CANAAN
The Unsaid Words

Etichetta: Eibon Records
Anno: 2006
Durata: 61 min
Genere: dark / wave / noise


Non è facile riuscire a descrivere le emozioni che i Canaan riescono a trasmettere con la loro musica. Forse la cosa migliore da fare è cercare di immaginare e di ricostruire il percorso lucido, meditato e disilluso, che ha portato alla creazione di quest'opera magistrale.
Per prima cosa è doveroso presentare proprio gli autori, i Canaan, che da un decennio ormai continuano a distinguersi dalla massa per la qualità e la maturità della loro proposta. Il gruppo, nato nel 1996 e composto da Mauro (voce, chitarra, basso e sample), Nico (basso e sample), Luca (tastiere, batteria e sample), Andrea (batteria e sample) e Matteo (chitarra), riesce sempre ad ottenere ampi consensi fin dall'esordio, "Blue Fire", costruendosi di anno in anno un seguito solido ed una reputazione di alto livello. Dopo "Walk Into My Open Womb" (1998) e "Brand New Babylon" (2000), i Canaan firmano il loro capolavoro con "A Calling To Weakness" (2002), un album che la band stessa definisce come 'un canto di dolore e solitudine'.
Si arriva dunque al 2004 e la band inizia a lavorare ad un nuovo CD, utilizzando un metodo di composizione piuttosto inusuale. I nuovi brani non vengono più pensati nella loro interezza, ma diventano il frutto di sporadiche improvvisazioni, spesso suonate solo da una parte della band e registrate al momento, per poi essere scomposte, montate e rimontate come un puzzle sonoro, anche a grande distanza di tempo. Il risultato finale è "The Unsaid Words", una perla musicale in cui, ancora una volta, la speranza non trova posto.
Riprendendo quanto detto in apertura, so già per certo che non sarà possibile far capire quello che i Canaan vogliono esprimere in quest'opera e, d'altra parte, questo è un bene. Però voglio cercare di trovare delle chiavi di lettura che, forse, potrebbero convincervi del valore del CD.
Il punto di partenza ci viene dato direttamente dai Canaan che, nelle note biografiche, scrivono una vera e propria definizione per "The Unsaid Words": un percorso in cui l'ascoltatore arriva alla consapevolezza di un ineluttabile avvizzimento, fisico e psichico. Parole forti, che descrivono perfettamente le sensazioni dell'album.
Anche musicalmente i Canaan riescono a trovare una via decisamente personale, mischiando il dark metal più classico, suonato con gli strumenti convenzionali, con contaminazioni ambient, noise e atmosferiche, grazie ad un massiccio uso di sample ed effetti. La struttura del lavoro, quindi, si divide in due parti, solitamente alternate tra di loro e strettamente intrecciate: da una parte troviamo una serie di brani che rimangono fedeli alla forma canzone e dall'altra abbiamo degli intermezzi, dei frammenti sonori strumentali, che sembrano fare da cornice ai brani normali.
È inutile soffermarsi sui singoli pezzi: la qualità rimane sempre elevata. Ci si lascia trasportare dalle note, si passa attraverso eleganti composizioni come "This World Of Mine" o "Fragile", ci si lascia avvolgere dai brani cantati in italiano ("Senza Una Risposta" e "Il Rimpianto"), fino ad arrivare alla splendida title-track. Non sono da meno gli intermezzi, sempre estremamente evocativi: troviamo esperimenti ambient ("The Wrong Side Of Things", "Fragment #3" e "Fragment #4"), dialoghi tra violino e violoncello ("Sterile"), cori gregoriani ("Fragment #1"), influenze orientali ("Fragment #2") e passaggi rumoristi ("Just Another Noise"), il tutto filtrato e tenuto assieme dalla incredibile maturità artistica dei Canaan.
Ovviamente una band così attenta non poteva non curare alla perfezione anche l'aspetto grafico, rappresentando perfettamente l'atmosfera dell'album: la copertina, infatti, ritrae una figura rannicchiata su un pavimento spoglio. I colori sono freddi, tra il blu e il grigio, lasciando molte zone d'ombra, tanto che non è nemmeno chiaro se si tratti di un uomo o di una donna. Sul pavimento, invece, ci sono dei fogli e un pennarello, quasi a voler scrivere proprio quelle 'parole non dette' di cui parla il titolo.
Un album intenso, che brilla per la sua totale rassegnazione, per la sua fredda capacità di descrivere tutto ciò che è dolore, ma senza mai indulgere nell'autocommiserazione che invece aleggia in gran parte dei lavori di questo tipo. Un album che non si crogiola nel finto dolore, che non lenisce le ferite ma che, al contrario, gira il coltello nella piaga, lasciando che le sue ultime parole, siano queste:
"I thought I had much to say
But I've nothing else to share
And no one else to blame
for the brittle ashes
of my pathetic starvation"

(Danny Boodman - Febbraio 2006)

Voto: 8.5


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Sito Canaan: http://www.canaan.it/

Sito Eibon Records: http://www.eibonrecords.com/