CAD
Deadnation
Etichetta: Downfall Records
Anno: 2000
Durata: 47 min
Genere: Grindcore
La nascita di questa band slovacca risale al 1994; i membri fondatori furono Pisto Wilson (chitarra e voce), Jaroslav Kosticka (batteria) e Green Dewil (basso). L’anno seguente i Cad registrarono 2 demo, ovvero "I Feel Bad" e "Just Let Me Rot", mentre il terzo, "Antidance", vide la luce nel 1996. Nel 1998 Green Dewil lasciò la band, cosicché il posto vacante di bassista venne occupato dalla dolce Basia Noiseovna.
Con questa formazione venne registrato il promo "Gundown", supportato da alcune date live; il suddetto promo permise al trio di ottenere un contratto con la svedese Downfall Records, per la quale uscì il CD di debutto, intitolato "Deadnation".
Quest’album consta di 23 canzoni della durata media di un paio di minuti. Il grind proposto dalla band è piuttosto grezzo, e vede l’alternarsi di sfuriate suonate alla velocità della luce a brevi quanto rari rallentamenti, il tutto condito con una massiccia dose di ironia, tanto da sfociare in pura demenza in più di un’occasione. La tecnica non è superlativa, ma va bene così.
La registrazione purtroppo non è all’altezza, cosicché le canzoni non risultano avere quell’impatto frontale devastante che ci si aspetterebbe: in particolare il suono della batteria non è sufficientemente incisivo, specie per quanto concerne il rullante e il ride.
Ai grugniti di Pisto Wilson sono spesso aggiunte grida deliranti, strilli acutissimi, cori demenziali etc. in modo da creare un marasma, non sempre ben definito, di voci che si sovrappongono.
Ci sono poi sparsi dialoghi rubati chissà dove, spezzoni di canzoncine anni sessanta-settanta, nonché la registrazione di una pisciata seguita da uno sciacquone.
Difficile descrivere i pezzi uno per uno, per cui mi limito a segnalarne alcuni in particolare.
Iniziamo col dire che ce ne sono di davvero ben riusciti, come "Destroy NATO Bastards", "NO!", "Solitude", "Blood On The Clay", la devastante "Gundown" e "Sallieri".
Da notare, poi, la cover di "American Woman" (dei Guess Who), già rifatta anche dagli Anal Cunt in "Top 40 Hits", qui intitolata "Hamburger Woman": il testo si basa sulla presa per il culo dello standard della donna americana.
La successiva "Working Class" mi ricorda abbastanza da vicino l’album "Right Now" dei Pussy Galore (band di John Spencer), soprattutto per certi accostamenti di accordi e per l’utilizzo di particolari distorsioni di chitarra, ma non credo che i Cad si siano ispirati a quel disco, che col metal non ha nulla a che spartire.
In "McAmerican Shit", traccia etichettabile come pop credo (esclusi gli ultimi due secondi), c’è una denuncia nei confronti della società americana, che comunque traspare più o meno marcatamente in varie occasioni, (vedi "Greeting From Hiroshima" e le già citate "Destroy NATO Bastards" e "Hamburger Woman"). Al solito, il binomio musica-politica non mi esalta, se però c'è di mezzo il sarcasmo va già meglio.
"Requiem For Tarkan" è una brevissima canzone in lingua madre, che ha l’aria di essere un canto popolare o una specie di ninna nanna, ed è cantata in modo quanto mai grottesco.
"March Of Machines" si discosta dalle altre canzoni, essendo basata interamente su suoni iperdistorti e confusi: l’idea è apprezzabile, non fosse altro che la traccia dura sei minuti, risultando così un tantino monotona.
Da notare il fatto che in "Anxiety" ci sia un riff suonato solo dalla chitarra pressoché identico, anche nella distorsione, a uno di "9th Circle" (dal disco "Indecent And Obscene") dei Dismember.
La conclusiva "I’m bad", infine, vede la band sperimentare sentieri ska-core: ancora una volta i tre slovacchi non si tirano indietro di fronte alla possibilità di lasciarsi andare in esperimenti che esulano dal classico death-grind, e lo fanno con la loro consueta ironia.
Questo "Deadnation" in definitiva risulta meritevole di un ascolto, ma sicuramente una produzione all’altezza avrebbe conferito ai pezzi una carica maggiore, ed avrebbe fatto lievitare anche il voto finale. Il disco non è facilmente assimilabile, soprattutto per chi non ascolta abitualmente questo genere di musica, per cui consiglio di ascoltarlo più volte prima di trarne un giudizio definitivo.
A mio avviso alcune grida demenziali appaiono un po’ ridicole, tipo quelle dell’opener "Attack" e di "Punk As Piss", ma da una band del genere bisogna aspettarsi di tutto. Siete avvisati.
(BRN - Maggio 2003)
Voto: 6.5
Contatti:
Stefan Wilson Chrappa
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Mail Downfall Records: downfall_records@hotmail.com
Sito Downfall Records: http://downfall-records.1colony.com/