BURZUM
Filosofem

Etichetta: Misanthropy / Cymophane
Anno: 1996
Durata: 64 min
Genere: black metal / ambient


La pubblicazione di "Hvis Lyset Tar Oss" si rivelò una mossa fortunata. Le copie vennero vendute in fretta, superando le aspettative della stessa Misanthropy Records. Ormai Burzum era un nome famoso pertanto, anche senza promozione, i suoi nuovi lavori rappresentavano comunque un evento. Varg Vikernes, in prigione da qualche anno, non smetteva di far parlare di sé. Certo, le sue azioni ormai non avevano più la risonanza di quelle di un tempo e l'immagine demoniaca del "Conte" stava affievolendosi. Eppure, tramite le varie interviste, continuava a lanciare le sue provocazioni che inevitabilmente venivano raccolte e ingigantite.
Per passare il tempo Vikernes si dedicò alla scrittura ed alla lettura, le uniche attività non precarie in un carcere. Gli era stato concesso di utilizzare computer e tastiere ma questo beneficio poteva essergli revocato in qualunque momento. Le letture che Vikernes affrontò in carcere vertevano generalmente sui miti nordici, sul nazismo e sulla propaganda politica di destra. Di tutto ciò che lesse, Vikernes ritenne solo le parti che più si adattavano alla sua visione della vita. Cercò quindi di dare corpo alle sue teorie, riprendendo vecchi spunti del passato ed aggiungendone di nuovi.
Il primo tentativo di organizzare il suo pensiero si concretizzò nella scrittura di un libro intitolato "Vargsmål" ("Il Canto di Varg" in norreno, un chiaro riferimento ai racconti scaldici). Si tratta di un trattatello nel quale Vikernes scrive di sé, della sua incarcerazione, della sua visione politica, del paganesimo e della separazione razziale. Un libro scritto per i norvegesi ma che la Misanthropy si offrì di tradurre in varie lingue (cosa che poi non avvenne). La conclusione del libro è frettolosa perché a un certo punto l'autorità decise di impedire a Vikernes di usufruire del computer. Pertanto gli ultimi capitoli del libro sono brevi: molto viene accennato ma quasi nulla approfondito.
In realtà, i primi capitoli del "Vargsmål" erano stati scritti nel 1994 e la sua struttura era già imbastita. La superficialità della sua seconda parte non è quindi dovuta a carenza di idee ma a una semplice mancanza di tempo per scrivere. Terminare così il suo lavoro fu per il Conte Grishnackh una scelta dolorosa ma inevitabile. Aveva infatti bisogno che il "Vargsmål" non andasse perduto. Doveva fungere da base per qualcosa di concreto. Infatti, sin dal suo ingresso nel carcere di Bergen, Varg Vikernes pensò di creare una sorta di movimento politico ultranazionalista chiamato Norsk Hedensk Undemokratisk Front (Fronte Pagano Non Democratico Norvegese - NHUF). Più tardi la parola "Undemoktratisk" verrà eliminata e la sigla del movimento sarà accorciata in NHF.
"Vargsmål" arrivò al pubblico via internet attraverso il sito di un bizzarro personaggio della destra extraparlamentare norvegese, tale Jan-Erik Kvamsdahl. Non è il caso di approfondire questo discorso: rimando al libro "Lords Of Chaos" per approfondimenti. Quello che conta è sapere che la nuova ideologia pseudo-politica di Varg Vikernes si rifletterà nella sua musica.
Nel caso di "Filosofem", la cui uscita continuava a subire ritardi a causa dei trasferimenti di Varg e delle difficoltà di stabilire un mixaggio definitivo, il vecchio materiale venne corredato di tutta una serie di temi più consoni al nuovo Vikernes che a quello del 1993. Nonostante le ideologie controverse, l'incarcerazione e i ritardi quest'album si rivelò essere il più grande successo commerciale di Burzum. "Filosofem" apparve addirittura nelle classifiche "indie" del Regno Unito. Un risultato inaspettato per un'artista black.
Il merito di tutto questo è da attribuire all'avida stampa internazionale e norvegese. In effetti, la figura malvagia del Conte era troppo suggestiva perché non se ne scrivesse. Nonostante il fatto che gli odiosi pettegolezzi colpissero anche sua madre, in pratica la sua manager, e addirittura la sua bambina di tre anni Rebekka (nata mentre lui era in carcere), Vikernes non potè fare a meno di ringraziare questa invasione della privacy. Colse pertanto l'occasione per diffondere maggiormente la sua musica e le sue idee.
