BUTTERFLY NOIR
Lies Beneath The Illusion (MCD)

Etichetta: autoprodotto
Anno: 2004
Durata: 39 min
Genere: heavy gothic


Heavy Gothic. Questa mi sembra la più facile catolagazione per una band come i Butterfly Noir; sò che come la band afferma, il loro genere sia difficile da catalogare, ma in fondo l'ignaro lettore dovrà pur capire prima di leggere la recensione a che tipo di sonorità andrà in contro.
Calza poco in effetti il "gothic" ma dato che il CD è pieno di chiari/scuri, ovvero parti soavi e acustiche ed altre tirate fino al limite del black (con le dovute distanze dal genere vero e proprio!), mi premeva avvertire in qualche modo di questa caratteristica. Bè, heavy metal era scontato dato che la zine tratta in particolar modo heavy!
Il lavoro si divide in cinque tracce piuttosto lunghette rispetto la media, non di facile assimilazione al primo ascolto. La voce strozzata in alcuni punti e growl in altri non stona affatto con il genere proposto. La tecnica dei musicisti è molto buona quindi i pezzi subiscono anche un notevole fascino dato dai riff di chitarra intrecciati a melodie e tempi spezzati e martellanti. Come accennato prima è sovente che l'atmosfera dei pezzi da incazzata muti celermente in momenti acustici di gran classe, con tanti orpelli e abbellimenti elettrici che man mano si sommano inspessendo il tasso introspettivo, dilatando la canzone in vari movimenti di varia intensità. "Sign Of Chaos" (la terza traccia) è un ottimo esempio delle cose dette finora, un pezzo veramente curato e forse il mio preferito.
Facendo un breve passo indietro, torniamo velocemente all'intro acustico del CD: "Two Steps Towards A Dark Reality" che sfocia nella sua prosecuzione naturale "(to) Admire My Black Universe". Ad essere onesto sia la sopraccitata "Admire..." e "Sign Of Chaos" si somigliano molto come atmosfere e stile: la vera differenza è data dal fatto che la prima può essere solo ricordata come la "brutta" della successiva.
Come anticipato prima "Sign Of Chaos" è un vero e proprio gioiellino di tecnica e melodia. Ottimi i passaggi centrali stoppati da mosh assassino e grandiosi gli assalti all'arma bianca del basso che interviene con pregevoli passaggi che rafforzano una fase ritmica già molto elaborata. La voce sfrutta tutte le sue varianti, quindi: pulita, urlata, growl, e screaming assassini. Tutte queste caratteristiche fanno dei dieci minuti del pezzo un ottimo biglietto da visita (forse un po' voluminoso!!!) per questo gruppo.
In "Requiem To Dream" ci si lascia cullare dalle atmosfere rarefatte e acustiche, e da una voce soave di donna in stile operistico che con curati vocalizzi si somma ad un cantato ispirato del nostro camaleontico singer. C'è poco metal nella fase iniziale del pezzo e molta classe, non che le due cose non possano coesistere, ovviamente! Comunque la canzone mi piace molto poiché stacca molto rispetto alle precedenti lasciando così un piacevole intermezzo tra le due iniziali. Il finale del pezzo inevitabilmente sfocia in una cavalcata non troppo ispirata in stile power/black; power per le classiche sonorita di doppia cassa e melodia e black, per l'interpretazione vocale. Forse io dopo i primi cinque minuti iniziali rilassati, mi sarei fermato senza affondare gli artigli nel metal, trasformando la canzone nel finale in un assalto costituito da riff assassini e urla che sfumano sulla classica base iniziale. Dieci minuti di pezzo divisi anche in questo caso da atmosfere ragionate e violenza sonora.
"Believe In Suffering" sfrutta le idee utilizzate finora ma alla rovescia, ovvero qui si parte col il piede pigiato sull'acceleratore e man mano si rallenta, sicuramente il pezzo che mi ha convinto di meno dato che il deja vù è molto presente per tutti i sette minuti di durata.
Senza infamia e senza lode, la canzone chiude un CD che se fosse stato realizzato in un modo più professionale avrebbe molte più chances; non è servita più di tanto la masterizzazione digitale intervenuta quasi due anni dopo dall'uscia ufficile del CD per dare quella forza necessaria al lavoro per competere con tantissimi altri prodotti. Purtroppo le chitarre sono un po' sotto rispetto il resto e al mio orecchio a volte risultano avere troppe frequenze alte che tolgono quella corposità al sound generale.Fortunatamente la cassa e il basso sono presenti in un modo ben coeso e la voce spicca decisa. Discorso a parte per le chitarre "clean" che riescono ad imprimere un buon segno, cosa che generalmente riesce di rado nelle autoproduzioni. Detto ciò non posso che promuovere la band perché in fondo tra originalità ed esecuzione è riuscita a farsi ascoltare con attenzione dal sottoscritto.
(Hellcat - Settembre 2006)

Voto: 7


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