BLACK SABBATH
Heaven And Hell
Etichetta: Warner
Anno: 1980
Durata: 40 min
Genere: heavy metal
Correva circa l'82, quando un compagno di scuola appassionato
di hard rock mise sul piatto Heaven and Hell e mi disse: "Se
vuoi ascoltare anche l'heavy metal ti conviene partire da questo
disco perche' e' il capolavoro assoluto del genere".
In effetti l'album mi colpi' subito, ma fu solo un paio d'anni
dopo che me lo comprai e cominciai una serie di ascolti e
riascolti che dura a tutt'oggi. Il vinile e' ancora in forma
smagliante (li stampavano su materiale di qualita' allora) e
la musica che ne esce e' come il vino d'annata.
Correva la fine degli anni '70 quando quel disco vide la luce.
A seguito dell'allontanamento di Ozzy dalla band, coincidenza
vuole che i Sabbath trovarono sulla piazza Ronnie James Dio,
libero come un fringuello dopo che gli scazzi con Ritchie
Blackmore avevano portato i Rainbow e la loro spettacolare
voce a prendere strade diverse. Dio tra l'altro era autore
di liriche a sfondo fantasy, liriche affatto inusuali per il
rock duro dell'epoca (non si parlava ancora di power o epic
come lo intendiamo oggi, i testi raramente sfioravano i temi
di castelli, re e cavalieri) e che ben si adattavano a un
gruppo che fino a quel momento raramente aveva trattato di
temi ordinari (grazie soprattutto agli interessi occulti
del bassista Geezer Butler, principale autore dei testi).
La combinazione di Dio con i Black Sabbath fu letteralmente
devastante: dal potentissimo e ritmatissimo brano d'apertura
"Neon Knights" fino all'ultima nota di "Lonely Is The World",
assistiamo impotenti alla creazione di un arazzo musicale che
definire arte pura e' un commento ovvio per ogni metallaro.
Ogni facciata contiene quattro canzoni. Partiamo dunque
dall'opener, "Neon Knights", uno dei grandi capolavori del
metal di ogni tempo: si entra direttamente ingranando la quarta
con le pennate di Tony Iommi, il cuore nero di Butler, e la
batteria semplice e meravigliosa di Bill Ward, per introdurre
la voce piu' bella del metal di ogni tempo. Dio con questa
canzone irrompe nel panorama heavy dopo qualche anno di militanza
nell'hard rock epico, e lo fa con una potenza e un'autorita' tali
da metterlo dritto sul trono di questo genere musicale per una
sequenza di album leggendari che s'interrompera' solo con l'uscita
di "Sacred Heart" alcuni anni dopo. Con questa canzone i Black Sabbath
rispondono senza mezzi termini alla New Wave Of British Heavy Metal
che era appena esplosa e minacciava di fare polvere dei proto padri
fondatori: non c'e' una sola nota fuori posto in questa canzone,
che io considero uno dei manifesti assoluti dell'heavy metal di
ogni tempo. I Judas avevano in qualche modo canonizzato tutti gli
spunti del genere dandogli una forma compiuta e levigata; i Sabbath
ne presero atto e risposero con un colpo da novanta che ancora
oggi e' considerato un classico che ogni metallaro non puo' non
conoscere e amare. Mi sono dilungato su questa canzone perche'
l'ascolterei decine di volte al giorno tutti i giorni senza mai
stancarmi: questa e' la perfezione assoluta!
A seguire un arpeggio di Iommi seguito dal basso pulsante di Butler
introducono la bellissima "Children Of The Sea", sicuramente uno
dei pezzi forti di tutta la carriera di Ronnie Dio. Questo e' un
altro pezzo considerato un classico assoluto del metal, e vede
un'integrazione meravigliosa tra il cantante e i tre musicisti,
con uno Iommi poetico in evidenza su tutti sia nell'assolo sia
nelle parti arpeggiate. Dopo questa canzone segue "Lady Evil",
che io non ho mai amato particolarmente, anche se ha un bel
testo fantasy su una strega che se ti becca a girare dalle sue
parti poi son solo cazzi tuoi.