"Filosofem" è stato registrato nei Breidablik Tonstudio nel marzo del 1993. La copertina mostra una donna, vestita da montanara, che suona uno strano strumento popolare. I colori dominanti sono tutti chiari, a differenza dei lavori precedenti di Burzum. Theodor Severin Kittelsen è l'autore di tutti i disegni di "Filosofem". Rimando alla recensione di "Hvis Lyset Tar Oss" per informazioni su questo pittore norvegese.
I titoli delle canzoni sono tutti in tedesco nonostante i testi cantati siano in inglese e norvegese.
Il libretto contiene le liriche ed alcuni commenti scritti dal Conte Grishnackh. Nella versione allegata al vinile, tutti i testi sono affiancati dalla traduzione in tedesco. Nel CD le note di Vikernes sono soltanto in norvegese. La seconda stampa dell'album reca sul retro l'indirizzo del Norsk Hedensk Front. In versione vinile, "Filosofem" si presenta come un doppio LP. Il lato A è quello maggiormente legato al black e alle canzoni.
"Dunkelheit" ("Oscurità" - agosto 1991) è una composizione potente e drammatica. La ritmica è lenta, tenuta da una drum machine ipnotica. Il suono della chitarra è ultradistorto, molto diverso dai lavori precedenti di Burzum. E' necessario ora sottolineare il fatto che Varg Vikernes afferma di non avere mai ascoltato il mixaggio definitivo del CD. La scelta dei suoni potrebbe quindi essere un po' diversa rispetto alle intenzioni originali del Conte Grishnackh. Riporto però un'interessante considerazione apparsa anni fa in sede di recensione nel vecchio sito ufficiale di Burzum: "[...] lo studio stava agendo sotto le istruzioni dettagliate di Varg e noi possiamo desumere che, nonostante egli non abbia mai ascoltato il mixaggio finale, l'effetto dovrebbe essere abbastanza simile alle sue intenzioni. Probabilmente, la miglior prova di questo è la traccia inedita "Once Emperor" (presente su qualche bootleg, in particolare "Svarte Dauen" del 1993 - n.d.r.), nella quale Varg utilizza una distorsione simile nonostante l'abbia mixata egli stesso".
Se il suono della chitarra è una novità, lo stesso vale per la parte vocale. Gli strilli torturati e sopra le righe non ci sono più. Li sostituiscono vocals più umane ma distorte da pesanti effetti. In "Dunkelheit" il Conte Grishnackh si lancia anche in un recitato. A differenza di quanto è accaduto per la chitarra, i cambiamenti della voce erano stati già annunciati da Vikernes in alcune interviste. Il progetto Burzum, in continua evoluzione sonora, si arricchisce di queste nuove sfumature proseguendo sulle basi poste con "Hvis Lyset Tar Oss". La composizione è infatti ripetitiva, un mantra di malinconia ed aggressività.
L'aspetto metafisico della composizione è dato dal testo. Semplice e diretto, ha un significato ermetico che diventa chiaro una volta letto il testo-commento del Conte sul libretto. Varg scrive di due luci: quella del sole e quella della luna. Sebbene ambedue illuminino il mondo, in realtà rendono visibili paesaggi fisicamente e spiritualmente diversi. Caldo, colorato e chiaro il primo; freddo, di pochi colori e scuro il secondo. L'essere umano si sente al sicuro nella luce del sole ma al calare delle tenebre si ritira nella sua casa, al nascosto. Perché la luce lunare illumina altre creature, che strisciano e si muovono furtivamente tra i boschi: la forza oscura della natura. Quella più istintiva, celata anche nei meandri più reconditi dell'animo umano. Solo chi ha il coraggio di affrontare la realtà illuminata dalla luce lunare può trovare un mondo nel quale vivere ha un vero senso.
Questo testo è corredato da una bella illustrazione di Kittelsen che raffigura la luna piena che fa capolino tra le cime degli alberi.
