BURZUM
Hliðskjálf

Etichetta: Misanthropy Records / Cymophane
Anno: 1999
Durata: 33 min
Genere: ambient epica minimale


"Hliðskjálf" è il trono dal quale Odino (Wotan/Oðinn) può vedere tutti i mondi. E' anche il titolo della seconda prova ambient del progetto Burzum, che segue di un anno la pubblicazione di "Dauði Baldrs". In svariate interviste Varg Vikernes ha affermato che "Hliðskjálf" avrebbe dovuto essere l'ultimo capitolo di una trilogia di Burzum. In realtà, così non è stato. Vikernes si è dimostrato come al solito veloce nel cambiare idea, nel rimescolare le carte. "Hliðskjálf" è comparso sul mercato mentre i fan si aspettavano un capitolo intermedio. Inoltre, dato il suo carattere drastico ed entusiasta, l'artista ha cominciato a dichiarare il suo disprezzo nei confronti del metal: "[...] Tutta la musica metal è aliena, con radici nella musica negroide, e basta soltanto questa ragione per far sì che io non abbia nulla a che fare con essa, semplicemente" (da Abruptum 'zine - 1998). Non c'è più un distacco da questo genere per via di un'impossibilità logistica. Vikernes ha deciso di tagliare i ponti con il suo passato. Un modo di agire incoerente su quasi tutti i fronti salvo quello della ricerca dell'estremo. Anche ideologicamente parlando, la sua strada conduce su territori sempre più destrorsi che non è il caso di approfondire in questa sede di recensione.
Come in "Dauði Baldrs", anche "Hliðskjálf" è un lavoro basato sui miti nordici. A differenza del suo predecessore, le cui tracce erano unite da un unico concept, il nuovo CD è diviso in otto brani che raccontano otto storie diverse.
La copertina mostra un altare nascosto in un bosco di betulle (l'autrice è Tanya Stene). Il libretto contiene i testi che accompagnano le composizioni (in tedesco e in inglese) e otto bellissime illustrazioni. Attraverso la manipolazione di fotografie, l'artista Stephen O'Malley ricrea delle immagini estremamente suggestive.
"Tuistos Herz" ("Il Cuore di Tuisto") tratta di un vichingo che decide di scolpire su una roccia la figura di Mannus (Bor/Böre), il più vecchio degli dei antichi (Ing). La scultura è colorata rosso sangue e decorata con un grosso fallo. Le sue mani sono rivolte al cielo. Mannus, il figlio di Tuisto (Buri/Bori/Týr) ha fatto sì che la sua tribù sopravvivesse nel gelido nord assieme ai suoi tre figli: Ingwaz (Freyr), Irminaz (þórr/Thor) e Istwô (Oðinn/Odino). Alla vista dei suoi discendenti il cuore di Tuisto si riscalda perché sa che gli dei non sono stati dimenticati. Dentro di sé pensa che dopo tutto c'è speranza per le generazioni future.
Per meglio capire questo episodio bisogna conoscere un minimo di mitologia nordica. I nomi molteplici delle divinità sono dovuti alle differenze creatisi nel corso del tempo e alle varianti geografiche dei miti. Tuisto (il cui nome significa "il doppio", poiché in una mano tiene il sole e nell'altra la luna) è il dio del cielo e la divinità più antica del pantheon nordico. Tuisto ha generato Mannus e Erþa (Jörd/Bestla), la dea della terra. Questi due dei hanno a loro volta generato, come si è visto, Ingwaz, Irminaz e Istwô. Altri nomi di queste divinità sono Freyr, Thor e Odino. Nelle tradizioni successivi i tre figli di Mannus/Bor saranno Odino, Vili e Vei. Thor verrà considerati figlio di Odino così come lo stesso Tuisto, con il nome di Týr (Freyr invece verrà considerato figlio di Njorð). Questo passaggio di potere è dovuto al fatto che, nel corso dei secoli, le caratteristiche naturali di Tuisto sono state frazionate in un numero sempre crescente di divinità. Per questo motivo Týr è stato relegato in secondo piano, perdendo tra l'altro le sue caratteristiche di "doppio" (infatti la sua mano sarà divorata dal lupo Fenrir).
Il testo parla di una scultura nella pietra e in effetti la musica è statica e contemplativa. La qualità del suono della tastiera è superiore rispetto a quella detestabile di "Dauði Baldrs". Lo stesso Vikernes sembra aver acquisito una maggiore conoscenza sulle potenzialità espressive dello strumento. Le sonorità sono più calde e ricche rispetto al CD precedente. La melodia è minimale ed evocativa.
