BLACK SABBATH
Dehumanizer

Etichetta: IRS
Anno: 1992
Durata: 50 min
Genere: Heavy Metal


Le vendite incoraggianti di "Headless Cross" e "Tyr" non erano comunque sufficienti a garantire la presenza dei Black Sabbath nei maggiori festival estivi, possibilità che in maniera un po' macchinosa (si disse che furono i manager a proporre la re-union) diventò realtà con il clamoroso ritorno di Ronnie James Dio e Geezer Butler, permettendo ai Sabbath di partecipare al mitico Monster Of Rock del 1992. Il rientro di Dio creò immediatamente i primi screzi, che portarono all'allontanamento di Cozy Powell in favore della vecchia conoscenza Vinnie Appice.
Con la stessa formazione che nel 1981 partorì il grande "Mob Rules", il sabba nero rientra in studio consapevole che un passo falso avrebbe minato seriamente la credibilità del nome Black Sabbath. "Dehumanizer" uscì nel 1992 ed è da considerarsi l'ultimo grande album di Iommi e soci. L'accoglienza di pubblico e critica non fu delle migliori, ma non impedì al disco di essere il più venduto insieme a "Headless Cross" dai tempi di "Mob Rules". Chi si aspettava un facile ritorno alle atmosfere di "Heaven And Hell" rimase parzialmente deluso, schiacciato dalla potenza metallica che sprigiona questo gioiello d'acciaio. E' un lavoro sicuramente meno immediato dei suoi predecessori, caratteristica che ne penalizza il successo, visto che secondo me non ha raccolto quello che avrebbe meritato. Si ripetè un po' quello che successe con "Born Again", le aspettative per un certo tipo di sound vennero deluse dalla voglia di Iommi di non ripetersi, creando qualcosa di nuovo che inevitabilmente disorientò i fan meno fantasiosi.
Ma, come si dice, la classe non è acqua, e il frutto della collaborazione tra il creatore del riff metal, il bassista più influente della scena ed uno dei cantanti più rappresentativi che il metal abbia mai partorito non potevano che creare un disco sopra la media, per non parlare della potenza che sprigionarono in sede live. Chi come me era presente al Monster Of Rock del 1992 sa a cosa mi riferisco, le grandi performance di Pantera, Megadeth e Testament vennero radicalmente ridimensionate non appena il riff di "Mob Rules" fuoriuscì dalle casse facendo capire che queste 4 losche figure di mezza età erano ancora gli indiscussi signori del metal.
Il disco? Bellissimo!!! Io lo metto sullo stesso livello di "Mob Rules", che indubbiamente contiene alcuni brani inarrivabili, ma che perde in omogeneità se paragonato a "Dehumanizer", un album sicuramente più compatto e con meno cadute di tono. Come sottolineato in precedenza, l'alone di epicità dei precedenti lavori "era Dio" è riscontrabile solo in qualche frangente, schiacciato da un muro sonoro sicuramente tra i più duri dai tempi di "Born Again".
L'iniziale "Computer God" chiarisce immediatamente che le coordinate stilistiche del lavoro saranno indirizzate in un metal pesante ed opprimente con ritornelli oscuri e malvagi. Grandissima canzone d'apertura, caratterizzata, manco a dirlo, da un riff schiacciasassi di Tony Iommi, supportato dal basso martellante di Butler e con un Dio assolutamente indiavolato che sprizza cattiveria da ogni poro.
La successiva "After All" è sicuramente la mia preferita, un andamento doom, spettacolarmente interpretato dal piccolo elfo, conferisce al tutto un alone di malvagità impalpabile, rendendola un piccolo gioiello infernale. "TV Crime" è il singolo dell'album nonché la canzone più veloce e cattiva dei Sabbath degli ultimi anni. Bellissimo il riffing portante amplificato da Butler, dove ancora una volta il piccolo Ronnie si rende partecipe con una prova inusuale per i suoi standard, tant'è la cattiveria infusa.
"Letters From Earth" e "Master Of Insanity" sono due ottimi brani cadenzati, forse gli unici episodi che in qualche modo potrebbero ricordare in qualche frangente le sonorità di "Heaven And Hell".
Il lato B è aperto da "Time Machine", una heavy song abbastanza lineare e scontata, che a fine ascolto risulterà l'episodio meno interessante del disco. La successiva "Sin Of The Father" riporta il disco su altissimi livelli, una canzone caratterizzata da diverse sfumature che vedono l'insolito riff iniziale trasformarsi pian piano, partendo cadenzato per poi crescere ancora di intensità fino a raggiungere una velocità abbastanza sostenuta, il tutto evidenziato forse dalla migliore prestazione di Ronnie dell'intero lavoro.
La discreta ballad "Too Late", metallizzata nella parte finale, anticipa un'altra chicca del disco. "I" è preceduta da epiche e suffuse note di basso e chitarra, che fungono da battistrada ad un riff micidiale per pesantezza e cattiveria, dove per l'ennesima volta la voce possente di Dio contribuisce ad aumentare il valore della canzone, già di per sé ottima.
"Buried Alive" ha il compito di chiudere il disco e lo fa nella maniera più strana. Difatti risulta essere il brano più nervoso e ostico dell'intero lavoro. Il riff ricorda molto quello devastante di "Zero The Hero", leggermente accelerato, dove Dio incattivisce ulteriormente il suo cantato, che vede un po' di luce solo all'altezza del bel ritornello dalle tinte epiche.
Tirando le somme considero "Dehumanizer" uno dei capitoli più alti del post Ozzy insieme a "Heaven And Hell", "Mob Rules", "Born Again" e "Headless Cross". Il tour americano fu un vero successo ed incredibilmente le tensioni all'interno della band non furono così drastiche da portare ad un ennesimo scioglimento. Ma poco prima di pianificare il successore di "Dehumanizer" il caro vecchio Ozzy ha la brillante idea di invitare l'attuale formazione dei Sabbath al suo concerto di fine tour in Costa Mesa. Se Iommi e Butler accettano senza batter ciglio, Dio rifiuta in maniera categorica di fare da supporto al suo eterno rivale, sancendo così la separazione e portandosi con sé anche Vinnie Appice. Questa più o meno è la storia di "Dehumanizer".
(Stefanungol - Agosto 2003)

