BËAT IN ZËN
Ocean Captive

Etichetta: autoprodotto / Biz'art Prod.
Anno: 2003
Durata: 72 min
Genere: elettronica/dark


Ecco una band piuttosto lontana dagli standard cui siamo abituati noi di Shapeless. Ogni tanto, però, capita anche a noi di recensire un disco che non è metal, e questo è uno di quei casi. I Bëat In Zën sono un duo francese che sostanzialmente suona musica elettronica, con l'innesto sporadico di una chitarra elettrica. Fanno parte del gruppo Tramb e Xtof Chambers, entrambi polistrumentisti.
"Ocean Captive" è un album difficile da ascoltare tutto d'un fiato, visto che contiene ben diciotto canzoni, per un totale di oltre settanta minuti di durata. Non è neanche semplicissimo da descrivere, a causa dei diversi metodi che la band ha di comporre. La voce viene modulata in vari registri, le tastiere vengono sfruttate a dovere attraverso un'ampia gamma di suoni, la batteria è sintetica, martellante in certe tracce, danzereccia in altre. A tutto questo si deve aggiungere una gran quantità di campionamenti ed effetti di varia natura.
La chitarra elettrica non è qui solo a garantire un discreto impatto e rendere la proposta dei Bëat In Zën più aggressiva ed accattivante. Le distorsioni usate, infatti, spesso sono piuttosto blande, tanto che in certi momenti gli altri strumenti hanno il sopravvento; è invece frequente l'utilizzo di effetti particolari, specie in fase di arrangiamento.
Tramb e Xtof Chambers, in questo disco, hanno focalizzato la loro attenzione su melodie stranianti, ora ipnotiche, ora estenuanti nella loro ripetitività al limite dell'irritante. L'idea generale è quella di comporre qualcosa di malato e disturbante, su questo non ci piove. I due sondano il subconscio umano, lo analizzano e trasportano nella musica le loro impressioni. Queste diciotto canzoni non sono altro che un viaggio nella loro mente, un veicolo che trasporta l'ascoltatore nei più angusti recessi del loro animo, attraverso molteplici sensazioni che si accavallano, si intrecciano e si susseguono. Si passa da momenti di profondo disagio ed irrequietudine ad altri più rilassati e sognanti con molta facilità, senza alcuna forzatura. Talvolta subentrano brevi stacchi di quiete apparente a mascherare una sensazione negativa che subito torna in primo piano, o viceversa, a seconda del tema dominante in quel momento. I nostri non ci hanno risparmiato neppure esperimenti al limite della sopportazione, concedendosi l'inserimento sporadico di suoni stridenti, metallici. Il tutto a testimonianza di una situazione di alienazione quasi totale, rotta da fugaci lampi di lucidità.
In questi settantadue minuti ci si aspetta che il disco esploda da un momento all'altro, ed invece si mantiene sugli stessi livelli dall'inizio alla fine. E forse è anche da qui che nasce quella sensazione di disagio, dovuta al fatto che quest'album sembra incompiuto, mancante di qualche particolare che lo completi. Ma è proprio così che la band riesce a calamitare su di sé l'interesse dell'ascoltatore dall'inizio alla fine.
Dopo tutte queste parole, mi chiederete: "Ma "Ocean Captive" è un buon disco, oppure no?" Risposta difficile. E' un album abbastanza vario, ricco di particolari studiati in maniera minuziosa, ma, come detto all'inizio della recensione, è davvero ostico. Ci sono molti episodi deliranti, scomodi e duri da digerire, ma la sua forza sta anche in questo. Secondo me, l'unico modo per ascoltarlo ed apprezzarlo è quello di associare la musica a immagini, pensieri, stati d'animo, immaginando di essere nella testa di qualcuno pericolosamente instabile. Se invece si va ad analizzare la musica di per sé, allora si rischia di rimanere in parte delusi. Eh sì, perché musicalmente non si può dire che le canzoni siano splendide. Contengono degli spunti d'interesse, però rimangono difficili da assimilare, anche dopo più di un ascolto. Prese singolamente probabilmente non hanno un gran valore, mentre tutte assieme raggiungono tranquillamente il loro scopo. Ma qui torna di nuovo il problema della durata proibitiva di questo disco. "Ocean Captive", dunque, è un lavoro per pochi, eppure non ve lo sconsiglio, perché in certi momenti può anche starci di accendere lo stereo e metter su questo CD, da ascoltare da soli, al buio, o come colonna sonora di qualche pazza nottata.
(BRN - Ottobre 2004)

Voto: 7


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