BLACKENED
A Jester's Tale

Etichetta: autoprodotto
Anno: 2003
Durata: 52 min
Genere: Heavy Metal


Davvero una piacevolissima sorpresa questi tedeschi. Vista la copertina e letti alcuni titoli, mi aspettavo un cinquantina di minuti in doppia cassa sparata alla velocità della luce con cori felici e gioiosi, ma il primo riff di "A Jester's Tale" mi fa capire che questi quattro ragazzi di tedesco hanno solo la provenienza. Un bel cadenzato alla R.J. Dio posto in apertura non può che mettermi di buon umore. Mi aspetto quindi un album in linea con gli schemi classici del metal ottantiano ed invece con il proseguire dell'ascolto trovo un album con diverse sfaccettature, dove l'ombra dei Metallica del Black Album aleggia su buona parte del disco. In alcuni casi la voce è spaventosamente simile a quella di Hetfield facendomi credere di ascoltare qualche brano rimasto escluso dal primo passo falso dei Metallica. Basta ascoltare la nona "Sleepless" per capire che i quattro di Frisco sono più che una semplice band per i Blackened (il nome mi sembra che non lasci dubbi).
La seconda traccia "A Jester's Tale Part 2" accelera leggermente le ritmiche senza mai toccare territori power. Grandi linee vocali tra il metal tradizionale e qualche coro che ricorda i connazionali Blind Guardian. L'ombra del Black Album è evidentissima nella non troppo esaltante "Even Angels Fail", una semi ballad elettrica che precede la metallicissima "Never Surrender", sicuramente una delle canzoni più trascinanti del disco. Bellissimo il ritornello epicheggiante caratterizzato dalla roca voce di Matthias Schwanz (immaginate Hetfield che si diletta su basi classic metal). Carina la successiva power ballad "On The Edge", anche se le linee vocali in alcuni casi vengono palesemente influenzate da "The Unforgiven" dei Metallica. Comunque veramente bella.
"Hang Him Higher" è la canzone che mi è piaciuta meno, forse per colpa di un riff leggermente moderno che stona in un album tipicamente classic metal. Niente paura, con la successiva "Bear Me Dragon" incontriamo la canzone più "defender" dell'intero disco, uno strano incrocio tra Manowar e Falconer da cantare obbligatoriamente con le spade levate al cielo. Il ritornello si stampa in testa al primo ascolto. Originalità zero ma chi se ne frega, il brano è molto coinvolgente e credo che dal vivo farà un macello. Per i defender più intransigenti.
Ancora Black Album con la seguente "The Candle Burns", brano cadenzato che personalmente non mi fa impazzire. Metallone anni ottanta con la penultima "Still I Bleed", dotata di un bel riff tagliente dove ancora una volta l'arma vincente è creata dalle linee vocali dell'ottimo singer. Il disco è chiuso da un'altra ballad, questa volta ben arrangiata, costruita quasi interamente attorno alla voce semi sussurrata di Matthias.
Il CD è autoprodotto ma se non l'ho avessi letto non mene sarei sicuramente accorto. La produzione è perfetta superando di gran lunga uscite recenti di gruppi più quotati, per non parlare di libretto, veramente curato nei minimi particolari, con una bella e pacchianissima copertina stile "Follow The Blind" (Blind Guardian). Segnalo anche un vasta sezione multimediale con centinaia di foto e un making of di circa 16 minuti estratti dallo studio di registrazione.
Con un po' di fortuna potrebbero uscire dall'anonimato.
(Stefanungol - Agosto 2003)

Voto: 8


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