BERTHA
Light And Shadows

Etichetta: autoprodotto
Anno: 2003
Durata: 67 min
Genere: melodic/folk/doom metal


Da quando ho iniziato a scrivere su Shapeless questo è l'album più misterioso che mi sia mai capitato. Un CD-R in una bustina trasparente con su scritto con un pennarello nome del gruppo e titolo dell'album. Nient'altro.
Tutto quello che sono riuscito a scoprire (titoli, formazione, nazionalità e anno d'uscita) l'ho fatto navigando alla cieca per siti in cirillico, grazie alla mie straordinare capacità d'investigatore dell'occulto, più Scooby Doo che Dylan Dog.
Dunque i Bertha sono russi. Dunque i Bertha sono in sei: voce maschile, voce femminile, chitarra, tastiera, basso e batteria. Dunque i Bertha hanno realizzato quest'album da 14 tracce. Visto che dei fatti loro non so nulla, passo immediatamente a parlarvi della loro musica.
Un gothic/doom molto melodico che si lascia scoprire subito già dal primo brano, "Fighter". A metà strada tra Amorphis metà carriera, Tiamat metà carriera, Dark Tranquillity metà carriera, Paradise Lost metà carriera. In alcuni brani sono prevalenti caratteristiche di una band ed in altri caratteristiche di un'altra, ma è sempre dal paniere delle suddette band che si va a pescare. Influenze ulteriori sono degli Iron Maiden, ma di seconda mano (probabilmente avranno ascoltato più gli In Flames che i Maiden!), ed un certo folk locale che si può scorgere in alcuni brani, che però tragicamente sono quelli che risultano più da 'gruppetto delle superiori'.
L'originalità non è il forte dei Bertha che, pur districandosi allegramente tra melodie, canti e controcanti con l'agilità di chi si è ascoltato tutti i dischi dei gruppi succitati, non riesce a tirar fuori alcunché di nuovo ed eccitante.
Ci sono tuttavia dei brani che spiccano nel bene o nel male, come la bella "Tell Me...", amabilmente drammatica, o come il curioso arrangiamento del tradizionale ebraico "Hava Nagila", oppure come l'energica vitalità 'ggiovanile' di "The Pain In Your Face". Ma anche come l'atroce "April In Paris" e l'ancora più avvilente "Beers, Girls And Rock'n'Roll", che comunque mi ha strappato un sorriso grazie ad una certa ironia nascosta sotto i flanger usati a sproposito! O, peggio ancora, come gli orripilanti e stentati vocalizzi femminili di "Voice Of Madness", a metà strada tra horror italiano e filmetto psichedelico anni '70!!
A penalizzare ulteriormente il tutto c'è anche un livello di registrazione discreto che, purtroppo per loro, consente a tutti di notare le imperfezioni di esecuzione, a carico soprattutto del vocalist Sergey Galushko, del batterista Dmitriy Paltcev e della già famigerata voce femminile di Svetlana Hodyakova. L'impressione è quella di avere a che fare con un demo ben registrato, nulla di più. D'altronde potrebbe anche trattarsi di un demo, ma la durata dell'opera mi fa pensare più ad un album!... Purtroppo la scarsità di informazioni non mi permette di contestualizzare il mio punto di vista, e non mi permette quindi di gonfiare di più il voto dell'opera, che così non riesce a raggiungere la sufficienza. Magari se avessi scoperto che fossero tutti tredicenni avrei alzato il voto!
(MoonFish - Dicembre 2003)

Voto: 5.5


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