BLODSRIT
Helveteshymner

Etichetta: OakenShield Records/Adipocere
Anno: 2004
Durata: 40 min
Genere: black metal


Un po' Marduk, un po' Watain (anche se l'influenza norvegese è forte) questi svedesi nati dalla volontà di semplificare una scena che negli anni cominciava a dare spazio a tecnicismi e produzioni sempre più complesse. Ma partiamo dall'inizio, dalla storia di questo gruppo, a dire il vero molto abbottonato in fatto di dare notizie di sé. Come ho già detto, i Blodsrit nascono nel 1998 con l'intenzione di dare vita ad una band che riprendesse i canoni del black della prima metà degli anni Novanta. La formazione vedeva allora la partecipazione di Nazgul (in seguito Naahz) e Kettil e il gruppo aveva il nome di Skuggrike. Con questo monicker fu registrato un demo, "The Arrival of Kaos", purtroppo però non fu mai pubblicato. Con l'uscita di Kettil (andrà nei Paganizer), Nazgul rimase da solo cambiando il nome in Blodsrit, diventando così una one-man band. Secondo Nazgul, "Blodsrit" è una parola utilizzata in antichi rituali che comportavano sacrifici di sangue per ottenere benefici dagli dei (per maggiori info consultate il sito http://www.englatheod.org/blot.html). Con il nuovo nome, venne registrato (e stavolta anche pubblicato) un nuovo demo, "Dödens Sändebud" ("Messaggero di morte"), e venne stampato in sole 25 copie. Una di queste copie arrivò nelle mani dell'etichetta malese Psychic Scream Entertainment, che propose a Nazgul un contratto per uno split con una black metal band indonesiana, i Ritual Orchestra. Questo split fu rilasciato con il nome di "Storm Of Immolation". Il disco non piacque a Nazgul, ma almeno aveva contribuito ad introdurre Blodsrit nell'underground. Nel 2000 Nazgul venne contattato dall'etichetta francese Chanteloup Creations per un contratto per il primo full-lenght. "Supreme Misanthropy" fu registrato tra il Dicembre 2000 e il Gennaio 2001, ma alcuni problemi impedirono alla Chanteloup Creations di portare a termine il progetto, che passò nelle mani dell'OakenShield Records, sottoetichetta dell'Adipocere Records. Il disco vide così la luce nell'Estate del 2001. Durante la pubblicazione di "Supreme Misanthropy", Nazgul decise di cercare un batterista e lo trovò in Fiebig, con il quale registrò il promo "Secret Unveiled" contenente 4 tracce, tra cui una cover di "Transilvanian Hunger". Venne poi reclutato il bassista Saphanoz e Nazgul cambiò nome in Naahz. Con questa formazione venne pubblicato, sempre per l'OakenShield, "Ocularis Infernum". Dopo la pubblicazione dell'album, i Blodsrit partirono per un tour in Francia con i Belenos, Himinbjorg, Nehëmah e Crystalium, tutti gruppi sottocontratto con l'OakenShield/Adipocere. Per dar maggior vigore alle esibizioni dal vivo venne reclutato un chitarrista, Yxmarder, che rimase in pianta stabile nel gruppo. All'inizio del 2004 Saphanoz fece le valigie e come live session member fu preso Kribbe (lo cito perché è citato nei crediti dell'album che mi accingo a recensire). E siamo dunque giunti al momento di "Helveteshymner". Registrato presso i Soundlab Studios tra il 26 e il 31 Maggio 2004, è stato prodotto solo dai Blodsrit con l'aiuto della buonanima Mieszko Talarczyk (ex Nasum) come ingegnere. È stato mixato e masterizzato tra il 6 e l'8 Settembre e pubblicato nell'Ottobre dello stesso anno. La produzione è buona, pulita e potente, in linea con le ultime uscite del black svedese e la distorsione è stata domata a dovere. Per i fan delle copertine belle e particolari quest'album dovrebbe essere acquistato esclusivamente per il disegno realizzato dall'artista italiano Lorenzo