BEHEMOTH
Thelema.6

Etichetta: Avantgarde Music
Anno: 2000
Durata: 41 min
Genere: death metal


La tradizione che voleva ogni nuovo disco dei Behemoth sostanzialmente differente dal suo predecessore si è arrestata con "Satanica". Non che "Thelema.6" sia identico all'album precedente, sia chiaro, ma neanche si allontana più di tanto. Inutile dire che ci si aspettava una conferma, dopo il grosso colpo messo a segno con il precedente full-length. Anche se "Thelema.6" ha ribadito le potenzialità del trio capitanato da Nergal, ormai l'apice era già stato raggiunto. Il nuovo nato in casa Behemoth stilisticamente non si discosta dal suo predecessore, eppure non riesce a tenergli testa, pur rimanendo un ottimo prodotto.
L'opener "Antichristian Phenomenon" e "Act Of Rebellion" ci riportano di botto là dove i Behemoth ci avevano lasciati con "Satanica". Inferno dimostra di essere uno dei batteristi più tecnici e veloci in ambito death. Impressionante come al solito quando si lancia in accelerazioni devastanti, così come nelle rullate o nei momenti più cadenzati. Anche Nergal e il nuovo arrivato Havoc non sono da meno, sfornano cascate di riff veloci ed assoli complicati, creando un vero e proprio muro sonoro. I due chitarristi non lesinano dal lanciarsi in qualche virtuosismo, ma lo fanno in maniera velata, non troppo marcata, in modo che le canzoni risultino comunque spontanee e dirette. La produzione, manco a dirlo, è stellare, estremamente nitida, solida, corposa e potente. Le chitarre hanno un suono semplicemente devastante, al pari della batteria. Pure il basso si riconosce meglio che non in passato, grazie all'ottimo lavoro svolto dal session Novy, il talentuoso frontman dei connazionali Devilyn.
Nonostante si tratti di un disco molto compatto e granitico, "Thelema.6" contiene canzoni varie, per quanto siano suonate per buona parte a velocità sostenute, basate su notevoli cambi di tempo. Proprio per questo motivo, dunque, non finiscono per assomigliarsi tra loro. I pezzi si susseguono senza sosta: non c'è un attimo di pausa, non un istante in cui tirare il fiato. Eppure tutta questa violenza non rende necessariamente "Thelema.6" un capolavoro. La band insiste in più occasioni su riff caratterizzati da armonici artificiali molto efficaci, che talvolta, però, finiscono per essere un tantinello ripetitivi (si veda, ad esempio, "Inflamed With Rage"). Qualitativamente parlando, questo disco non riesce a imporsi come aveva fatto il suo predecessore, perché contiene ottimi pezzi accostati a momenti meno ispirati e carichi. E' zeppo di brani violenti, è suonato superbamente e registrato in maniera altrettanto buona, però non tutte le canzoni fanno sognare dall'inizio alla fine come quelle di "Satanica". Prendiamo il quarto pezzo, ad esempio, intitolato "Pan Satyros": l'inizio è spiazzante, un vero delirio, con stacchi di chitarra imprevedibili e velocissimi, e neppure il mid-tempo seguente è da meno; tuttavia il finale è colpevolmente sottotono. Non mancano alcuni riferimenti all'album precedente: in "Natural Born Philosopher" e in "In The Garden Of Dispersion", ad esempio, compaiono quei fraseggi chitarristici che avevano contraddistinto alcuni brani di "Satanica". La prima presenta pure un breve stacco di chitarra acustica. L'ascolto prosegue con canzoni velocissime, che uniscono un songwriting di qualità alla ferocia tipica del black metal, come dimostrano "Christians To The Lions" e "Inauguration Of Scorpio Dome", mentre il riff iniziale di "The Universe Illumination (Say 'Hello' To My Demons)" rimanda curiosamente alle sonorità tanto care agli Slayer. Le ultime due tracce, infine, intitolate "Vinum Sabbati" e "23 (The Youth Manifesto)", sono basate su ritmi più ragionati delle altre. Quest'ultima, in particolare, inizialmente è incentrata sul ripetersi rapido ed incessante di un unico riff, per la verità piuttosto melodico, finché non sopraggiunge un micidiale mid-tempo, il momento più lento e claustrofobico dell'intero disco, scandito da una batteria terremotante. Un gran pezzo, nonostante sia un po' atipico rispetto agli standard dei "Behemoth" (ma lo era anche "Chant For Eschaton 2000", il brano conclusivo di "Satanica").
Una particolarità ce l'hanno pure i testi, incentrati sulla figura di Aleister Crowley. E' stata portata avanti la collaborazione con Krzysztof Azarewicz, che già aveva composto quasi tutti i testi su "Satanica".
Insomma, in fin dei conti può essere una semplice questione di gusti, fatto sta che io preferisco di sicuro "Satanica" a "Thelema.6", il quale, comunque, rimane un album nettamente sopra la media. Se siete fan del death metal più feroce, o semplicemente grandi estimatori di Nergal e soci, questo disco non vi deluderà.
(BRN - Ottobre 2004)

Voto: 8


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Sito internet: http://www.behemoth.metalkings.com/