BLACK LOTUS
Harvest Of Seasons

Etichetta: Bleak Art Records
Anno: 2008
Durata: 44 min
Genere: pagan/black metal


I Black Lotus si sono formati nel 2003 in Canada, nello stato della British Columbia. L'idea iniziale l'ha avuta la chitarrista Lindsay A. Kerr, impegnata a scrivere canzoni da un anno abbondante, e già attiva nei blackster Adnoctum. Nel corso dei mesi e degli anni, Lindsay ha reclutato attorno a sè altri musicisti, che condividessero con lei la medesima sensibilità musicale e l'amore incondizionato per i paesaggi naturali del loro stato, e dell'isola di Vancouver.
Nel 2005, i Black Lotus hanno pubblicato il MCD "Radiance", grazie all'interessamento della Dying Empylver Records. Un esordio passato in sordina, soprattutto a causa del materiale limitato e della scarsa distribuzione. E la medesima sorte è toccata, poco tempo dopo, al full-length "Light Subsides".
Nel 2007, i Black Lotus hanno subito alcuni cambi in formazione, ed hanno dato alle stampe un nuovo EP, autoprodotto, intitolato "The Great Mortality". Questo nuovo lavoro ha attirato le attenzioni dell'etichetta canadese Bleak Art Records, che l'anno dopo ha pubblicato il secondo album della band, l'oggetto di questa recensione: "Harvest Of Seasons".
La formazione dei Black Lotus che ha inciso il CD vede, oltre alla storica Lindsay (chitarre elettriche ed acustiche), anche Jason Robertson (tastiere), Cameron Saunders (chitarra), Nick Engwer (basso, attivo anche negli Iskra e già partner di Lindsay negli Adnoctum), Craig Stewart (batteria, anche negli Allfather e nei Breath Of Chaos) e Jasper Van Der Veen (voce, anch'egli attivo negli Allfather, e autore di quasi tutti i testi). Tra le notizie più recenti, Cameron Saunders ha abbandonato la band ed al suo posto è arrivato Adam Angus, già negli Adnoctum e militante negli Allfather.
La copertina di "Harvest Of Seasons" è bellissima, dai colori scuri e sfuggenti: un paesaggio naturale, autunnale, affascinante nella sua semplicità. L'artwork è opera della stessa Lindsay, che si dimostra un'artista a tutto tondo. Il libretto, di dodici facciate, raccoglie tutti i testi integralmente, e li unisce alle immagini dei musicisti e ad altri scorci di natura, sempre intravisti dietro una coltre di ombre verdastre, ed un onnipresente pulviscolo. La malinconia, il mistero evocato da queste immagini, va a braccetto con i quadri ispirati dai testi, tutti legati a tematiche naturali, bucoliche, talvolta nostalgiche e malinconiche. Curioso il primo fra questi testi, dove sono citate delle divinità mesopotamiche. L'insieme di testi e immagini è potente: ne viene evocato un amore viscerale per la natura, vista come continuazione di sè stessi, e della quale se ne fa parte. L'atteggiamento è totalmente pagano, e spesso si fanno riferimenti a termini ancestrali, legati alle più antiche tradizione europee (con l'esclusione dei già citati riferimenti mesopotamici, ovvero l'eccezione che conferma la regola).
"Harvest Of Seasons" contiene dieci canzoni per un totale di quarantaquattro minuti di musica. Stilisticamente, ci troviamo di fronte ad un black/pagan metal molto evocativo, intenso e comunicativo. Potente, quello sì. Sia per l'effettiva bravura del gruppo, sia per l'ottima qualità di registrazione. Gli studi Infinity di Victoria, British Columbia, hanno svolto un lavoro di grande fattura, ed il missaggio ed il mastering realizzati addirittura agli studi Ground Zero di Zutphen, in Olanda, hanno dato dei risultati stupefacenti. Ecco che, quindi, "Harvest Of Seasons" si presenta come un album iperprofessionale da qualunque parte lo si guardi, a partire dall'artwork e finendo con la produzione. E, a quanto pare, la distribuzione della Bleak Art Records si sta dimostrando capillare, tanto che una copia integra è arrivata anche alla nostra zine, eheh!