Sebbene la canzone sia stata incisa nel 1993, è stata composta originariamente molto tempo prima. Si tratta di un brano molto personale. Forse Vikernes l'ha rispolverata per darle il significato di punto di partenza per una nuova era del suo progetto musicale. E' curioso infatti che, nonostante il testo sia in inglese, il Conte abbia intitolato questa traccia "Burzum" e non "Darkness". Allo stesso tempo, ha tradotto il termine con il tedesco "Dunkelheit" e non ha lasciato la parola tolkeniana. Perché "Burzum", come già ho scritto in altre recensioni, significa "oscurità" al plurale secondo il linguaggio nero inventato da Tolkien. Molti pensano ancora che questa parola sia norvegese ma è un errore comune e detestabile (per la cronaca, "oscurità" in norvegese si traduce "Mørke").
Da questo brano è stato tratto l'unico video dei Burzum, che ha avuto una discreta diffusione anche in note emittenti televisive.
La seconda traccia di "Filosofem" si intitola "Jesus Tod" ("La morte di Gesù" - febbraio 1993). Si tratta di una canzone violenta, così come violento è il senso del commento al testo. Vikernes scrive di un tempo in cui, nel nord, esisteva una Potenza che dava forza e felicità alle persone che gli abitavano vicino. Si trovava nei boschetti e nei laghi. Tutti lo sapevano e per non perderne i benefici, offrivano sacrifici animali ed umani ricevendone in cambio vita e possanza. Improvvisamente un morbo spirituale cominciò a diffondersi nei cuori di tutte queste persone, i sacrifici vennero abbandonati e la Potenza si ritirò dal mondo, dimenticata. Esiste ancora da qualche parte e sta all'uomo libero dalle influenze passive del cristianesimo ritrovarla.
L'illustrazione scelta per simboleggiare queste parole rappresenta un cavallo bianco con gli zoccoli immersi in un laghetto. Sull'acqua è riflessa la luna piena.
"Jesus Tod" è caratterizzata da due riff principali: uno marcato e vigoroso, l'altro più vago ed indistinto. Come nella traccia di apertura, anche qui la ritmica è costante. In questo caso è veloce, potente ed ossessiva. Lo stile particolare della registrazione fa sì che ci siano tutta una serie di riff nascosti, celati dai principali e dalla forte distorsione. Svariati ascolti rivelano sempre nuove sorprese, micro-variazioni sul tema che rendono il brano sempre nuovo ed interessante.
"Erblicket Die Töchter Des Firmaments" ("Vedendo le Figlie del Firmamento" - gennaio 1993) si oppone decisamente alla sfuriata di "Jesus Tod" con la sua ritmica lenta e inesorabile. Pesante come il tempo che passa. Nel commento Vikernes narra degli antichi re norvegesi che ancora oggi, di tanto in tanto, fanno capolino tra le onde a bordo delle loro navi-tombe. Infatti, secondo il funerale vichingo, quando una persona moriva il suo corpo veniva abbandonato alle acque a bordo di una nave, alla quale veniva dato fuoco. Vikernes afferma che sui loro volti vi è un espressione di tristezza perché non riescono a trovare un approdo nel quale riposarsi da questo naufragio eterno. Non lo trovano perché sono stati traditi dai loro discendenti, che li hanno dimenticati e che nemmeno più li riconoscono.
L'illustrazione di Kittelsen mostra una paurosa figura su una nave travolta dalle onde del mare in burrasca.
La traccia in questione è molto simile a "Dunkelheit" sebbene abbia un incedere mastodontico. Le note di tastiera servono a poco, non snelliscono l'effetto globale. Quel minimo di melodia viene sommersa da cavalloni di distorsione e dal battito mai domo di una funerea drum-machine. Il testo della canzone è in inglese e tratta del tormento dell'immortalità senza pace. Ascoltare il brano con il testo davanti è un'esperienza angosciante.
Il lato B di "Filosofem" contiene le due parti di "Gebrechlichkeit" ("Decrepitezza" - dicembre 1992). Sono due tracce molto lunghe, quasi otto minuti a testa, e profondamente diverse dal lato A. Infatti la canzone black propriamente intesa viene decostruita e trasformata progressivamente in qualcosa di nuovo. "Gebrechlichkeit .I." è una canzone di difficile ascolto, malata ed essenziale. E' una traccia statica, non c'è più la drum-machine. La melodia minimale della tastiera è sorretta dalle note distorte della chitarra e da qualche effetto sonoro. L'atmosfera di profonda desolazione è palpabile. Con questa canzone, e con il suo seguito, il Conte Grishnackh ha voluto rappresentare il male peggiore portato dal cristianesimo. Secondo lui, il pacifismo e la passività cristiana hanno svuotato di ogni energia il fiero popolo nordico. Anziché morire in battaglia, le persone hanno cominciato a morire comodamente sui propri letti. Negandosi il Valhalla e rendendo la vita mediocre, senza una selezione del più forte e vigoroso.
