BLACK SABBATH
Seventh Star

Etichetta: Vertigo
Anno: 1986
Durata: 34 min
Genere: Heavy Metal


La fine del tour di "Born Again" sancisce l'inizio del periodo più buio della storia dei Black Sabbath. I contrasti creatisi tra Ian Gillan e il resto della band durante le registrazioni di "Born Again" aumentano durante il tour, concluso solamente per gli impegni contrattuali. Ian Gillan lasciò immediatamente i Sabbath dopo l'ultima data mentre le condizioni di salute del batterista Bill Ward costringono nuovamente la band ad estrometterlo dal gruppo. Il colpo di grazia avviene quando anche Geezer Butler decide di abbandonare il progetto decretandone lo sgretolamento completo. Difatti della formazione originale rimane ormai solo Tony Iommi, che oltre al problema della line-up si vede anche chiudere la porta dalla Vertigo, che non vede più nei Sabbath una fonte di guadagno.
Sembra ormai che la storia sia arrivata al capolinea quando inaspettatamente i Black Sabbath in formazione originale (Iommi, Butler, Ward, Ozzy) vengono invitati nel 1985 a partecipare al Live Aid, colossale concerto organizzato da Bob Geldof, i cui introiti vennero devoluti per l'organizzare aiuti in favore dei paesi africani. L'accoglienza riservata ai Sabbath fu letteralmente esplosiva facendo repentinamente cambiare idea a dirigenti della Vertigo.
Da questo momento in poi entrano ed escono dal sabba nero un'infinità di strumentisti. Per un breve periodo rientra anche Butler ma ben presto torna sui suoi passi e viene sostituito da Dave Spitz, fratello del più celebre Dan Spitz degli Anthrax. La batteria viene affidata ad Eric Singer, mentre per la voce dopo vari tentativi viene reclutato l'ex bassista dei Deep Purple Glenn Hughes, dotato di una voce fantastica, molto calda e duttile, riconoscibile al primo ascolto e in grado di passare con disinvoltura dall'hard rock al metal senza snaturare il suo personalissimo modo di interpretare la musica.
"Seventh Star" esce nel 1986 sotto l'insolito monicker "Black Sabbath featuring Tony Iommi", monicker che lo stesso Iommi definirà come un errore in quanto il disco è da considerarsi Black Sabbath al 100%. Certo che i punti di contatto con i periodi Ozzy/Dio sono quasi del tutto assenti. Chi si aspettava un'evoluzione del catacombale "Born Again" si è trovato di fronte invece un classico disco di Heavy Metal con diverse sfumature, avente più punti di contatto con la scena americana che con quella inglese.
Gli esempi più forti sono "In For The Kill" e "Turn To Stone", due power song di stampo americano rese dinamiche da un grande lavoro di Eric Singer e dalla bellissima voce di Hughes, sicuramente l'arma vincente di questo vinile. La title-track ha invece un andamento monolitico caratterizzato da un bellissimo riff costantemente in primo piano per l'intera durata della canzone. Un riff molto particolare ed ossessivo su cui Hughes, nell'inedita vesta di narratore, contribuisce a creare un'atmosfera crepuscolare veramente surreale ed epica.
Il disco, pur essendo amalgamato in maniera perfetta, contiene diversi stili, arrivando addirittura a toccare il blues nella splendida "Heart Like A Wheel". Troviamo anche "No Stranger To Love", la prima ballad della storia dei Sabbath, da cui venne estrapolato anche un video a dir poco orrendo. Bellissimo il riff heavy/rock di "Danger Zone", il brano più dinamico del lotto, mentre si torna su territori cadenzati con l'anthemica "Angry Heart", che sfuma nel finale in "In Memory...". una song pacata arricchita da brevi riff che creano una perfetta amalgama tra voce e stacchi strumentali. Peccato che non sia stata sviluppata ulteriormente, perché i soli 2:30 minuti sembrano troncare una canzone che con un po' di impegno sarebbe stata l'hit del disco. Lo stesso discorso si potrebbe fare anche per la già citata "Angry Heart", troppo breve per essere presa seriamente.
In definitiva "Seventh Star" è a mio modo di vedere un buon disco che merita l'attenzione che al tempo non gli fu concessa, forse a causa dell'esplosione del thrash che nel 1986 vide forse il suo periodo di massimo splendore. Sicuramente non è un album perfetto, ma è obbligatorio se come me non credete che i Sabbath erano solo quelli con Ozzy.
Se il tour di "Born Again" non fu un grandissimo successo, quello di supporto a "Seventh Star" fu letteralmente disastroso. Glenn Hughes, già non molto convinto di continuare la sua carriera con i Black Sabbath, venne colpito da una grave infezione alla gola che gli permise di esibirsi solo in sei date (se non erro), caratterizzate dall'assoluta incapacità di cantare in maniera sufficiente. Hughes abbandonò i Sabbath i pieno tour, rimpiazzato per le date rimanenti da Ray Gillen.
P.S. Iommi e Hughes tornarono a lavorare insieme nel 1996 creando il leggendario "8th Star", un disco che non vide mai la luce a causa della qualità del prodotto che non soddisfaceva le loro aspettative. Il master del disco usci inspiegabilmente dagli studi di registrazione e si trasformò in un bootleg limitato a 500 copie (a presto la recensione su queste pagine).
(Stefanungol - Luglio 2003)

