BLIND GUARDIAN
A Night At The Opera

Etichetta: Virgin
Anno: 2002
Durata: 67 min
Genere: power


Visto il successo ottenuto con "Nightfall in middle earth" i Blind Guardian non potevano che pubblicare un nuovo disco stilisticamente simile al precedente, del resto è difficile che una band, grande per quanto possa essere stata in passato, non si pieghi alle esigenze commerciali. Purtroppo della grande band che i Blind Guardian sono stati fino a "Imaginations from the other side" non c'è assolutamente traccia, questo disco è un concentrato di cori e arrangiamenti complicati, ma nel senso negativo del termine, visto che questa complessità non fa che renderli noiosi. Se da un certo punto di vista il fatto che la voce di Hansi Kursch sia spesso coperta dai cori può essere positivo, d'altra parte qui si arriva all'eccesso opposto, e questo contribuisce a rendere il disco ancora più noioso. Per farsi un'idea di quanto il disco sia piatto e privo di idee basta ascoltare la opener "Precios Jerusalem", o anche la successiva "Battlefield", degna dei peggiori Rhapsody. Altre "perle", sempre nel senso negativo del termine, sono l'inutile "Sadly sings destiny" e "And then there was silence", altra canzone che costringe a cedere per noia dopo due minuti, e comunque il livello non sale mai di molto, personalmente considero decenti due soli brani, vale a dire "Punishment Divine" e "Age of false innocence", ma niente a che vedere con certi classici del passato dei Blind Guardian. A questo punto parlerei di quello che c'è da salvare, sicuramente non ci vorrà molto.... la produzione è ovviamente fantastica, ma del resto su quello non c'erano dubbi, e non è che improvvisamente i Blind Guardian abbiano smesso di saper suonare, anche se la batteria è esageratamente monotona e la voce di Hansi non è un granchè, sempre per quel poco che si riesce a capire nei rari momenti in cui non ci sono altre dodici voci che cantano in coro, ma del resto Hansi Kursch non è mai stato un grande cantante, le cose che rendevano grande questa band erano altre, per esempio la capacità di interpretare le canzoni in modo perfetto e soprattutto le idee che oggi mancano completamente. Probabilmente "Follow the blind" o "Tales from the twilight world" erano dei dischi grezzi, meno curati sotto ogni punto di vista e con una produzione appena decente, ma sono stati e resteranno dei capolavori nel loro genere, qui abbiamo soltanto una produzione perfetta e più di un'ora di noia mortale.
(Frozen - Marzo 2002)

Voto: 4



Una recensione così combattuta era un po' che non la facevo... Il nuovo cd dei guardiani di Krefeld giunge a distanza di quasi 4 anni (!!!!) da quel meraviglioso album che prende il nome di "Nightfall In Middle-Earth". dopo un primo ascolto di questa nuova impresa, si resta storditi e un po' confusi per l'incredibile mole di idee e soluzioni che ci vengono proposte. Già dall'apertura con "Precious Jerusalem" si capisce che aria tira, ritmi leggermente più lenti, ma le partiture che i nostri riescono a tessere sono complesse, e talvolta sembra non riuscirne a tirare fuori le gambe (leggere come linea vocale...). Ma è solo una impressione, anche perché i ritornelli sono sempre loro, potenti, coinvolgenti e "facili" da ricordare (questo non vuole dire che scadono nel ridicolo! vorrei vedere un gruppetto qualunque avventurarsi in un tour de force con "and then there was silence", senza incappare in scandalose brutte figure...). Un album che sicuramente ai vecchi fan sembrerà tronfio e persino superbo, memori di canzoni come "Time what is time", "Welcome to dying" e via discorrendo. non mi sento di criticarli perché anch'io, pur amando il nuovo corso dei B.G. (io almeno vedo un nuovo corso a partire da "Nightfall..."), sono legatissimo ad album come "Somewhere far beyond", ma non per questo critico per partito preso questo nuovo ciddì. Canzoni come "Battlefield" oppure come "Under the ice" sono assolutamente spettacolari, un mix perfetto tra evoluzione e coerenza (spero che a qualcuno fischino le orecchie!!!!!!!). Cosa dire allora di "Punishment divine", di "The soulforger" oppure di "And then there was silence"? Non possiamo nasconderci dal fatto che i Blind siano i migliori nel loro campo, hanno idee e le sfruttano, hanno coraggio e non lo nascondono, e questo è ciò che loro sono diventati. sono partiti da cloni degli Helloween (quando ancora c'era Kai alla voce), a degli autentici battistrada. per carità non c'è nulla di male nel rimanere ancorarti a ciò che uno fa da molti anni (nel bene... e allora vedi i "raggio gamma", e nel male, allora vedi i nuovi e drammatici Helloween, privati degli unici due musicisti decenti con un simpatico colpo di genio da parte di quel tontolone di Weikath), ma il tempo di battaglie, orchi, maghi e magia sempre, dovunque e comunque, sembra lontano. Mi rendo conto di essermi dilungato un bel po'... ma comunque credo di aver fatto capire che 'sto disco è una figata unica, dal primo all'ultimo minuto... Sì, compresa la bonus track "Frutto del buio" (cantata con una improbabile pronuncia inglese sostenuta da un marcatissimo accento crucco...). Cosa dire di più, compratelo, così come lo hanno fatto in molti (11° nelle charts italiche! evvai... altra reliquia!) e credo che non ve ne pentirete davvero, soprattuto non lo dimenticherete dopo mezzo ascolto, come quel gruppetto di gente pittata stile shit(slip)knot che un recensore beota, incredibilmente sordo e soprattutto DECEREBRATO vi ha consigliato di comprare perché quella è la musica per le nuove generazioni... ma vaffanculo va... se siete dei METALLARI sapete cosa fare. così sia.
(Noldor - Marzo 2002)

