BIBLE OF THE DEVIL
The Diabolic Procession

Etichetta: Cruz Del Sur Music
Anno: 2006
Durata: 42 min
Genere: heavy rock


Direttamente da Chicago arriva questo quartetto, fiero di urlare con prepotenza al mondo il suo sermone attraverso "The Diabolic Procession", sesta fatica di una band attiva dal 2002, e apparentemente molto prolifica. Purtroppo anche se si è prolifici, non si è necessariamente dotati, o bravi a scivere canzoni ed album. Lo stesso Frank Zappa ha toppato, a volte, nella sua gloriosa e lunga carriera. Comunque se il motto è "a forza di dai e ridai, prima o poi la porta si sfonda", allora se ne può parlare!
Il CD si compone di nove tracce, e la cosa che salta subito all'orecchio è l'idea che la band cerchi il consenso un po' di tutti i possibili ascoltratori, cercando di abbracciare più generi e più sonorità. Questo è un discorso che funziona sempre per metà, quando funziona. Complessivamnente il CD si lascia ascoltare, ma faticherete a trovare la voglia di riascoltare il tutto svariate volte, visto che non si trovano spunti particolarmente stimolanti.
Si parte in quinta con "Ecclesia Novorum Innocentium", una specie di "Whiplash" del 2006, veloce e urlata in pieno stile Bay Area degli anni ottanta. Il tutto si arresta in circa due minuti e si passa ad un ibrido Iron Maiden/rock, con influenze Motörheadiane, denominato "Sepulchre".
La lunga "Orphans Of Doom". alquanto epica e potente, francamente annoia, visto che la linea melodica vocale è doppiata dalla melodia della chitarra; quindi pur essendo un brano lungo, le sue idee si esauriscono in poco, visto che ripete svariate volte sia la strofa che il ritornello.
"Millenialism" continua sulla falsariga della precedente, ponendo un maggiore accento alle melodie Iron Maiden 100%. Il tutto è molto bello, è vero, ma bisognerebbe staccarsi dalle continue salite e stacchi musicali, per riuscire a creare uno spazio degno di nota per il cantante. Molti gruppi scrivono un pezzo strumentale, lo trovano valido e poi infischiandosene della voce la incollano sopra alla meno peggio: una cosa questa che risulterà sempre inappropriata.
Il pezzo in questione, se fosse stato strumentale, sarebbe stato più gradevole.
L'ombra dei Maiden continua anche nella punk/metal-oriented "Legion Of The Oriflame". Immaginate una moderna "Phantom Of The Opera" che si accoppi con i Ramones più tecnici, che chiedono in prestito il tiro rock dei Motörhead. Continuo ad essere indifferente a tutto questo calderone musicale, che strapazza l'ascoltatore, senza poi lasciare alcun segno. Di idee invero ce ne sono molte, ma sarebbe stato più opportuno farne una cernita, scartare quelle con troppi clichè e cercare di essere un po' più personali.
Mi viene quasi da ridere, poichè avevo dimenticato che la teoria del "di tutto un po'" comprende anche la semiballad acustica denominata, in questo caso, "The Elusive Miracle". La classica canzone scontata che cresce dal basso con il sound soft, fino ad arrivare al classico heavy sound, veloce e galoppante. Ad essere onesto, nonostante la prevedibilità, il pezzo è abbastanza lineare, e la voce presa in prestito a Lemmy finalmente è a suo agio, poichè poggia su basi adatte e di largo respiro. Finalmente un colpo messo a segno al 100%. Bene, bravi, bis (vi prego!!!).
"Heinous Corpus" ha dalla sua una certa sonorita di heavy rock corposo, scarno di melodie e ricco di accordi e riff alquanto pesanti. Molto buono anche questo pezzo; pietoso invece l'intento della band di giocare a fare i modaioli, scrivendo un pezzo, "Judas Ships", che abbraccia le sonorità moderne di Billy Idol per qualche frangente, ed un classico heavy punk alla Sum41. A me il tutto non dispiace, anzi, ma la domanda spontanea è: che minchia c'entra con la prima canzone? Sembrano due band differenti sullo stesso CD!
Il finale è affidato ad una canzone clone del repertorio di Mr. Osbourne. Mancava solo questo, ovvero lo stile di Ozzy, nella classica power song, che funziona pure bene visto che anche qui la voce trova uno spazio più che abbondante per spaziare con svariate tonalità; le melodie un po' più sacrificate entrano in gioco a piccoli tratti, efficaci e sopratutto brevi. Buon pezzo indubbiamente, che ancora una volta sottolinea la mia idea iniziale, ovvero che con i Bible Of The Devil ci troviamo di fronte ad una ideale compilation che cerchi di accontentare un po' tutti. Sarà questo il nuovo modo di fare musica? Ai posteri l'ardua sentenza.
(Hellcat - Novembre 2006)

Voto: 6.5


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