"Der Tod Wuotans" ("Della Morte di Odino") è ispirato al momento in cui Wuotan (sempre Odino) muore nella piana di Wígriðr per opera del lupo Fanjarîhô (Fenrir/Fenris), figlio di Loki. La battaglia del Ragnarok infuria ma, quando il dio supremo cade a terra, tutto pare fermarsi. Per un momento il tempo si arresta. La musica che accompagna questo episodio è una delle più belle scritte da Vikernes nel suo periodo ambient. L'atmosfera guerresca, stranamente soft, muta presto in una sognante melodia malinconica. Gli echi della battaglia sono lontani: solo i timpani nella distanza sembrano ricordare che la guerra sta infuriando. Il dio supremo è morto: gloria a lui. Dalle ceneri del mondo vecchio ne rinascerà uno nuovo.
"Ansuzgardaraiwô" tratta della "cavalcata selvaggia", chiamata "Oskorei" o "Asgardsrei". Il mito racconta che nei dodici giorni di Yule, Odino e il suo seguito di morti infestano i cieli notturni per una serie di scorrerie. La schiera di cavalieri include re, guerrieri, ladri e assassini. Questa cavalcata selvaggia rapisce donne e poveri sventurati destinati a non tornare mai più. La musica è minimale e alterna parti soft ad altre più aggressive. In questo caso la musica non è descrittiva ma trascendentale. E' ripetitiva come un mantra, ideale per meditare.
"Die Liebe Nerþus'" ("L'amata Nerþus'") è una traccia caratterizzata da una melodia medievale, una danza di altri tempi. L'arrangiamento è così asciutto da lasciare disarmati. La musica descrive una processione di uomini e donne felici che si dirigono al lago sacro. E' un giorno di festa pertanto tutto il bosco è vivacizzato da colori e canti. Di fronte al lago c'è un sacerdote che strangola le persone che consenzientemente si avvicinano. I loro corpi morti sono poi buttati nel lago come sacrificio per la Madre Terra. Le persone accorrono felici alla morte, donando la loro vita alla natura più forte. Un atto estremo di forza e di amore.
Nerþus' è considerata la moglie e la sorella di Njorð, uno dei Vanir (un'altra tipologia di dei, probabilmente antiche divinità agricole). Ha generato Freyr e Freyja. "Frijôs einsames Trauern" ("La solitaria afflizione di Frijô") è una composizione molto delicata, con suoni staccati e stentoreii, quasi pizzicati. Le lacrime di Frijô (propriamente Freyja, ma anche Frigga - come in questo caso) per il figlio morto (Balder) sembrano essere ricreate da questi suoni, quali leggeri fiocchi di neve su una terra dimenticata. Infatti il dolore di Freyja è reso ancora più drammatico dalla sua solitudine. Gli altri dei (Æsir) sono troppo occupati dall'evento funesto per occuparsi di lei. Spesso, nella mitologia nordica, le figura di Freya e Frigga sono intercambiabili. Nell'Edda di Snorri, comunque, Balder è figlio di Frigga e non di Freyja, la quale sopravviverà al Ragnarok.
"Einfühlungsvermögen" ("Capacità di Immedesimazione" - detta anche "Die Kraft Der Mitgefühls" ovvero "Il Potere dell'Empatia") è una traccia misteriosa, caratterizzata da suoni cupi e profondi. Il testo che accompagna questo brano riferisce i momenti successivi all'incatenamento di Fanjarîhô (Fenrir), il lupo figlio di Loki, da parte degli dei. La leggenda narra che gli Æsir, puntando sull'arroganza del lupo, lo sfidassero a farsi legare con catene che lui regolarmente spezzava. Come ultima prova gli dei gli presentarono un esile filo, nulla in confronto alla possanza delle catene che aveva spezzato in precedenza. Subodorando l'inganno, Fenrir volle che un dio mettesse una mano tra le sue fauci spalancate come pegno. Týr si prestò a questa impresa coraggiosa. Quando Fenrir si rese conto di essere stato intrappolato chiuse le fauci di colpo. Il dio non riuscì a sfuggire al morso e perse la mano.
In "Einfühlungsvermögen" Týr guarda il grande lupo incatenato. Nei suoi occhi legge dolore e dispiacere ma anche la sua fede spaventosa di vendetta e di rivalsa. Dalle sue fauci scorrono due fiumi di saliva che si trasformano nei fiumi Wan e Wil - Fede e Volontà. Týr capisce e si immedesima nei sentimenti di Fenrir.