Voto: 7



"BLACK SABBATH featuring TONY IOMMI" riporta la copertina di questo primo vinile quasi solista di Tony Iommi. Dico "quasi solista" perche' di fatto dopo il fiasco di "Born Again", i Black Sabbath si sciolsero e in particolar modo si spezzo' (fino alla reunion del Live Aid e quella discografica molti anni dopo) il sodalizio di ferro tra il chitarrista mancino dai micidiali riff dark e il bassista dal cuore nero Geezer Butler, sancendo di fatto la scomparsa dalle scene dei veri Black Sabbath e aprendo la strada a una serie di album in cui Iommi si valse del monicker della band per portare avanti dei lavori a tutti gli effetti appartenenti a una carriera solista.
In questo disco si trovano alcuni strumentisti poi presenti anche nel successivo "The Eternal Idol" (Eric Singer alla batteria, Dave Spitz al basso, e il quinto Sabbath Geoff Nichols alle tastiere), ma con una marcia in piu': una delle piu' belle voci della storia del rock, quella dell'ex bassista dei Deep Purple Glenn Hughes, che in quel periodo stava tornando alla ribalta dopo alcuni anni di scarsa presenza sulle scene heavy rock, riapparendo oltre che in questo anche sulla rock opera Phenomena e in alcuni brani di "Run For Cover" di Gary Moore (prima che l'irlandese lo cacciasse per via del disastroso stato di salute e psicologico di Glenn). Questa unione si rivelo' effimera, perche' dopo la registrazione di "Seventh Star" e i primi concerti di prova, si rivelo' anche a Iommi quello che Gary Moore aveva gia' scoperto: schiavo dell'alcool e delle droghe, gonfio all'inverosimile, svociato, Glenn era totalmente incapace di tenere il palco e men che meno di riuscire a ripetere dal vivo le splendide esecuzioni in studio. Quindi Iommi lo mando' via sostituendolo temporaneamente con Ray Gillen. Ma questa e' un'altra storia.
Il disco allora com'e'? Beh, signori, questo e' un grandissimo album, un classico a tutti gli effetti, amato da schiere di appassionati sia per l'ottima riuscita del connubio tra i mitici riff di Iommi e la voce morbida, potente, splendida, dello sciagurato Hughes. Quasi ogni pezzo di questo LP e' un classico minore del metal, dalla trainante opener "In For The Kill", alla power ballad "Stranger To Love", all'esoterica e splendida title track, passando per la potente "Danger Zone" e altri bei pezzi, per concludere con Hughes a livelli mostruosi nella breve e commovente "In Memory".
Questo e' un album eccellente che all'epoca fece ben sperare i fan, per nulla rassegnati alla scomparsa della band di Birmingham. Gli anni successivi mostrarono uno Iommi a livelli qualitativi altalenanti, prima con una trilogia di dischi davvero buona con Tony Martin ("The Eternal Idol", "Headless Cross", "Tyr"), poi con la sciagurata reunion con Butler, Appice e Dio nello scarso ma da alcuni sopravvalutato "Dehumanizer", e con un altro paio di album ancora con Martin, stavolta non di gran valore, ma per tutti questi si vedano le altre recensioni a riguardo.
(Mork - Luglio 2003)

Voto: 9



A parer mio questo album è sottovalutato, lo stile è diverso dai precedenti, metal più classico, più consono alla fantastica voce di Hughes.
(metalchurch - Agosto 2003)

Voto: 8