Voto: 8.5



Un album che reputo di scarsa qualita', una reunion che aveva forse promesso molto piu' di quanto ha poi mantenuto. Faccio sempre fatica ad arrivare in fondo a questo disco, le volte (peraltro scarsissime) in cui da appassionato dei Sabbath mi viene voglia di riascoltarmelo. Per me il punto piu' basso di tutta la storia della band, assieme a "Forbidden". Salvo solo l'orecchiabile "TV Crimes".
(Mork - Agosto 2003)

Voto: 6.5



Disco dalle premesse controverse e da un seguito non da meno... probabimente registrato solo per motivi contrattuali... l'unica cosa è che personalmente lo ascolto sempre con piacere. E' un disco di puro heavy metal, piuttosto oscuro e cadenzato, ovviamente, con Iommi che indovina una bella serie di riff potenti e ipnotici al tempo stesso. Non è tra i loro vertici di sempre, ma l'ottima produzione, potente ma non asfittica, i brani "pesanti" ma allo stesso tempo scorrevoli all'ascolto e la bella prestazione dei singoli - per cantare questo tipo di metal Ronnie James Dio è una garanzia! - ne fanno un disco sicuramente consigliato agli amanti dell'heavy metal in generale.
(Linho - Agosto 2003)

Voto: 8.5



Il ritorno di Dio alla voce non ha rinverdito i fasti dei due precedenti album, a dire la verità si tratta di un buon album, sicuramente superiore alla prove precedenti con Martin alla voce, però sa troppo di operazione comerciale per rilanciare i Sabbath nel mercato discografico.
(metalchurch - Agosto 2003)

Voto: 7.5