L'immagine scelta per rappresentare questa tematica è quella di un letto polveroso con al suo interno un cadavere ormai scheletrito. Tanti topi corrono sul letto e sul pavimento. E' un'immagine forte, di grande tristezza. Comunica povertà, debolezza che porta alla decrepitezza.
Tanto più che con "Gebrechlichkeit .II." le vocals spariscono e non rimane che una musica fredda, gelida e distante. Forse il brano ambient più alieno che il Conte Grishnackh abbia mai scritto. Non c'è coinvolgimento, solo un'odiosa estraneità. Le due "Gebrechlichkeit" sono forse uno dei momenti più concettuali dell'intera opera di Burzum.
Nella versione CD le due parti sono separate dalla lunga composizione "Rundgang Um Die Traszendetale Säule Der Singularität" ("Ruotare attorno alle Colonne Trascendentali della Singolarità" - marzo 1993). Nel LP questa suite minimale è inserita in un vinile a parte, di colore blu ed inciso su un solo lato.
Il commento a "Rundgang..." cita una frase del poeta norvegese Johan Sebastian Cammermeyer Welhaven (1807-1873): "Il pozzo della regione non è più un abisso profondo, nel quale guardiamo fissi, ma è un fiume vivente che scorre fertile lungo le terre del nord. Sì, alle più alte visioni dell'essenza, questa vita può ora elevarsi nello sviluppo del suo vero potere e peculiarità, elevati al padre di tutto, che si trova nel Valhalla, a lui, il vero Dio...". Una frase senza dubbio ricca di significati nazionali. Fa specie che il Conte Grishnackh citi un poeta seguace di un nazionalismo moderato, in netta opposizione al più duro Henrik Wergeland (1808-1845).
Da parte sua, Varg Vikernes aggiunge delle note sotto l'immagine di boscaioli che camminano in una foresta. Dodici persone cacciate dagli uomini si sono ritrovate in Norvegia. Questi esseri superiori sono stati banditi ma aspettano che il loro momento ritorni. Il loro capo ha visto che della gente fiera li sta aspettando. Hanno visto che dei coraggiosi li hanno invocati con un lampo nei cieli del nord. Il loro capo, Odino, e tutti loro, le divinità nordiche, sono pronte per tornare e governare con giustizia ciò che gli appartiene. E' una conclusione mistica, che non dimentica il periodo del terrorismo satanico ma lo trasfigura come un atto di rivalutazione della propria identità nazionale e religiosa.
Come ho scritto in precedenza, si tratta di una composizione lunga (più di venti minuti) e ipnotica. I suoni sono delicati, eppure ossessivi data la monotonia di certe figure o micromelodie. E' un trip di tastiera che mette l'ascoltatore in uno stato d'animo estatico, aperto alle suggestioni più trascendentali. Questa traccia è mossa da uno spirito più positivo rispetto al resto dell'album, pertanto prediligo la versione su vinile, dove essa è autonoma e non separa la drammatica tortura delle due parti di "Gebrechlichkeit".
Senza dubbio "Filosofem" è l'album che più di altri ha donato fama al Conte Grishnackh. L'evoluzione stilistica è totale e lascia il rimpianto di cosa avrebbe potuto fare l'artista se non fosse stato incarcerato. Nel suo seno, "Filosofem" unisce passato e presente del progetto Burzum. L'ennesimo grande lavoro black, l'ultimo, prima della svolta ambient.
Irrinunciabile.
(Hellvis - Gennaio 2004)

Voto: 10



Bellissimo anche "Filosofem", però magari io lo metterei un gradino di sotto agli altri 3. Rimane sempre un lavoro incredibile, soprattutto perché, nonostante sia abbastanza vario e sperimentale, mantiene una qualità elevata in tutti i suoi brani.
(Randolph Carter - Maggio 2004)

Voto: 9