosto 2008)

Voto: 8


Contatti:
Sito Celtic Frost: http://www.celticfrost.com/

Sito Century Media: http://www.centurymedia.com/