BURZUM
Hvis Lyset Tar Oss

Etichetta: Misanthropy Rec. / Cymophane Prod.
Anno: 1994
Durata: 44 min
Genere: black metal


Nella recensione di "Det Som Engang Var" si è scritto dell'incarcerazione di Varg Vikernes. Dopo la condanna, scure ombre calarono sul futuro della musica di Burzum. Il Conte Grishnackh aveva due album già pronti ma non c'erano più etichette disposte ad avere contatti con lui. La Candlelight aveva fatto marcia indietro appena saputo del crimine di Vikernes. Inoltre, a causa dei processi, l'artista era impossibilitato a licenziare gli album con la sua label Cymophane.
Quando sembrava ormai che nessuno si sarebbe preso la briga di pubblicare i lavori di Burzum, ecco nascere dal nulla un'etichetta coraggiosa: la Misanthropy Records. Le parole della sua fondatrice, Tiziana Stupia (in arte Diamanda), in un'intervista di Magnus Thor Magnusson, illustrano alla perfezione la fortunosa vicenda: "La Misanthropy Records è stata fondata nell'autunno del 1993. Fondamentalmente ho creato l'etichetta per licenziare l'album di Burzum "Hvis Lyset Tar Oss". E' una storia abbastanza lunga, ma cercherò di riassumerla. Nell'agosto del 1993 Varg Vikernes della band Burzum uccise il chitarrista della band Mayhem, Euronymous. A causa di questo avvenimento Vikernes finì in prigione e nessuno voleva più pubblicare i suoi dischi. Visto che Burzum mi piaceva parecchio pensai che fosse una vergogna che questa grande musica dovesse essere ignorata e dimenticata soltanto a causa di ciò che Vikernes aveva fatto, ed ho cercato di far ottenere a Burzum un contratto con varie etichette. All'epoca nessuno era interessato, fino a che una persona dall'Italia, anche lui titolare di una label, mi ha detto: "Se per te è così importante che questi album di Burzum siano pubblicati, perché non lo fai tu direttamente?". Infatti, perché non farlo? Così ho semplicemente contattato la madre di Vikernes e gli ho detto che ero interessata a licenziare il nuovo disco di Burzum. Ho iniziato una corrispondenza via fax e lettera con lui [Vikernes], e sembrava arridergli l'idea che pubblicassi la sua musica, così ho abbozzato un contratto. Ci siamo accordati sui termini ed il gioco era fatto. I Burzum hanno firmato nel tardo 1993 e "Hvis Lyset Tar Oss", la mia prima pubblicazione, è uscita agli inizi del 1994".
"Hvis Lyset Tar Oss" ("Se la Luce ci prendesse") è stato registrato nei Grieghallen Studios di Oslo nel settembre del 1992. In sede di produzione il Conte Grishnackh è stato coadiuvato dal solito Pytten. Per la prima volta appare in copertina un disegno dell'artista norvegese Theodor Severin Kittelsen (1857-1914). Si intitola "Fattigman" ed è datato 1894. Rappresenta un sentiero nei boschi, battuto e scarsamente illuminato dai raggi solari che penetrano tra i rami delle conifere. A lato della strada c'è il cadavere di un vecchio viandante. La compostezza del suo corpo sembra voler suggerire una dolce morte nella natura: quasi che l'uomo si sia disteso sull'erba all'approssimarsi della fine. I vestiti intatti che coprono il cadavere scheletrito evocano la desolazione del sentiero ma anche l'abbraccio protettivo della foresta oscura. Attorno alla salma volteggiano dei corvi, neri e indefiniti quali ombre.
Lo spirito tardo-romantico di Kittelsen ben si adatta alla visione pagano/vichinga che andava affermandosi nella scena black metal. Trattandosi di uno spirito artisticamente libero, Kittelsen preferì seguire la sua ispirazione più genuina piuttosto che assimilarsi ad una corrente artistica (anche se le influenze dei conterranei Sholberg e Svartstad sono presenti). La natura norvegese, una presenza costante delle sue creazioni, non è mai ritratta realisticamente. I paesaggi sono visti con l'occhio di chi percepisce la realtà come qualcosa di magico. Spesso i suoi disegni traggono ispirazione da antiche leggende. Come conseguenza gli alberi e i laghi sono spesso popolati da creature misteriose.
