BEHEMOTH
Sventevith (Storming Near The Baltic)

Etichetta: Pagan Records
Anno: 1995
Durata: 46 min
Genere: Black Metal


A distanza di pochi mesi dall'uscita del mini d'esordio "And The Forests Dream Eternally" i Behemoth tornano in studio per le registrazioni del loro primo full-length. Archiviata la breve parentesi con la Entropy Productions, la band polacca si concentrò esclusivamente a riconfermare il proprio valore.
Nergal, nei momenti di riflessione, quando non aveva impegni legati allo studio (sia lui che l'amico/compagno Baal Ravenlock erano studenti in un college) amava camminare nei boschi ed immergersi nella natura selvaggia. Furono forse queste passeggiate solitarie ad ispirarlo e far nascere in lui l'interesse per la cultura della sua terra e gli antichi riti pagani. Questi elementi iniziarono a manifestarsi sempre più nettamente nella musica dei Behemoth, che pian piano assumeva delle caratteristiche particolari e si faceva sempre più personale. Nonostante questa adesione alla cultura pagana, però, il look della band era sempre fatto di abiti neri, facce pitturate e croci rovesciate.
Musicalmente, comunque, questo CD non testimonia un sensibile distacco da quanto fatto sentire in precedenza: si tratta ancora di Black Metal puro ed autentico, diretto e malvagio, nonostante sia velatamente impregnato di atmosfere epicheggianti, che rimandano principalmente alla tradizione pagana. Non ci sono cori o inserti folkloristici, badate bene, però il fascino e l'influsso dell'antica cultura pagana qui è più che evidente. Gli accompagnamenti di chitarra acustica e i sottofondi evocativi di tastiere contribuiscono a definire meglio queste sensazioni. L'impatto di questo disco è però ugualmente freddo, nonostante il feeling sia senza dubbio particolare.
"Sventevith (Storming Near The Baltic)" venne registrato, ancora una volta, con una formazione a due, nonostante un paio di tracce (la strumentale "Ancient" e "Hell Dwell In Ice") siano state scritte e suonate da un session di nome Demonius, e le tastiere nelle altre canzoni siano state suonate, come in passato, da Cezar.
In sede compositiva le canzoni risentono pesantemente dell'influenza dei più importanti gruppi norvegesi del momento, specialmente Burzum e DarkThrone. La voce, infatti, si fa ancora più sgraziata e straziante che in passato. Le melodie sono molto tristi e grigie, spesso oscure e riflessive, e raramente si fanno sopraffarre dall'impeto delle canzoni. Piuttosto, sono proprio queste note malinconiche a dettare il ritmo del disco, invece delle sfuriate Black tanto in evidenza in "And The Forests Dream Eternally". Sono ben poche le canzoni dirette e scarne: "Forgotten Cult Of Aldaron" e "Wolves Guard My Coffin" sono gli unici esempi, oltre alla bonus track "Sventevith (Storming Near The Baltic)", tratta dal MCD precedente. Il resto dell'album, invece, vede alternati sapientemente questi due modi di concepire la musica, con melodie intense che esplodono in assalti di ferocia incontrollata.
Sono presenti tre tracce acustiche, ovvero "The Touch Of Nga" e le già citate "Ancient" e "Hell Dwell In Ice": le prime due sono delle strumentali brevi ed efficaci, mentre l'ultima, posta in chiusura, è decisamente monotona e pesante da ascoltare; si tratta semplicemente di un banale ripetersi di note di pianoforte. E' l'unico pezzo brutto e suonato neanche tanto bene, ma fortunatamente la carica della bonus track lo fa dimenticare in fretta.
La produzione di quest'album è, ancora una volta, scadente e grezza al punto giusto, in linea con quella del MCD precedente. La batteria si contraddistingue per un suono lontano e ricco di eco, talvolta leggermente caotico, ma a mio avviso molto incisivo. Anche la scelta di suoni freddi e zanzarosi per chitarre e basso è stata senz'altro azzeccata. Il fatto che siano così primitivi e naturali fa risaltare l'istinto e la determinazione con cui la band ha interpretato questo disco.
Difficile indicare le canzoni migliori: ognuna si contraddistingue in maniera singolare, racchiudendo una bellezza ed un fascino esclusivi. C'è quasi una continuità di emozioni tra un pezzo ed il successivo, un magico legame che va oltre il semplice impatto musicale e che rende "Sventevith (Storming Near The Baltic)" un disco unico ed inconfondibile.
La copertina di questo CD raffigura un dipinto del pittore polacco Stanislaw Jakubowsky, intitolato "Il Tempio Di Svarog", mentre il libretto, di ben dodici pagine, è interamente in bianco e nero e contiene svariati riferimenti alla cultura pagana.
Un album importantissimo per la storia dei Behemoth, dunque, che li ha consacrati come leader indicussi della scena Black polacca.
(BRN - Luglio 2004)

Voto: 9


Contatti:
Sito internet: http://behemoth.metalkings.com/