CARCASS
Heartwork

Etichetta: Earache
Anno: 1993
Durata: 41 min
Genere: death


I Carcass, come ogni buon deathster che si rispetti dovrebbe sapere, sono il gruppo padre di certe sonorità a cui tanti gruppi di oggi debbono molto.
Proprio questo album, considerato unanimamente da stampa specializzata e pubblico un capolavoro del suo genere, è fonte di ispirazione per moltissime band degli anni '90, appartenenti al filone thrash / death melodico.
C'è poco da dire: "Heartwork" è un album che ha segnato un epoca, che ha aperto molte frontiere musicali nuove, e che, non dimentichiamolo, ha spinto il quartetto inglese verso il contratto con la Columbia Sony, che gli fu causa di tante grane portandoli addirittura allo scioglimento. Ogni song di questo album è veramente bella, non c'è un filler, non c'è un riempitivo, non c'è una song brutta.
Tutto è curato nei minimi dettagli: dall'opener 'Buried Dreams' alla triste 'Death Certificate' (mai titolo più fu più esplicativo), passando per le gemme 'No Love Lost' e 'Embodiment'. Sembra tutto confezionato alla perfezione: granitici duetti di chitarre a suon di ottave, voce acida e penetrante, drumming potentissimo, assoli precisi e mai fuori luogo, nei quali Amott e Steer ci mostrano il loro tocco e la loro abilità tecnica.
Come qualcuno di voi saprà, il suddetto gruppo ha avuto (RIP) la peculiarità di cambiare sonorità da album ad album, partendo dal marcio grind di Reek Of Putrefaction e arrivando al Death'N'Roll di Swansong.
"Heartwork" è posto a cavallo tra le due fasi pur essendo più tendente alla melodia: scordatevi le parti grind di "Necroticism" che lasciano spazio ad aperture più melodiche, ma scordatevi anche le atmosfere rock e i chorus accattivanti di "Swansong".
Da parte mia, consiglio questo capolavoro a chiunque volesse avvicinarsi al genere: è un ottimo compromesso tra potenza e melodia.
(Lele - Giugno 2002)

Voto: 9



Sarò eretico, ma "Heartwork" non mi ha mai esaltato completamente... le prime tre canzoni sono strafighe, ma faccio sempre fatica ad ascoltare tutto l'album in fila, non so perché ma mi succede così. Molto meglio "Necroticism" secondo me.
(teonzo - Giugno 2002)

Voto: 8



La prima massiccia iniezione di melodia che i Carcass attuano. Nonostante questo il Death Metal qui proposto è ancora piuttosto cattivo, anche se molto meno rispetto al precedente "Necroticism...". C'è una semplificazione nei tempi di batteria e nelle strutture dei brani, ora a forma di canzoni standard (mai state così classicamente Metal nei Carcass), i testi per la prima volta non sono sanguinolenti (ma in fondo qui è meglio così), stupendi assoli melodici (come non ricordarsi quello dell'opener...), riff e linee vocali accattivanti ma che non esauriscono col tempo il loro effetto, ritornelli dove addirittura si respira, produzione alla grandissima (anche se coi bassi molto pompati)... tuttavia qualche pezzo è nettamente superiore ("Buried Dreams", "No Love Lost", "Heartwork" e "Death Certificate"), gli altri non arrivano a quelle vette, risultando riempitivi (mentre presi da soli sono molto buoni); questo toglie molto al disco. Credo che all'interno della discografia dei Carcass sia sopravvalutato, o meglio, che gli altri lavori del gruppo siano sottovalutati dalle masse. Questo però è lo stesso un capolavoro, per forza, l'ha creato la Carcassa, e non riesco ad essere imparziale.
(bist - Luglio 2002)

Voto: 9



Non capisco la stampa che elogia a manetta questo album. Non mi piace moltissimo. E` molto piu` melodico rispetto al favoloso "Reek Of Putrefaction", le canzoni potresti andare in giro a fischiettarle (specialmente la title-track). A parte pochi spunti, lo ascolto molto poco.
(gg - Luglio 2002)

Voto: 7



Gli amanti del Death metal sono tenuti se non ad apprezzarlo almeno a conoscerlo: quest'album ha segnato la svolta di una band dedita nel passato a sonorità decisamente più estreme, e che ha voluto far così conoscere al mondo il proprio lato più ricercato e melodico. Forse una contraddizione con il passato, io preferisco considerarlo semplicemente un nuovo capitolo: in "Heartwork" si trovano brani dalla bellezza che prescinde il genere, come la title track o "Blind Bleeding The Blind". Sappiatelo, chi perde tempo nel discutere sulla purezza del suono si perde uno degli album più belli di tutti gli anni '90.
(Truzzkiller - Luglio 2002)

Voto: 9



Fatta eccezione per la title-track, "Buried Dreams", "Carnal Forge" e "Blind Bleeding The Blind", trovo questo album piuttosto spento nell'ispirazione e eccessivamente tendente alla ricerca della melodia. I Carcass hanno messo da parte le tipiche sfuriate dei lavori precedenti (fatta eccezione per la già citata, non a caso bellissima, "Carnal Forge") e non approvo questo aspetto; al contrario, questa scelta di cercare eccessivamente di fare i "perfettini" contribuisce a darmi un senso di noia. Ok la voce di Walker, gli assoli sempre di ottima fattura e la produzione eccellente, ma tutto ciò che è contenuto in queste 10 tracce non suscita in me sensazioni particolarmente forti.
(EverEve - Ottobre 2004)

Voto: 7.5