BURNING SEAS
Sweet Coma
Etichetta: autoprodotto
Anno: 2006
Durata: 57 min
Genere: nu metal / death / thrash
Il nuovo grido dei leccesi Burning Seas, attivi dal 2003 ci giunge dopo
un solo demo omonimo segno di una spiccata voglia di mettersi al
lavoro. L'album si chiama "Sweet Coma", titolo contraddittorio, ma con
i tempi che
corrono vorrebbe forse dire che andare in come non sia poi così male?
Un volto deturpato, onde sonore e una foresta di parole in chiave
grigio blu compongono un booklet che è adatto a incorniciare il lavoro:
essendo autoprodotto è già un buon risultato.
La band mischia sonorità alla Pantera con influenze nu metal alla
Korn, aggiungendo il tocco personale nella scelta delle ritmiche e
nella composizione dei pezzi.
"Threads of life" e "The Key", pezzi poco convincenti, aprono il
disco rovinando i brani successivi della track-list. Sono canzoni
ripetitive e piatte che meriterebbero delle modifiche. Io toglierei al
volo l'intro di voce nella prima e le parti di chitarra effettata nella
seconda e cercherei soluzioni più funzionanti.
Bello l'inizio diretto di "Watch Me Dying" che si interrompe in
una voce demoniaca e riprende con il tempo a suon di doppio pedale
dell'inizio.
"Grey" ha un intro che va migliorata, perché poi si rivela essere
un pezzo con degli stacchi interessanti e una ritmica in palm muted che
ho gustato, da bravo metallaro.
Segue un pezzo un po' impastato quale è "Bed of Orchids", distorsione che incasina il pezzo e che va sistemata.
Poco funzionale lo stacco dopo l'assolo, troppo ripetitivo e
comunque dopo un assolo lanciato non ci sta molto bene spegnere così la
cosa, però l'idea di fondo non è male.
Il pezzo successivo mi ricorda molto qualcosa tipo le musiche
malate che c'erano in Diablo, quel gioco malato dove si andava in giro
a cannellare demoni, non-morti e ogni sorta di stronzo che si trovava.
"Inner Sabbath", strumentale, ha funzione transitoria.
Si entra nel vivo del disco. Echi di voci di seguaci di qualche setta, campane introducono "Enter The Cathedral".
Chitarra violenta e voce malata che sputa in faccia il ritornello, qui la ripetizione funziona.
Interferenze metalliche, interruzioni del flusso delle immagini
alternate ad una ritmica pesante danno il vita a "Crawling Shadows".
"Sunset in Me" convince poco, non dice nulla di nuovo e la voce dell'intro proprio non ci sta.
Il pezzo successivo ha un bel riff, si distingue dai precedenti:
bello il suono di chitarra scelto e anche l'alternanza con la voce
rendono "Every Day I Saw" convincente.
Calma e rabbia, "Apocalypse...And Beyond", alternanza di arpeggio
e di riff pesante, da rivedere, ma sicuramente spunto positivo su cui
lavorare e tirare fuori un buon pezzo.
Arriamo alla power ballad del disco, con chitarra mixata male:
meglio usare il suono caldo e naturale di una bella chitarra acustica.
L'idea non è male i soli ci possono anche stare e sinceramente non me
lo sarei aspettato il pezzo tranquillo. Non è per nulla un male, anzi.
"Everything is Dead" è la quiete dopo la tempesta.
Con "5 a.m." si può credere di trovarsi di fronte ad una power
ballad, ma non è così, perché il disco finisce con una bella galoppata
che il metallato gradisdisce e ci sta bene.
Il lavoro nel complesso ha la pecca di disperdere la qualità, nella quantità di pezzi di cui è composto.
Io leverei i meno convincenti, per lasciare respiro ai pezzi
riusciti bene e darei un occhio al mixaggio che non è dei migliori: ma
a questi livelli, tranquilli, è normale - la sala di registrazione
costa.
Comunque gli spunti per qualcosa di buono ci sono. Io consiglierei
maggiore cura negli arrangiamenti e più fantasia.Bisogna sbattersi per
scrivere della buona musica, e considerare il concetto che sono meglio
pochi pezzi buoni, piuttosto che tanti piatti e ripetitivi, che
rischiano di rovinare i buoni spunti.
(Jake Blues - Giugno 2006)
Voto: 6.5
Contatti:
Mail: burning.seas@libero.it
Sito internet: http://www.burningseas.it/