"Frijôs goldene Tränen" ("Le Lacrime dorate di Frijô") fa il paio con l'altro toccante episodio riferito alla stessa dea. Freyja / Frigga piange per la lontananza del marito e per la fine di un'Età dell'Oro. I ricordi di un passato felice e distante turbano il suo cuore nelle notti solitarie. Le sue lacrime sono vivificatrici e il dolore necessario. Vikernes ha optato per una musica impalpabile, delicata e leggera. Un senso di solitudine e di abbandono permea tutta la composizione.
"Der Weinende Hadnur" ("Il Piangente Hadnur") è una brevissima composizione minimale, quasi un carillon che suona le sue note nel silenzio più completo che lo circonda. Hadnur (Hoðr/Hodur) è il dio cieco che, a causa dell'inganno di Loki, uccise il fratello Balder (Beldegir) (rimando alla recensione di "Dauði Baldrs" per ulteriori dettagli sul mito). Consapevole dell'accaduto, addolorato sebbene incolpevole, se ne torna nella sua dimora roso dal rimorso e conscio della morte che si prossima. Infatti ogni omicidio deve essere vendicato e solo la morte di Hadnur può vendicare l'uccisione di Balder. Hadnur aspetta ed accetta. Gli errori devono essere puniti perché tutto sia purificato. Hadnur riabbraccerà il fratello deceduto quando il mondo tornerà nuovo, quando sorgerà dalle ceneri di quello vecchio. Hadnur sarà ucciso da Vali, il più giovane dei figli di Odino, vecchio soltanto di una notte. Egli sarà uno dei sette Æsir che sopravviverà al Ragnarok.
Dopo la pubblicazione di "Hliðskjálf", Varg Vikernes decide di scrivere la parola fine sul capitolo Burzum. I motivi che lo hanno portato a questa decisione sono diversi e non bisogna prestare troppa fede alle dichiarazioni riportate. Da un lato si è trovato impossibilitato a comporre la musica come e quando voleva. Inoltre l'artista ha incominciato ad essere annoiato della scena musicale, dei fan del black metal e di tutto l'ambiente. Il suo nuovo interesse ormai era nella politica, nello studio della mitologia e nella scrittura. La Cymophane perde tutti i suoi connotati musicali e si trasforma in uno strumento di propaganda letteraria e ideologica. Il sito ufficiale della band chiude definitivamente. Varg Vikernes decide di ripubblicare il suo "Vargsmål". Inoltre pubblica scritti inediti: il libro "Germansk Mytologi og Verdensanskuelse" e gli opuscoli "Guide to the Norse Gods and their Names" e "Irminsul".
Le ultime notizie degne di interesse risalgono al luglio del 2003 quando, il 26 del mese, Vikernes non è tornato in carcere dopo un permesso. L'evaso è stato rintracciato il giorno dopo sull'autostrada E6 attorno a Oslo. La macchina che stava guidando apparteneva a una famiglia a cui era stata sequestrata nei pressi di Buskerud. Secondo i testimoni, Vikernes ha fatto fermare l'automobile ed ha minacciato i possessori con una pistola (Varg nega tutto questo). Alcune fonti dicono che, al momento dell'arresto, in automobile c'era un armamentario da guerriglia: un fucile a pompa, vari travestimenti, una maschera a gas, alcuni coltelli, un computer, un navigatore e delle carte di credito. Non si sa quanto di tutto questo appartenga a leggenda e quanto sia stato esagerato dai media. Certamente qualcuno ha fornito questo materiale a Vikernes, il quale non sarebbe mai riuscito a procurarsi tutto da solo nel poco tempo che aveva a disposizione. In sua difesa, e grazie alla testimonianza della madre, Vikernes ha affermato che voleva dirigersi in Svezia. Dopo un colloquio con la genitrice aveva deciso di tornare in carcere ed è proprio durante il suo ritorno che è stato catturato. Secondo altre fonti, Varg voleva scappare perché qualcuno in carcere tramava di ucciderlo. Ulteriori notizie dicono che volesse scappare all'estero ed arruolarsi nella Legione Straniera. La verità non si saprà mai fino in fondo, perché il mondo di Varg Vikernes è fatto di misteri, contraddizioni e tantissima irrazionalità. Ma, possa piacere o meno Vikernes come personaggio, i suoi meriti musicali sono super partes. Se non fosse stato per la sua musica, le sue azioni e le provocazioni forse il black metal non sarebbe mai uscito dalla nicchia nella quale era rinchiuso. E la Norvegia sarebbe rimasta ai margini della scena metal: un freddo, costoso e poco abitato paese sul Mare del Nord.
(Hellvis - Febbraio 2004)

Voto: 7