CANDIRIA
Beyond Reasonable Doubt
Etichetta: Too Damn Hype
Anno: 1997
Durata: 65 min
Genere: metal-hardcore con parti jazz
I Candiria sono figli di New York e questo fatto non poteva che
ripercuotersi sul loro grandissimo ingegno.
Dal luogo in cui vivono infatti hanno assorbito tutto, così nella loro
musica si possono trovare il jazz, tipico di un fumoso localetto di
quartiere, l'hip hop, rappato sui marciapiedi nei sobborghi, soprattutto un
metal-core che, si sa, nasce per mano di qualche ragazzino, magari nei
garage delle case di periferia, elementi coi quali i Candiria sono maturati,
ma che però nelle loro mani si sono trasformati in un qualcosa di molto più
esclusivo e consistente. La loro proposta è quindi la sintesi più incisiva
delle anime che abitano la metropoli, ma questa originalità non si ferma
certo ad una così audace opera di contaminazione e integrazione, si spinge
oltre fino alla totale decostruzione della tradizionale forma canzone,
raggiungendo così l'ambito territorio della sperimentazione.
La base del loro sound è appunto un metal-core veloce e rabbioso,
perennemente spezzettato e razionalizzato attraverso una matrice jazz-fusion
dall'elevatissimo contenuto tecnico in un binomio sostanza/qualità
sinceramente affascinanti. La struttura dei pezzi è frammentata, bruschi e
incessanti controtempi, riff contorti e zigzaganti in una progressione però
rettilinea, senza strofe o ritornelli, senza il bisogno di ripercorrere
nulla o di riprendere qualche giro, perché già suonato, reso unico e
micidiale e quindi inutile da esaltare una seconda volta. Un'ingegneria
perversa della forma canzone quella messa in atto dai Candiria, la normale
sintassi compositiva rock sovvertita a favore di un sistema free form
jazzistico, con lo spirito di chi ripudia l'ortodossia e contempla l'
orizzonte qualche decina di passi più avanti (Year One e Paradigm Shift le
tracce in cui la compenetrazione di momenti metal e jazz risulta più
avvincente). L'aspetto rap è ancora poco pronunciato in quest'album, isolato
quasi esclusivamente in un unico pezzo (Mental Politics), mentre con l'
ultimo '300% Density" guadagnerà decisamente spazio a discapito purtroppo di
quelle divagazioni jazz/fusion che in questo disco all'improvvsio si aprono,
si allargano, distendendosi poi in spazi molto vicini come concetto all'
esito di una fortunata improvvisazione (Lost In The Forest e Intrusive
Statements sono le digressioni meglio riuscite). Dal punto di vista tecnico
siamo di fronte a dei musicisti preparatissimi, il cantato ringhioso del
frontman Carley Coma spazia in varie forme di screaming hardcore, arcigno e
pungente a tratti, più gutturale e vicino quasi al growl in altri, il
'riffing' tortuoso alterna solidi mid-tempo a progressioni dinamiche e
travolgenti, un basso quadrato e alto nel mixaggio uniti all'abilità del
proff. Kennet Schalk dietro le pelli comportano dei patterns ritmici
semplicemente eccezionali per precisione, capacità e fantasia. Il
disarticolato linguaggio ritmico del 'professore' è incredibile, il suo
sfuggente drumming si muove in completa autonomia e libertà come se non
seguisse un tempo, ma lo creasse e lo dominasse, stacchi continui, tempi
dispari, un musicista straordinario capace inoltre di impreziosire gli
arrangiamenti con le sue prestazioni alle percussioni, alla tromba ed alle
tastiere.
Beyond Reasonable Doubt è un album difficile, tecnico, spigoloso, complesso,
ma decodificare l'impianto matematico/razionale che sembra sottendere
questo disco significherà gettare uno sguardo su di una forma di evoluzione
vincente ed entusiasmante. Il crossover dei cinque ragazzi di Brooklyn,
inteso nel senso più puro e genuino del termine, attraversa un ponte ideale
che va dal metal, all'hardcore, al jazz e in minima parte all'hip hop e all'
ambient, una 'urban fusion' pienamente compiuta sia a livello musicale che
culturale, un gruppo capace di mescolare un genere all'altro e allo stesso
tempo esaltare le peculiarità di ognuno di essi attraverso un totale
controllo della materia trattata e una grande abilità nell'esporla. I
principali magazine statunitensi li stanno attualmente celebrando, il
Rolling Stone li ha inseriti tra le dieci metal bands più importanti della
storia, la Century Media è prossima ad un ristampa dei primi tre album,
sembra giunto il momento di riscoprire un po' di sano e reale talento. Così
innovativi da risultare riferibili solo a se stessi, indispensabili!
(Orion - Febbraio 2002)
Voto: 9
Che mazzata quest'album!!! Direi che è uno degli album più difficili da digerire che ho ascoltato. Qui c'è di tutto: metal, hardcore, jazz, sfuriate death, il tutto suonato alla grandissima. Non ci sono etichette per descriverli, mescolano stili tra i più disparati e lontani, eppure riescono a creare qualcosa di personale, qualcosa dotato di vita propria.
Ma non so quante persone possano apprezzarlo, ed il difetto sta proprio qui. A me piace molto, ma non mi viene voglia di riascoltarlo spesso, ci vuole tanta concentrazione per starci dietro. Quindi attenzione: se amate le cose complesse e difficili, lo amerete, se volete canzoni dirette, facili da ascoltare, classiche insomma, statene alla larga come la peste.
(teonzo - Febbraio 2002)
Voto: 8.5