CANDIRIA
Surrealistic Madness

Etichetta: Too Damn Hype
Anno: 1995
Durata: 47 min
Genere: death-core misto jazz


Il linguaggio dei Candiria, quello che li ha resi una delle band più osannate dalla critica internazionale, e intimamente amata dai fedelissimi dell'heavy cervellotico, qui si plasmava. La creazione di un vocabolario musicale (da leggersi "sound") capace di rovesciare tutto ciò che fino a quel momento si era fatto/si era detto, ecco il compito che si autoimpongono (e concretizzano) i talenti puri. I Candiria, che appartengono di diritto a questa categoria, forgiavano, sette anni or sono, quasi cinquanta minuti di musica in cui venivano alterati, mescolati e sodomizzati, stili e loro opposti, hardcore/metal e jazz/fusion, e nei dischi successivi pure ambient ed hip-hop (per quella che sarà una stupefacente total urban fusion).
Nelle loro mani un songwriting disciplinato si rapporta ad una tossina debellata, mentre è la destrutturazione della forma canzone tradizionale, secondo i parametri totalmente free del jazz, il loro "esprimersi con naturalezza". Così la matrice di base metal/core singhiozza in una spirale di stop and go, tensione rappresa, violenza trattenuta, e ancora geometrie inammissibili, spigoli tirati a lucido, il tutto in nome di una complessità bastarda, che stimola la mente e fonde il cervello, a seconda del gusto personale. Quest'esclusiva visione della musica prevede che metal-hc e jazz/fusion si prendano a sportellate, affiancandosi (ma anche mischiandosi) l'uno all'altro in un'alternanza imprevedibile. Da una parte le aperture "solo jazz" dilatano le atmosfere, e amplificano il senso di libera improvvisazione, di contro, il death metal è l'anima "raw", sempre circoscritto dagli altri stili (accertata la sua presenza anche nell'astioso screaming-rasenta-growl del frontman Carley Coma), ma molto più partecipe alla sregolatezza qui, che nel prosieguo della carriera, dove verrà via via inglobato fino a ridurne sensibilmente l'incidenza.
Quasi col fine di oltrepassare del tutto le colonne d'Ercole dell'elitarismo, la tecnica è sovrumana e sempre sul libro paga di strutture francamente infernali: ogni idea messa in gioco vive per qualche istante e poi più nulla, in una progressione continua che non ammette repliche (strofe e ritornelli vengon dati per desaparecido), fagocitate come sono da quei perversi riff in serpentina. Il laboratorio Candiria è razionalizzato dal drumming fratturato di Kenneth Schalk (leader, impegnato anche con tromba e tastiere), qui con qualche sintomo tribale in più nel parco influenze, altrimenti disperso nei suoi n-dispari quarti (un vero piacere sentirlo suonare). Rabbia decostruita e quindi sintetizzata in riff veloci, subito arrestati, controtempi assidui, massicci mid-tempo, divagazioni e ripartenze in un succedersi free-form che disorienta ed affascina all'unisono.
"Surrealistic Madness" appariva nel 1995 grazie alla lungimiranza della Too Damn Hype Records, che consegnava alle cronache il primo tassello di "una delle dieci metal bands più importanti della storia" (sottolinea il Rolling Stones). Certo, è il lavoro (di quattro) forse più ingenuo, come un promettentissimo demo balzato agli onori del full-length, ma l'impronta dello stile era già formata, solo la brillantezza veleggiava ad intermittenza. Come già dissi, così innovativi da risultare riferibili solo a se stessi!
(Orion - Ottobre 2002)

Voto: 8


Contatti:
Sito internet: http://www.candiria.com/




Questo album lo trovo ancora un po' acerbo, ma i Candiria facevano già vedere di che pasta erano fatti. Non gli do un voto più alto perché in fin dei conti preferisco altri generi, e questo album lo riascolto molto raramente. Comunque resta un passo storico per la scena che si svilupperà gli anni successivi nel nord-est degli USA, ed è pure di qualità molto buona. Se amate il genere questo è un album da conoscere obbligatoriamente.
(teonzo - Ottobre 2002)

Voto: 8