"Il canto di un passero / buca il silenzio / il sole di metà inverno / sta in alto, perennemente illuminato": ed è una natura eterna, estrema, quella che ci viene descritta. Così vicina, così evidente, ma al tempo stesso tanto lontana ed altera, in grado di sedurci con la sua bellezza, come di annientarci da un istante all'altro. Per i Black Lotus la natura è comunque una madre, per quanto crudele si possa dimostrare, a volte. E le canzoni presenti nel CD sono uno spassionato canto d'amore, che traduce in musica le parole dei testi, ma soprattutto i sentimenti. Le urla di Jasper, aspre e violente, risaltano così bene sul suono d'assieme della band, denso, trascinante, caldo. Sì, caldo, nonostante il gruppo risulti fortemente influenzato da tanti gruppi europei, tedeschi o scandinavi. Riff dopo riff, successione armonica dopo successione, vengono comunicate sensazioni avvolgenti, come se la natura stessa ci riabbracciasse, dopo essere vissuti lontani da lei. E' un senso di confidenza che viene comunicato. Le sensazioni e le atmosfere, enfatizzate dal lavoro della tastiera e dai frequenti stacchi ambient, ci attraggono intensamente, come se provenissero da un luogo sicuro, da un giaciglio caldo pronto a risanare tutte le nostre ferite. Ma non solo. La musica dei Black Lotus è anche epica, in un certo senso. A fianco delle frequenti esplosioni black troviamo delle melodie che rievocano i tempi antichi, mai palesi ma sempre accennate. La melodia, onnipresente, è molto garbata, e non ruba mai la scena all'impatto d'assieme. Si fa più evidente quando Jasper abbandona le urla a favore dei vocalizzi puliti, sempre molto distesi ed eroici. Il suo timbro virile lega alla perfezione con il suono creato dai Black Lotus, che avanzano con la regolarità di una macchina ben oliata. Gli arrangiamenti, così equilibrati, tradiscono il forte legame che unisce i musicisti, e l'intesa tra di loro. Nonchè il gusto estetico e la personalità di Lindsay, che mette sempre in primo piano il lavoro delle chitarre, e non si lascia mai sedurre dalle facile derive gotiche, dove a volte la musica dei canadesi sembra volere approdare. E' vero, spesso il gruppo strizza l'occhio ad altri generi musicali, ma rimane strettamente legato al black/pagan, e non lo abbandona mai.
La sezione ritmica svolge il suo lavoro con criterio, ma sia Craig che Nick non escono mai dal seminato. Lindsay e Cameron fanno la parte dei leoni, con le loro chitarre onnipresenti e dense, espressive e calde. E infine Jason arricchisce il tutto, donando espressività con la sua tastiera.
Le note presenti nel libretto, a titolo informativo, segnalano come l'introduzione sia stata composta da Harlow MacFarlane del progetto Funerary Call, mentre l'outro è firmata da Clint Listing.
Insomma, "Harvest Of Seasons" è un disco completo, capace di donare emozione e di parlare ai cuori di tutti quegli ascoltatori che amino le tematiche pagane e naturalistiche. E' inoltre consigliato a chiunque apprezzi il black ben suonato e prodotto, unito a melodie severe e agli arrangiamenti suggestivi. Ci sono tanti spunti interessanti, e di sicuro i Black Lotus si candidano come uno dei nomi più suggestivi e promettenti dell'underground canadese. Certo, la strada è ancora lunga per ottenere un riconoscimento internazionale ad alti livelli, però ogni traguardo è ancora alla loro portata. Ragion per cui, forza ragazzi, datevi da fare. "Harvest Of Seasons" è, comunque, un buon disco da ascoltare, e quindi l'acquisto è consigliato. Complimenti alla Bleak Art Records che sta credendo in loro. Credeteci anche voi, e godetevi il CD.
(Hellvis - Febbraio 2009)

Voto: 7.5


Contatti:
Mail Black Lotus: info@blacklotusmusic.net
Sito Black Lotus: http://www.blacklotusmusic.net/

Sito Bleak Art Records: http://www.bleakartrecords.com/