BLACK SABBATH
The Eternal Idol

Etichetta: Warner
Anno: 1987
Durata: 43 min
Genere: dark metal


Correva il lontano 1987 quando una sera accesi la radio per ascoltare Linea Rock, antico programma che la sera portava nelle case piu' di mezz'ora di hard rock e heavy metal, generi all'epoca ancora reietti e ben lontani dai clamori della cronaca. Il dj stava presentando il vinile promo del nuovo lavoro di Tony Iommi, che andava portando avanti la sua carriera solista sotto il nome Black Sabbath (eretico! non esistono i Black Sabbath senza Butler!!). Mette su la canzone e... "Cazzo!" penso io... "Ma e' tornato Ronnie Dio?!?". Invece strofa dopo strofa mi accorgo che il cantante in alcuni passaggi effettivamente ricordava molto il piccolo elfo, mentre in altri metteva in mostra una voce diversa, pur anch'essa molto rocker e molto bella. Per qualche giorno dovetti rimanere con l'enigma del nome del cantante (stando al dj, il buon Marco Garavelli della scomparsa Radio Peter Flowers, sia la busta del vinile sia le due etichette tonde sul disco erano completamente bianche, senza la pur minima indicazione degli artisti... Mah!), poi col tempo si venne a sapere che si chiamava Tony Martin... un autentico sconosciuto per me e un po' per tutti.
Questo quindi e' il lavoro con cui Martin si presento' al grande pubblico metal, da allora i suoi lavori sono stati svariati e ora e' noto come un ottimo pur se poco prolifico cantante, in genere lontano dalle grandi scene. Un peccato, perche' le canzoni contenute in "The Eternal Idol" e nei dischi successivi esaltano le sue grandi doti vocali e in un certo senso rendono estremamente godibili anche quelle canzoni qui e la' che sono meno riuscite di altre. A ogni modo questo primo suo disco e' uno delle gioielli minori del metal, quasi un segreto custodito con affetto dai devoti seguaci di Iommi, poco menzionato e sconosciuto ai piu'. Eppure va detto che ci sono grandi canzoni qui, a cominciare dall'opener "The Shining" (in puro stile R.J. Dio), per proseguire con "Glory Ride", "Born To Lose" (con un assolo fottutamente bello di Iommi), "Nightmare" (col solito cambio di tempo finale tipico dei vecchi Black Sabbath), l'incalzante "Lost Forever", e altri bei pezzi ancora.
Non e' l'album migliore della coppia Iommi-Martin. Bisognera' attendere l'arrivo del mio batterista preferito, Cozy Powell, con cui Iommi suonera' e produrra' l'eccellente "Headless Cross" e l'affascinante "Tyr", per fare il salto di qualita' che per un po' riportera' il grande chitarrista e i suoi musicisti nei favori del pubblico, che invece purtroppo volto' le spalle a "The Eternal Idol" facendone un triste flop dal punto di vista delle vendite.
NOTA: sia l'edizione in vinile, sia la ristampa rimasterizzata in CD, per un motivo a me sconosciuto riportano il testo di "The Shining" mozzato di brutto, con la meta' iniziale delle (belle) liriche stranamente omesse.
(Mork - Luglio 2003)

Voto: 8



Il primo album con Tony Martin alla voce (clone di Dio) è un album che non fa certo gridare al capolavoro, ma si mantiene su buoni livelli.
(metalchurch - Agosto 2003)

Voto: 7



Il disastroso tour di supporto a "Seventh Star", con il conseguente abbandono di Glenn Hughes, mina nuovamente la stabilità dei Black Sabbath, che si trovano ancora una volta senza cantante. Al baffuto chitarrista l'idea di mettere la parola fine alla storia dei Black Sabbath sembra essere l'ultima delle soluzioni. D'altronde il suo carattere deciso e la consapevolezza che in un modo o nell'altro il sabba nero è una sua creatura, resa famosa principalmente dai suoi riff e dal suo modo di intendere la musica, comunque ottima ed originale indipendentemente da chi ci fosse dietro il microfono, gli ha dato la forza di andare avanti, non arrendendosi davanti le numerose difficoltà, consapevole che l'impresa di riuscire trovare un cantante che riuscisse ad essere all'altezza dei suoi predecessori era veramente ardua. Ma si sa, la fortuna aiuta gli audaci e in brevissimo tempo Tony Iommi annuncia l'entrata in pianta stabile di Tony Martin, allora cantante degli sconosciuti Alliance, autori solamente di qualche esibizione live ma mai arrivati all'esordio. Martin è il cantante giusto al momento giusto, il suo carattere pacato e affabile contribuisce a creare quell'alchimia tra lui e Iommi che da anni mancava all'interno dei Sabbath. La professionalità e soprattutto una voce spaventosamente potente e ricca di sfumature sono gli ingredienti che rilanceranno il nome Black Sabbath. Rilancio che comunque non avviene con questo "The Eternal Idol", disco assolutamente da avere se si è amanti dell'heavy metal classico, ma che manca ancora di quel qualcosa di magico che rende un disco superiore alla media, un qualcosa che troveremo nel successivo e fantastico "Headless Cross". Il bassista Dave Spitz abbandona il gruppo poco prima della fine delle registrazioni che vengono concluse da Bob Baisley allora alla corte di Ozzy Osbourne. Se il precedente "Seventh Star" poteva essere definito un disco metal con numerose influenze hard rock, per "The Eternal Idol" si torna a parlare di heavy metal allo stato puro. Il disco gode di un'ottima produzione che valorizza i riff mai così metallici di Iommi.
Atmosfere al limite del doom si alternano a bordate metalliche con un Martin impeccabile ed incredibile in alcuni frangenti, dove la voce tocca note altissime senza sembrare una sirena power metal. La palma della migliore canzone spetta sicuramente alla doomeggiante title-track, agghiacciante manifesto di oscurità maligna che incredibilmente ci fa rivivere l'atmosfera surreale dell'inarrivabile "Black Sabbath" (ovviamente con le dovute proporzioni), con un Martin davvero luciferino nell'interpretazione. Oscurità che si respira anche in "The Shining", più sostenuta ma ugualmente vincente, di cui venne girato un bellissimo video. "Born To Lose" e "Lost Forever" sono due schegge di metallo dall'ossatura semplice che si alternano ad altri brani più cadenzati, come l'epica "Ancient Warrior" o la non troppo esaltante "Nightmare". "Hard Life To Love" è una mediocre song heavy/rock che stona all'interno dell'album, mentre discreta è "Glory Ride", forse un po' troppo simile alla già citata "Shining". Lontano dai fasti passati, "The Eternal Idol" è comunque un disco da riscoprire.
Il voto che vedete in basso è frutto di un'analisi della discografia post Ozzy, che vede per quanto mi riguarda la vetta e quindi il punto di riferimento in "Heaven And Hell" (10 e lode), questo solo per dire che il 7 di "The Eternal Idol" può trasformarsi tranquillamente in un 8 se come termine di paragone ci fosse una qualunque metal band attuale. Tutto questo... per la precisione...
(Stefanungol - Agosto 2003)

Voto: 7