Il lato posteriore ci mostra tre capanne di legno con un uomo incappucciato in primo piano. Sullo sfondo si vede lo scorcio di un fiordo che si insinua tra le alte montagne innevate. L'interno del digipack ritrae nuovamente l'incappucciato, dal viso deforme, che si affaccia tra le travi di legno di una costruzione. In basso è scritta una dedica in norvegese: "Hvis Lyset Tar Oss è dedicato ai miei fratelli Fenriz e Demonaz. Cantori (Scaldi) del Nord, seguite la lampada oscura e il suo Signore!".
Considerata la data di registrazione dell'album, il Conte Grishnackh dimostra per l'ennesima volta la sua indipendenza musicale dal resto della scena. "Hvis Lyset Tar Oss" è infatti costituito da quattro tracce per la durata totale di quasi tre quarti d'ora. Il primo brano e l'ultimo superano i dieci minuti. Questa scelta riporta in mente la classica forma quadripartita della sinfonia.
L'unità dell'album è garantita dal concept, non dichiarato, della morte spirituale della Norvegia avvenuta all'arrivo della religione e delle ideologie giudaico-cristiane. La risposta a questo scempio non ha però più nulla a che fare con le classiche invettive sataniche. Come ho già avuto modo di scrivere nella recensione di "Det Som Engang Var", già da un pezzo Vikernes era sempre più interessato alla storia ed alla mitologia norvegesi. Nell'autunno del 1992 l'infatuazione pagana si stava già trasformando in una vera e propria ossessione. Se nell'album precedente il cambiamento tematico era soltanto in nuce, in questo nuovo lavoro viene sviluppato nella sua totalità. A partire dall'artwork sino alla scelta rigorosa del norvegese per i testi.
"Hvis Lyset Tar Oss" rappresenta, assieme al successivo "Filosofem", il secondo periodo dello stile Burzum. I brani dilatati allo spasimo ed il massiccio uso dei sintetizzatori spianano il terreno alla "terza era" che sarà caratterizzata dall'uso esclusivo dell'elettronica.
"Det Som Engang Var" ("Ciò che era una volta" - giugno '92) è una delle più belle canzoni che Varg abbia mai scritto. Si tratta di un brano lento, lungo e ripetitivo. La struttura è semplice e consiste in un'introduzione, una prima sezione, una seconda ed una coda. Le tastiere sono parte integrante dell'arrangiamento. La voce è stridula ed estrema. Il ritmo è sostenuto da una drum-machine, come al solito.
L'introduzione consiste in una malinconica melodia di sintetizzatore sorretta dai suoni ultradistorti delle chitarre. La canzone si fa più vigorosa durante la sua prima parte, nella quale gli strumenti a corda creano dei riff discretamente distinti. Le tre note della tastiera donano al brano un'atmosfera malinconica e nostalgica. L'intervento della voce trasforma questo sentimento in disperazione.
La seconda parte della traccia è più rilassata ed il ritmo meno nervoso. Le tastiere sono in primo piano sino alla coda, che è anche la sezione più veloce di "Det Som Engang Var". Il testo tratta di tempi passati, felici, che non torneranno mai più. Un'età dell'ora distrutta con la violenza ma ancora viva nei cuori degli illuminati e negli animi di chi non ha dimenticato le proprie origini. "Det Som Engang Var" è un capolavoro. Una delle canzoni simbolo del black metal norvegese.
