BLACK SABBATH
Cross Purposes

Etichetta: IRS
Anno: 1994
Durata: 47 min
Genere: dark metal


Un paio d'anni dopo la seconda separazione dalla coppia Dio/Appice, con cui Iommi e Butler avevano sperato di ripetere i fasti dei primi anni '80 realizzando invece il mediocre "Dehumanizer", il mancino chitarrista richiama indietro Tony Martin e, in assenza di Cozy Powell, alla batteria si prendono un altro ex-Rainbow: Bobby Rondinelli ("Difficult To Cure", "Straight Between The Eyes"), assieme al solito Geoff Nichols alle tastiere.
Dato il livello dei musicisti presenti verrebbe da sperare che questo sia un disco con le palle, ma purtroppo non e' cosi'. L'apertura lascia sperare per il meglio con la bella "I Witness" in puro stile Dio e con un indiavolato Butler a pulsare in sottofondo, seguita da altre due canzoni molto buone come "Cross Of Thorns" e "Psychophobia", ma poi un po' per volta il gruppo si arena nella ripetitivita' degli schemi gia' noti e rinoti. Non che ci siano brutti pezzi su 'sto disco, ma non ci sono neanche dei classici maggiori o minori. E' un album suonato e cantato veramente bene, ma in qualche modo manca di un'anima che invece si trovava nella precedente trilogia con Tony Martin ("The Eternal Idol", "Headless Cross", "Tyr"). Sembra un lavoro fatto per contratto, in cui Iommi e Butler attingono al bagaglio del loro mestiere per dare ai fan quello che questi si aspettano, ma senza veri sussulti. Salvo forse la penultima canzone, "Cardinal Sin", che e' molto gradevole anche se ad esser sinceri forse si ispira troppo ai lavori solisti di Ronnie Dio (che proprio in quel periodo era tornato in pista dopo aver ricomposto la sua band).
Ripeto, questo e' ben lungi dall'essere un brutto album, e se lo si trova in giro a low price val la pena tirarlo su. Solo assicuratevi prima di avere tutti gli altri lavori precedenti con Martin, che sono sicuramente migliori e piu' robusti.
(Mork - Luglio 2003)

Voto: 7.5



Siamo arrivati alla fase calante dei Sabbath con Tony Martin, questo album insieme a "Forbidden" è tra i peggiori dischi realizzati dai Sabbath.
(metalchurch - Agosto 2003)

Voto: 6.5



Se tutti i brani fossero dello stesso calibro degli iniziali "I Witness" e "Cross Of Thorns" saremmo qui a parlare di un'album capolavoro. Sfortunatamente così non è, ma "Cross Purposes" è comunque un bel disco. Non sono i Sabbath degli anni '70, come sonorità intendo, e neanche quelli di "Heaven And Hell"; qui i quattro alternano/fondono riff lenti e pesanti con approccio compositivo tipicamente hard-rock, si senta a proposito "Psychophobia"... sembra di sentire un perfetto incrocio tra Aerosmith (per non dire Guns'n Roses o Blind Melon...) e gli stessi Black Sabbath. Lo strano connubio però funziona e c'è da dire che i nostri non erano nuovi all'addentrarsi in sonorità più tipicamente hard rock (si pensi all'incompreso "Technical Ecstasy"). L'album si dimostra scorrevole e non mancano altri momenti bellissimi, come l'inizio con chitarra alla Knopfler di "Dying For Love" o l'ottimo tappeto di tastiere che accompagna "da lontano" il riff circolare della bella "Immaculate Deception" (ai Conception del grande "In Your Moltitude" dev'essere piaciuto parecchio questo brano...). In conclusione un bel disco. I Black Sabbath di "Cross Purposes" erano ancora un gruppo piuttosto creativo e sicuramente vivo, lo dimostrarono le ottime prove dal vivo nel tour che li vide chiudere le serate aperte da Goodspeed e Cathedral.
(Linho - Agosto 2003)

Voto: 8