CARPATHIAN FOREST
Strange Old Brew
Etichetta: Avantgarde
Anno: 2000
Durata: 40 min
Genere: Black Metal
Un album di True Black Metal nel 2000? Possibile? Certamente, e questo disco
è qui
per dimostrarcelo. Dimenticatevi tutte le sperimentazioni di Mayhem,
Satyricon, Ulver,
In The Woods, Dødheimsgard, e tuffatevi nell'atmosfera maledetta che si
respirava nella
Norvegia degli ormai mitici Anni '90. Ormai sono rimasti in pochi i fedeli
prosecutori
della "fiamma nera", e i Carpathian Forest sono, tra questi, i migliori.
Sempre condotti
dal duo Nattefrost/Nordavind, accompagnati per l'occasione da A. Kobro alla
batteria e da
Tchort al basso (chi lo ricorda negli Emperor di "In The Nightside
Eclipse"?) i nostri
producono un album davvero notevole, maligno, lugubre, misantropico e
notturno.
Dopo questo
abuso di aggettivi, vediamo di mettere 2 parole in croce sui brani che
compongono il disco. Dopo la consueta intro, "Damnation Chant", si fa sul serio con
"Bloodcleansing", dove
troviamo delle parti veloci del tutto inusuali per il vecchio stile dei CP,
ma segno che
l'evoluzione partita col precedente "Black Shining Leather" continua in tal
senso. Da subito
si nota una registrazione degnissima, i suoni sono netti, precisi, in
particolare il basso
non è così alto e fastidioso come nel disco precedente. Intanto un riff
lugubre come pochi
ci introduce a "Mask Of The Slave", e nel ritornello Nattefrost urla
"Something Never Changes,
Something Never Will"... viva l'ottimismo!!
"Martyr / Sacrificulum" possiede
anch'essa delle parti
full speed, introdotte da dei martellamenti simil-industrial. Si rallenta
con "Thanatology",
dall'andamento doom, dove ricompaiono quelle tastiere che i CP usano così
bene (qui sono
vagamente epicheggianti), e con "Cloak Of Midnight", lentissima,
claustrofobica ed estenuante.
Ma la musica dei Carpathian Forest non è solo e semplicemente black metal, e
lo dimostrano
brani come "House Of The Whipchord", dove si amalgamano sax (!!), pianoforte
e voce sussurrata,
oppure "Theme From Nekromantikk", dove il piano e dei sapienti arrangiamenti
classico/orchestrali
creano un grandiso effetto epico.
Da segnalare la riproposizione di un vecchio pezzo, "Return Of The Freezing
Winds", risalente
al primissimo demo "Bloodlust And Perversion"; è ovvio che, attualizzato,
suona più dinamico
dell'originale, ed è comunque attualissimo ad 8 anni di distanza.
In un riassunto generale, direi che i punti di forza di "Strange Old Brew"
stanno nell'ottimo
riffing e nella produzione che, pur essendo pulita, non va a discapito
dell'atmosfera che si
respira nel disco, oltremodo scura ed opprimente. Super-consigliatissimo a
tutti i blackster!
(Randolph Carter - Maggio 2003)
Voto: 8.5
I Carpathian Forest rimangono in pratica l'unica band di punta nel panorama estremo norvegese, oltre ai Taake e ai DarkThrone, che non ha intrapreso la via della sperimentazione. "Strange Old Brew" riporta alla mente i bei tempi andati, quando la misantropia era uno stile di vita per ogni gruppo Black.
Le accelerazioni si fanno sempre più frequenti, anche se siamo lontani dai classici blast beat del genere. Album inferiore al precedente, secondo me, anche se le idee non mancano: ottimo il cambio in "Mask Of The Slave", con un suono di chitarra ipercompresso. Anche gli innesti di sax sono davvero indovinati, mentre Tchort, dopo questo disco e il successivo "Morbid Fascination Of Death", è diventato il mio bassista preferito in ambito Black. A mio avviso, infine, "Theme From NeKromantikk" è la migliore strumentale atmosferica mai composta dai Carpathian Forest, fatta di splendide orchestrazioni. Da segnalare anche la bonus track "It's Turning Blue", con un feeling molto punkeggiante.
Alla band va il merito di essere stata coerente e di aver saputo confezionare un disco di malsano True Black, anche se non riporta alla mente i fasti di "Black Shining Leather".
(BRN - Agosto 2003)
Voto: 7.5