BEHEMOTH
Zos Kia Cultus (Here And Beyond)

Etichetta: Avantgarde Music
Anno: 2002
Durata: 45 min
Genere: Death Metal


Negli ultimi anni i Behemoth avevano conosciuto una fama via via crescente a livello mondiale. I tour si erano moltiplicati, così come le partecipazioni ai vari festival. I primi mesi del 2002 erano stati molto intensi per la band, trascorsi tra un palco e l'altro supportando il loro ultimo disco. Il 17 giugno dello stesso anno Nergal, Inferno, Havoc e Novy (il bassista dei Devilyn, presente anche questa volta in qualità di session) entrarono negli Hendrix Studio, già collaudati per le registrazioni di "Thelema.6". La band si prese qualche pausa solo per esibirsi il 5 luglio al With Full Force Festival, in Germania, e il 3 agosto all'Eurorock Festival, in Belgio. Il 28 ottobre, finalmente, "Zos Kia Cultus (Here And Beyond)" vide la luce. I Behemoth partirono subito per il tour europeo di promozione al disco, attraverso 13 stati in compagnia dei Destroyer 666 e dei Diabolic. In alcune date si esibirono pure i Deicide. In dicembre iniziò anche il tour polacco, che toccò nove città, assieme a Darkane e Frontside. Dopo un paio di mesi di pausa, Nergal e soci tornarono a cavalcare i palchi della Norvegia, mentre il 9 marzo i nostri partirono alla volta degli USA. Seguirono molte altre date live e partecipazioni a svariati festival. Nell'estate del 2003 Novy entrò in pianta stabile nei Vader, il che segnò la fine della sua avventura con i Behemoth. Il posto vacante di bassista venne occupato da Orion, che si integrò subito bene e suonò un paio di date in Francia. Nel settembre del 2003, poi, la band si esibì anche nelle repubbliche baltiche, ottenendo un'accoglienza calorosissima.
In generale la critica fu entusiasta del nuovo nato in casa Behemoth, che ricevette buoni consensi un po' ovunque. L'album venne pubblicato anche in edizione digipack, contenente l'interessante video di "Here And Beyond". L'artwork è interamente basato su tonalità rosse. Il digipack si apre a croce e dentro si trova un libretto di sedici pagine, con testi e foto; la grafica richiama lo stile della copertina. Per la verità, nonostante tutta questa ricercatezza, io non l'ho trovato molto interessante, in particolare le immagini sul digipack mi sembrano piuttosto povere. Per i testi, Nergal si è avvalso nuovamente dell'aiuto di Krysztof Azatewicz.
La produzione è molto pompata, fin troppo, oserei dire, visto che quasi soffoca l'impatto e la spontaneità delle canzoni, tanto è curata nei minimi particolari. Due mesi di durissimo lavoro in studio, per un totale di oltre 500 ore, ed un'intera settimana dedicata esclusivamente al missaggio, hanno contribuito a rendere questo disco ultra-preciso sotto ogni punto di vista, ma anche un po' troppo leccato per i miei gusti. Per la prima volta il combo polacco ha usato le chitarre a sette corde, con il risultato di ottenere un suono molto cupo e profondo, quasi sepolcrale. La voce e la batteria, invece, non sono cambiate per nulla rispetto ai due dischi precedenti.
Musicalmente "Zos Kia Cultus (Here And Beyond)" riprende il discorso interrotto con "Thelema.6", riproponendo lo stile della band in una dimensione leggermente diversa. Non ci sono grosse novità, si tratta sempre di death metal brutale ed abbastanza tecnico, con canzoni più massicce e pesanti rispetto al passato, non più suonate a velocità esasperate dall'inizio alla fine come una volta. Ci sono ancora episodi tiratissimi, ma anche altri più ragionati. Nonostante dalle dichiarazioni rilasciate da Nergal la band sembri essere molto motivata ed assolutamente fiera del risultato conseguito con quest'album, a me sembra che la fantasia in sede compositiva scarseggiasse un po'. I nuovi pezzi mancano di imprevedibilità, ogni tanto sono statici e non hanno tanto tiro. Deficiano di quell'impatto letale che paralizza fin dal primo ascolto, e nel complesso sono meno dirette e più difficili da assimilare. Canzoni come "Modern Iconoclasts", la title-track e "Typhonian Soul Zodiack" associano buone idee a momenti piuttosto fiacchi, con lunghe note a smorzare la loro carica. Come già si intravedeva in "Thelema.6", anche qui la violenza dei pezzi è troppo fine a se stessa e finisce per non portare da nessuna parte. Non c'è più quell'impatto mastodontico che aveva contraddistinto "Satanica", quei brividi che gelavano la colonna vertebrale ad ogni ascolto. Ciascun musicista dimostra una buona padronanza del proprio strumento, ma mancano un po' tutti di fantasia. "Zos Kia Cultus (Here And Beyond)" è un album che contiene buoni spunti, ma in definitiva è eccessivamente canonico rispetto a quanto la band ci aveva abituato ultimamente. I fasti passati sembrano tornare quando parte "Blackest Ov The Black", forse il miglior pezzo dell'album, che, dopo un inizio tesissimo, si fa ancor più incalzante con un tapping spiazzante nella parte centrale. Purtroppo questa ed un'altra manciata di canzoni, tra cui l'opener "Horns Ov Baphomet" e la monolitica "The Harlot Ov The Saints", non bastano a rendere memorabile questo disco.
Dopo tutte queste critiche, non pensiate che "Zos Kia Cultus (Here And Beyond)" sia un brutto album: semplicemente è inferiore alle potenzialità dei Behemoth, perché non si mantiene su livelli eccelsi per tutta la sua durata. La band mette in mostra le proprie qualità un po' troppo sporadicamente, cosicché si trovano lampi di puro genio sparsi qua e là in un contesto che non li esalta al meglio. D'altra parte, pur non essendo un capitolo fondamentale, è pur sempre un album che contiene alcune ottime canzoni, che non deluderanno i fan del death metal, e soprattutto non ne contiene di brutte dall'inizio alla fine. Ciascuna è caratterizzata da spunti interessanti ma che, magari, non si mantengono tali per la loro intera durata. Rimane solo l'amarezza per il fatto che il tutto sarebbe potuto venire meglio.
(BRN - Ottobre 2004)

Voto: 7.5


Contatti:
Sito internet: http://www.behemoth.metalkings.com/