La side A si conclude con il pezzo che da' il titolo all'album,
forse la canzone piu' bella mai scritta dai Black Sabbath. "Heaven
And Hell" ha tutto al posto giusto: un indimenticabile riff in true
dark sound che riporta alle origini della band, un cantato che ha
fatto storia ("Sing me a song, you're a singer... do me a wrong,
you're a bringer of evil"), linee di basso sempre presenti e
ossessionanti come un cuore nero che batte incessantemente, una
batteria che pare pioggia che cade di notte sui tetti, cambi
di tempo quanto basta, un assolo dapprima lentissimo e poi sempre
piu' rapido e allo stesso tempo essenziale e bellissimo in ogni
singola nota (questa e' roba degna di un Dave Gilmour ai tempi d'oro),
una cavalcalcata finale in cui la band tocca vertici artistici che
mai piu' come gruppo ne' come singoli artisti e' mai piu' riuscita
anche solo a sfiorare. L'arpeggio finale potrebbe anche chiudere qui
il disco, ma c'e' ancora la facciata B a riservare sorprese. L'ottima
"Wishing Well" con tanto di chitarra acustica a suonare la ritmica,
il capolavoro "Die Young" (ogni volta che l'ascolto mi vengono le
lacrime agli occhi e mi domando come mai oggi nessuno scrive mai
pezzi cosi', ma soprattutto dove troviamo piu' una voce e una
chitarra cosi' belle...), e la bella "Lonely Is The World" (un pezzo
onesto alla Ronnie Dio con i minuti finali in cui Iommi a briglia
sciolta tira fuori il cuore e lo trasforma in note... bisogna essere
di pietra per rimanere impassibili a questi assoli lenti ma
intensissimi) rendono questa side B quasi all'altezza della prima,
non fosse per la mediocre "Walk Away" che io ho sempre odiato e che
non capisco cazzo ci faccia in questo disco in mezzo a tutti gli altri
capolavori.
Questa recensione e' lunga ma dovevo farla per forza cosi', questo
e' il primo voto 10 che do' e volevo che fosse per forza questo
disco a cominciare, perche' dopo quasi vent'anni posso dire che
e' ancora uno degli album piu' belli che ho mai ascoltato e che
dal punto di vista puramente artistico non sono mai piu' riuscito
a trovare musica metal che anche solo sfiorasse questi livelli.
Era il piu' bel disco metal nel 1980, e personalmente per me
lo e' ancora oggi.
(Mork - Settembre 2002)
Voto: 10
Silenzio, parla Dio.
(teonzo - Settembre 2002)
Voto: 10
Rispetto e riverenza per un album come questo.
The world is full of Kings and Queens, who blind your eyes and steal
your dreams it's Heaven and Hell!
(gg - Settembre 2002)
Voto: 10
Con i Black Sabbath sono troppo di parte (i miei
preferiti subito dopo i Led Zeppelin), perciò sembrerebbe scontato un giudizio
più che positivo, eppure un difetto questo album ce l'ha, il cantante, ebbene sì
R.J. Dio non lo apprezzo molto, lo trovo noioso, con Ozzy Osbourne sarebbero
state faville.
(metalchurch - Settembre 2002)
Voto: 9
Poche parole su un disco che reputo, come tanti del
resto, un capolavoro. Questo è puro heavy metal anni '80 al massimo dei suoi
livelli, suonato con feeling incredibile sia nei pezzi più lenti che in quelli
più "veloci". Il suono è stupendo, ogni strumento è perfettamente udibile e
questo valorizza ancor più il risultato finale. Ottimo Ronnie James Dio. Che si vuole di più? Sicuramente non è un album storicamente "importante" come i primi
con Ozzy, ma indubbiamente è altrettanto bello.
(Linho - Novembre 2002)
Voto: 10