Mariani, raffigurante una chiesa di legno (quelle tipiche scandinave per intenderci) ai piedi di una collina, con una striscia color rosso sangue che porta all'ingresso. I colori dominanti sono tonalità di marrone, grigio e nero, che esaltano maggiormente la suddetta striscia. Il disegno è ispirato alle opere dell'artista norvegese Theodor Kittelsen, particolarmente amato da Kristian Vikernes (basta vedere qualche cover dei suoi album). Sempre di Lorenzo Mariani è il ritratto degli artisti all'interno del jewel case, raffigurante Yxmarder, Naahz e Fiebig. Il libretto è composto di 8 facciate contenenti tutti i testi (cinque compresa la cover in inglese e le altre quattro in svedese) e riferimenti ad ogni canzone. Nelle due facciate centrali c'è un teschio in secondo piano e campeggia una scritta al centro, non ditemi niente ma non capisco cosa ci sia scritto. Il cd è ben serigrafato e presenta la stessa chiesa della copertina, ma colorata in maniera differente, è rosa sfumato oltre che i colori già citati. L'album è uscito in due versioni: in jewel case per l'OakenShield e in vinile, stampato in 500 esemplari dall'Obscure Abhorrence Productions.La formazione vede Fiebig alla batteria, Naahz alla voce, chitarra e basso e Yxmarder alla chitarra solista e al basso. Kribbe ha collaborato attivamente, soprattutto in "Illdjarn". Passiamo ora in rassegna le nove tracce del disco (sette più una cover e una bonus track).
Si parte dolcemente (pure fin troppo) con "In Melancholy", introdotta da un carillon (1 minuto di carillon da sorbirsi obbligatoriamente per assaporare meglio il seguito), a cui segue con stacco netto un furioso blast beat accompagnato dalle urla di Naahz e dai riff di chitarra veloci, andando poi a rallentare su un ritmo medio-veloce e attestandosi su un ritmo medio-lento nella parte centrale. Il testo e i suoni trasmettono la sensazione del titolo: malinconia. Una canzone che paradossalmente potrebbe essere definita "extreme doom". Verso il finale, il ritmo riprende velocità rallentando drasticamente al pronunciarsi delle ultime parole del testo: "life is hell".Sia la musica che il testo sono di Naahz. Credo che i punti di forza di questa song siano i cambi di tempo azzeccati e i notevoli riffs.
Neanche il tempo di abituarsi al lento accordo della traccia precedente che subito si parte a razzo con "Griftevisa". La partenza è simile a quella di prima: batteria e chitarra battono forte ma non velocemente, aumentando a mano a mano d'intensità e di velocità. Anche qui sono molti i cambi di tempo: medio, veloce, medio, lento, medio, veloce. Dalla sua parte, questa canzone trasmette molta più cattiveria. Ancora una volta indovinati i cambi di tempo, la song termina con il bel riff iniziale. Ancora una volta l'autore è Naahz.
"Själslig Sjäalvdöd" è una delle tracce più veloci, il ritmo si mantiene costantemente veloce, martellante, a tratti furioso. Rappresenta il classico del black moderno, veloce e potente. Nel finale rallenta, ci si aspetta che finisca così, ma uno sprazzo di velocità nelle battute finali conclude la canzone. Stavolta Naahz e Fiebig si occupano della musica e Yxmarder del testo.
Le tre tracce centrali ("Vanmakt", "Horns", "Ridding Pest") sono un po' simili tra loro ma non per questo di scarso valore, anzi, il suono ben prodotto e la buona capacità dei musicisti in fase di realizzazione rendono il prodotto di qualità. Soprattutto le ultime due mi hanno ricordato vagamente qualche passaggio di "Casus Luciferi" dei Watain, cui i nostri non temono il confronto, almeno per quanto concerne abilità e produzione. In tutti e tre i casi le musiche sono di Naahz e i testi di Yxmarder.