La title-track, datata luglio 1992, possiede un testo criptico. Giocata su immagini e simboli, è permeata da un insolito pessimismo. Rispetto alla ieratica lentezza del brano d'apertura, questa canzone è molto più veloce. L'atmosfera è tesa come non mai. Non c'è un vero e proprio riff ma successioni armoniche che donano alla composizione un tono drammatico. Centralmente, "Hvis Lyset Tar Oss" insiste sulle note udite in precedenza, creando un effetto incredibilmente ridondante. Le variazioni sono minime e si colgono solo ad un ascolto attento. Dopo un'altra breve sezione cantata c'è la lunga coda finale, anch'essa insistente allo spasimo.
"Inn I Slottet fra Drømmen" ("Nel Castello dei Sogni" - agosto '92) sembra parlare di un lungo viaggio nell'oscurità che conduce a una mistica meta. E' una sorta di discesa agli inferi o il fiero raggiungimento di un obiettivo a costo di sacrifici per tutta la vita. Anche questo brano è discretamente veloce nella sua prima parte. Alla ritmica martellante si sovrappone un riffing atonale che rende odiose le vocals iniziali, prima di stabilizzarsi su sequenze più armoniche. La seconda parte è classicamente melodica. Non c'è molto da scrivere su questa canzone, la più tradizionale del lotto.
L'ultima composizione si distacca da quanto Vikernes abbia mai fatto in precedenza e anticipa i cambiamenti che avranno luogo in "Daudi Baldrs". Si intitola "Tomhet" ("Vuoto", settembre '92) ed è un brano esclusivamente di tastiera. La musica avanza in un succedersi di piccole variazioni. Si passa da sezioni lentissime e monotone, memori di Klaus Schulze, a una delicata melodia popolaresca sottolineata da una ritmica appena percettibile.
Molti fan della prima ora, ma anche personaggi importanti della scena black norvegese, si avvidero dei cambiamenti stilistici di Vikernes. Alla domanda di Metalion (Slayer Magazine Vol. X - 1994) sul motivo delle sue scelte, Vikernes rispose: "Dipende dal risultato del processo. Potrò comunque incidere album di musica elettronica. Ma, per continuare con le mie registrazioni di batteria, voce e chitarre ho bisogno di uno studio con un equipaggiamento più avanzato di un computer o un quattro tracce portatile. Ho bisogno di libertà o di essere lasciato fare. Così, le prossime uscite saranno in stile Burzum come sempre ma le parti metal dovranno aspettare se sarò condannato... La musica elettronica di Burzum sta prendendo piede negli album dato che "Det Som Engang Var" ha 1/3 di elettronica e "Hvis Lyset Tar Oss" 1/2. Così può darsi che i futuri album di Burzum saranno interamente elettronici. Non lo so. Non ho piani, prenderò le cose come verranno. Burzum è e sarà sempre malinconico, monotono e trascendentale. Non vedo il rock'n'roll alle radici del black metal. Senza dubbio la techno underground tedesca è alle origini della musica di Burzum".
Che quest'ultimo paragrafo risponda al vero, è tutto da discutere. E' importante sottolineare però che le previsioni del Conte Grishnackh si riveleranno azzeccate.
"Hvis Lyset Tar Oss" ha ispirato tantissime band, sia metal che ambient. Ha dimostrato come il black non debba essere considerato come una materia rigida ma, anzi, come uno stile plasmabile capace di accogliere nel suo seno le più svariate influenze. Per questo motivo merita il massimo dei voti.
(Hellvis - Gennaio 2004)

Voto: 10



Uè, ma l'alunno Varg Vikernes è proprio un geniaccio!!! Questo è il terzo 10 che si becca! A parte gli scherzi, "Hvis Lyset Tar Oss" è un disco... insomma, rappresenta... mmm... dunque... ehm... leggete la recensione di Hellvis per capire cosa cazzo è questo disco!!!
(Randolph Carter - Maggio 2004)

Voto: 10