Voto: 8.5



Doveva essere un passo ulteriore, secondo le intenzioni vociferate doveva porsi come una, almeno parziale, riscrittura dei canoni power metal, ma in realtà sta semplicemente a mezza via tra Imaginations e Nightfall, senza avere però il bel dinamismo del primo o il clima maestoso (e a tratti spipparolo, diciamolo) del secondo, inoltre si balocca ancora dietro intrecci boriosi e ancora più ingarbugliati, un'approccio comunque interessante e lodevole nelle intenzioni, ma che a conti fatti non gli appartiene ancora. Un disco ambizioso che risulta solamente discreto, un album interlocutorio che si arena in un nulla di fatto.
(Orion - Marzo 2002)

Voto: 6



Ero in un negozio di dischi a Milano (proprio col Teonzo) (ah, quello era l'ultimo dei BG??? io credevo che la plastica non rientrasse nella categoria del metallo... - nd teonzo) quando il proprietario ha messo su questo cd come sottofondo. Sono rimasto sbigottito per una ventina di minuti buoni. Sbigottito per la distanza creativa dai primi lavori (piu' che buoni) della band da questo obbrobbrio musicale privo di immaginazione e troppo saturo di sonorita' studio che soffocano l'ascoltatore. E' come essere sepolti vivi in una cisterna piena di Grisbi'. Basta con questa roba, ridateci le vere epic band nordiche!
(Mork - Aprile 2002)

Voto: 3



Inutile dirlo ma non basta una manciata di grandi canzoni per sopperire a quelle noiose e più bruttine, un capolavoro si misura canzone per canzone non nella complessità. Questo è il grande errore che si sta facendo ultimamente fra le riviste specializzate, sparare voti altissimi su dischi che hanno una canzone bella, quella così così, quella che gli manca qualcosa per renderla perfetta e quelle che veramente viene la voglia di non ascoltare.
Per questo motivo A Night At The Opera non sarà mai un capolavoro.
Così come non lo è mai stato Nightfall anche se l'idea del concept sul Silmarillion è fantastica ed è riuscita in parte, condannato da qualche pecca qua e là e da brani troppo poco incisivi per i canoni della band.
Ma si sa, il Silmarillion è una storia triste e tutta la malinconia presente in questo disco ci sta anche bene, a volte un po' forzata, ma in linea di massima si può socchiudere un occhio. Tutto questo per parlare dell'ultimo lavoro, controverso e com'era prevedibile, triplicato nella sontuosità e nelle soluzioni sinfonico/progressive. Se per certi versi molte canzoni ricordano lo stile di Imaginations, in altri casi viene da storcere il naso per l'eccessiva dispersione e per la troppa carne al fuoco.
L'opener Precious Jerusalem è carina, ma non bellissima e si poteva scegliere di meglio, le successive due sono molto belle pur avendo troppi cori che lasciano il desiderio di sentire la voce sporca è tirata di Hansi.
Sadly Sings Destiny invece è veramente orribile e noiosa, con un inizio fastidioso ed un refrain al Valium.
Sbagliata anche la scelta di una canzone come And There Was Silence che appesantisce un lavoro già di per sè pesante (e a ben vedere come canzone non è un granché...). Nel complesso il disco è buono e a parte quei brani inascoltabili può collocarsi sotto Imaginations e al di sopra di Nightfall in Middle Earth... vedete un po' voi! La sperimentazione e il voler cambiare a tutti i costi non sempre funziona, ci vuole la via di mezzo come sempre e nonostante ciò i Guardian sono i migliori nel loro campo e non venitemi a cercare quegli opportunisti dei Rhapsody.
Un'ultima critica in negativo va al titolo del disco, brutto e poco azzecato (strana una scelta del genere sapendo che i Guardian sono fan dei Queen...), così come per la copertina... semplicemente orribile! Anche piccolezze di questo genere hanno un peso nella valutazione.
(Muad'Dib - Aprile 2002)

Voto: 8.5



I BG hanno toccato il fondo con quel sottobicchiere osannato dai piu`, conosciuto come "Nightfall in Middle-Earth". Con questo disco non dico che si sono rialzati, ma almeno si sono svegliati quando il botto verso il basso li ha fatti svenire. Quel paio di canzoni interessanti ci sono, ma poi basta, vuoto totale. A Wacken me li guardero` da lontano e andro` nella mischia solo quando faranno le canzoni vecchie, che per inciso sono le poche canzoni power che ascolto. Lode a "Battalions Of Fear".
(gg - Luglio 2002)

Voto: 4