La settima traccia, "Illdjarn", mi ha stupito non poco. Dopo sei tracce credevo di avere inquadrato bene lo stile del gruppo, e anche la parte iniziale me lo aveva lasciato credere. Poi però sono rimasto di stucco, perché non avevo immaginato che potessero inserire una voce pulita, quella di Kribbe, autore della musica con Yxmarder (quest'ultimo autore dei testi) che canta il ritornello. Il cantato di Kribbe è bello, particolarmente espressivo, tanto che ho messo pausa sul lettore per afferrare il libretto e leggere il testo (a dire il vero ho accennato un po' di canto, ma il mio svedese non è fluido). Questo è un particolare non da poco, in quanto nell'economia della canzone ha la sua importanza: innanzitutto perché come ho già detto non è lecito aspettarsi in un disco di black "old style" la voce pulita, poi perché impreziosisce una canzone stupenda che senza l'apporto di Kribbe avrebbe perso un po' del fascino che emana. Consigliati molteplici ascolti.
Veniamo dunque alla cover. Cosa potranno coverizzare questi Blodsrit? Darkhtrone? Mayhem? Ophtalamia? No, i Candlemass. La traccia è "Solitude", da "Epicus Doomicus Metallicus". Un po' si poteva prevedere, considerando la prima traccia e qualche passaggio delle altre. Bisogna dire però che lo stile rimane black. Sentendola, i fans del doom storceranno il naso e quelli del black faranno altrettanto. Sbagliando. Perché questa "Solitude" può essere una traccia come dire, intercambiabile, a volte la sofferenza della solitudine non porta necessariamente alla depressione ma anche alla rabbia. Ho sempre pensato che in taluni casi il doom metal e il black metal fossero due risposte alla stessa domanda, per questo mi piacciono entrambi. In questo caso la buon'esecuzione, la buona produzione e l'attitudine degli artisti (dall'album si capisce che il doom fa parte di loro, in quanto può essere una risposta alla loro visione della vita) rendono il pezzo straordinario.
Il disco termina con una bonus track, "Praise Suicide". Forse è la più devastante delle nove tracce. Inizio sparatissimo come al solito, rallenta e riparte più veloce di prima, potente, cattiva, decisamente trascinante, forse non spaccherà i timpani ma è lo stesso coinvolgente, ai fans più sfegatati può portare all'headbanging in certi punti grazie ai veloci riff ben suonati e da una batteria magnifica. Un simil-assolo chiude il disco. La musica è composta da Naahz in collaborazione con Yxmarder, mentre il testo è del solo Naahz.
Si tratta di un buon disco che unisce black "old school" con un'ottima produzione, la bravura dei musicisti è indiscutibile, su tutte le nove tracce (nessuna esclusa) le chitarre sfornano fantastici riffs uno dietro l'altro con maestria, la batteria non è mai da meno, una delle migliori grazie alla prestazione maiuscola su quest'album. Sinceramente non so che voto dare, perché il disco meriterebbe il 7.5 per quanto di buono espresso, ma il lavoro non spicca certo per originalità, anche se i Blodsrit non sono per niente una band fotocopia, anzi. Ma per avermi piacevolmente sorpreso, per avermi regalato almeno mezz’ora dei quaranta minuti complessivi di buona musica alzo di mezzo voto, portandolo ad otto. Un disco consigliato agli amanti del black che lo apprezzeranno e gli amanti del black scandinavo che lo godranno appieno. Un disco obbligatorio per gli amanti del black svedese, che sicuramente lo adoreranno.
(Kaiser Zar Luka - Giugno 2008)

Voto: 8


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Sito Blodsrit: http://www.blodsrit.se/

Sito OakenShield/Adipocere: http://www.adipocere.fr/