BLACK SABBATH
Mob Rules

Etichetta: Vertigo
Anno: 1981
Durata: 42 min
Genere: Heavy Metal


Forti dell'inaspettato successo di "Heaven And Hell", che incredibilmente riuscì a rilanciare il nome dei Black Sabbath a livello mondiale, nome che gli ultimi "Technical Ecstasy" e "Never Say Die" avevano parzialmente offuscato a causa, forse, dell'eccessivo ammorbidimento del sound, il sabba nero torna in studio con il difficile (forse impossibile ) compito di bissare la qualità della loro ultima fatica. Purtroppo le precarie condizioni di salute di Bill Ward, dovute soprattutto all'eccessivo uso di alcolici, costringono la band a prendere la difficilissima decisione di separarsi dallo storico batterista. Sotto consiglio del singer R.J. Dio viene reclutato Vinnie Appice, bravo ma sicuramente meno fantasioso di Ward.
"Mob Rules" nasce nel 1981 e, pur non toccando la vetta raggiunta da "Heaven And Hell", è da considerarsi comunque un grandissimo disco che contiene al suo interno alcuni dei più bei brani scritti dai Sabbath.
Rispetto al suo predecessore il suono si è spostato leggermente su lidi più sporchi e ruvidi, caratteristica che si evince soprattutto dal suono della chitarra di Iommi, molto più grezza e cupa rispetto al suono nitido di "Heaven And Hell". L'atmosfera generale si è fatta più epica e rarefatta, caratteristica che verrà accentuata delle scenografie catacombali che contraddistingueranno il successivo tour mondiale.
L'iniziale "Turn Up The Night" ha il difficile compito di non far rimpiangere "Neon Knights", canzone d'apertura di "Heaven And Hell". Promossa a pieni voti. Il bellissimo riff portante, supportato dal plumbeo lavoro di basso del grandissimo Geezer Butler, viene impreziosito da un'eccellente prestazione di Dio, rendendola a mio parere una delle più belle fast track scritte dai Sabbath.
Si cambia totalmente registro con la successiva "Voodoo", una canzone molto strana dotata di un riff ipnotico posato su di un tempo medio privo di sussulti o cambi di tempo, che crea una strana sensazione nell'ascolto. Si ha l'impressione che da un momento all'altro debba succedere qualcosa che spezzi l'ossatura monolitica di questa canzone, che invece continua il suo incedere lento e costante per tutta la sua durata. Nella sua semplicità possiede un qualcosa di indefinito che la rende originale.
La successiva "The Sign Of The Southern Cross" è aperta da un arpeggio epico, dove la voce narrata di Ronnie disegna paesaggi dimenticati dal tempo, il tutto spezzato improvvisamente da un megalitico e plumbeo riff dall'incedere epico e solenne che solo la mente di Iommi avrebbe potuto creare. Come per "Heaven And Hell" (la canzone) il riff si placa lasciando la sola voce di Dio accompagnata lentamente da basso e batteria creando un'atmosfera sepolcrale da brividi, inarrivabile per qualsiasi gruppo attuale. L'interpretazione del piccolo vocalist è da annoverarsi tra le più belle della sua carriera per l'enfasi epica che riesce trasmettere, catapultando questo brano tra le più grandi canzoni di epic metal mai state scritte.
Un oscuro intro ("05I50") apre la strada alla martellante title-track, altro pezzo da novanta di questo platter. Un brano dotato di un riff nervoso e di un'interpretazione vocale che segue il ritmo dettato dalla chitarra, spettacolare eseguito in sede live.
Il lato B è aperto da "Country Girl", una semplice metal song dove Iommi disegna alcuni fraseggi abbastanza insoliti per il sound sabbathiano. Molto strana invece risulta essere la successiva "Slipping Away", giocata su di un inusuale lavoro di batteria, dove la chitarra segue l'accompagnamento altalenate di Appice. Niente di trascendentale ma piacevole.
La successiva "Falling Off The Edge Of The World" è per quanto mi riguarda la canzone più sottovalutata dell'intera discografia sabbathiana, un autentico capolavoro, inspiegabilmente mai eseguita dal vivo e ingiustamente mai menzionata tra le più belle song di Iommi e soci. L'introduzione sussurrata di Dio apre un crescendo strumentale da puro orgasmo costruito sull'avanzare minaccioso dei vari strumenti, che creano un'atmosfera epica prima che l'arrivo di una rasoiata di Iommi porti il tutto su classici binari metallici. Da sola vale l'acquisto di "Mob Rules".
Il disco viene chiuso dalla discreta "Over And Over", una semi ballad costruita per esaltare le qualità del piccolo Ronnie.
Disco che pongo sicuramente qualche gradino sotto ad "Heaven And Hell", ma che contiene brani che lo rendono indispensabile all'interno di una discografia metallica che si rispetti.
Da avere!!!!
(Stefanungol - Luglio 2003)

Voto: 8.5



Quest'album pur non all'altezza del capolavoro che l'ha preceduto, e' comunque un ariete da sfondamento. Un disco a suo modo storico, contiene uno dei pezzi metal piu' belli e piu' devastanti di sempre: "Falling Off The Edge Of The World". Il cantato apocalittico di Dio in questa canzone e' eguagliato solo dalle splendide e tenebrose parti di basso di Butler. Disco altalenante come qualita', ma a questi livelli oggigiorno si trova ben poco. Da avere.
(Mork - Luglio 2003)

Voto: 9.5



Il secondo capitolo discografico con Dio è sempre un gran disco, inferiore a "Heaven And Hell", manca Ward alla batteria e si sente.
(metalchurch - Agosto 2003)

Voto: 8.5