CANVAS SOLARIS
Cortical Tectonics
Etichetta: Sensory Records / Intromental Promotion
Anno: 2007
Durata: 46 min
Genere: death / fusion strumentale
Dopo gli Era Vulgaris, ecco un altro lavoro per cui sentiamo la
mancanza di teonzo! Sì, perché finora era sempre stato lui a recensire
i lavori dei Canvas Solaris, una band che, con la sua proposta fatta di
riff death metal su un impianto jazz/fusion, era perfettamente inserita
in quell'area del metal che Teo conosce come le sue tasche. Ancora una
volta, quindi, provo io a fare le sue veci e a raccontarvi qualcosa su
questo disco che, pure ad un ascoltatore meno preparato di lui, come
me, finisce per risultare un bel centro!
La line-up rimane invariata anche per questo disco e, quindi,
troviamo ancora Nathan Sapp alle chitarre e ai vari sintetizzatori
(minimoog ecc.), Ben Simpkins al basso e Hunter Ginn alla batteria e
alle varie percussioni (Conga, Glockenspiel ecc.). Per quanto riguarda
la copertina, invece, si rimane sempre in quei territori scientifici
che sembrano affascinare così tanto questi gruppi: abbiamo un'immagine
che sembrerebbe una fotografia di qualche cellula/organismo/quellocheè
visto al microscopio, mentre ovviamente anche questa volta non c'è
nessun libretto coi testi, trattandosi di un album interamente
strumentale.
Personalmente non ho avuto modo di ascoltare tutta la discografia
dei Canvas Solaris, ma solo il precedente lavoro, "Penumbra Diffuse":
non posso quindi paragonare questo lavoro con quanto fatto dalla band
all'inizio della carriera, però posso dire che, rispetto allo scorso
album, esiste una netta continuità nel percorso artistico di questi tre
musicisti. I Canvas Solaris sono sì una band cervellotica, che accumula
passaggi ai limiti della follia, pur mantenendo quel controllo così
spaventosamente freddo e lucido tipico di questo genere; però, come già
diceva teonzo nella recensione di "Penumbra Diffuse", i tre musicisti
giocano sempre di più sulla raffinatezza, sui piccoli particolari.
Durante i passaggi più elettrici e graffianti la band sembra ancora
muovere delle enormi masse sonore con una forza invidiabile, ma quando
staccano la distorsione e compaiono le tastiere, avvicinandosi al mondo
del jazz rock, al Canterbury inglese e agli onnipresenti King Crimson,
il gruppo stupisce per la delicatezza di alcuni movimenti, minuti,
leggiadri, ma ancora estremamente affascinanti.
Le sei tracce di "Cortical Tectonics" vivono proprio di questo dualismo
tra luci ed ombre, tra aggressività e leggerezza: "Berserker
Hypothesis", "Rhizome" e "Gamma Knife", per esempio, appartengono alla
prima categoria, con i loro riff vorticosi e i tempi sincopati; mentre
"Sinusoid Mirage" e "Interface" mostrano l'anima più delicata del
gruppo. Discorso a parte, invece, va fatto per "Reticular
Consciousness", un brano che, con i suoi 17 minuti di durata, può
permettersi di spaziare senza problemi, unendo al suo interno tutte le
caratteristiche del gruppo.
Insomma, anche questa volta i Canvas Solaris hanno fatto un ottimo
lavoro, che consiglio vivamente sia a tutti quelli che già conoscono il
genere e il gruppo, sia a quelli che, come me, non masticano sempre i
generi più estremi. Certo, non si tratta di un lavoro facile, si tratta
pur sempre di un death/fusion interamente strumentale, però vi assicuro
che l'ascolto scorre piacevolmente anche se non siete abituati a queste
sonorità.
(Danny Boodman - Agosto 2007)
Voto: 8
Contatti:
Sito Canvas Solaris: http://www.myspace.com/canvassolaris
Sito Sensory Records: http://www.lasersedgegroup.com/
Sito Intromental Management: http://www.intromental.com/