BATHORY
Under The Sign Of The Black Mark

Etichetta: Under One Flag (ristampato dalla Black Mark su CD nel 1990)
Anno: 1987
Durata: 36 min
Genere: Black


Voi cosa scrivereste se vi dessero la possibilità di recensire il vostro album preferito?
8 canzoni + intro che hanno poi influenzato praticamente TUTTO il Black Metal di oggi (dai Darkthrone in poi). Tutto inizia con l'intro "Nocternal Obeisance" a cui segue una violenta "Massacre", canzone tipica per presentare il classico stile dei Bathory di allora.
Con "Woman of Dark Desire" iniziano le novità (belle, che migliorano un suono ed uno stile già, per me, perfetto): una parte di tastiera che si interseca con l'assolo di chitarra su ritmiche melodiche, non sparate eppure dure. Segue poi "Call from the Grave", canzone ancora più cadenzata accompagnata da un bel testo (Buried and forgotten in a cold and nameless grave. If there is a God in heaven, hear my call from the grave...) e che all'interno ha un bell'assolo anch'esso molto melodico. Segue poi "Equimanthorn", canzone velocissima in grado anche oggi di spaccare... una delle più cattive mai suonata fino ad allora da chiunque. Per riprendersi Quorthon proponeva "Enter the Eternal Fire", canzone in cui le aperture melodiche di "Woman..." e "Call..." vengono riprese e ampliate in una canzone che è sempre riuscita a darmi sensazioni di maestosità, grandezza, potenza, disperazione, soffocamento, come solo Varg (sapete chi è, vero?) riuscirà a fare anni dopo. Questa canzone era allora il manifesto dei Bathory, e per me lo è tuttora.
Segue poi quello che è forse il brano più veloce in assoluto del disco, ossia "Chariots of Fire", una bella mazzata, dopo di che si torna alla melodia con "13 Candles", canzone più tipicamente Heavy Metal cui segue la violenta "Of Doom..." in cui Quorthon ringrazia e saluta tutti i fan della prima ora (eccomi :-))))).
La confezione del disco è ben fatta (il CD invece ha solo i testi), con la busta interna completamente nera con stampati i testi scritti in rosso con l'alfabeto gotico e sull'altro lato il ritratto della Contessa Bathory con la dedica:
"Woman of Dark Desire - dedicated to the memory of Elizabeth Bathory 1560-1640 - Of Doom dedicated to You!"
(Equimanthorn - Luglio 2002)

Voto: 10 e lode



Siamo sempre nella fase piu` Black del gruppo (e forse anche della storia): compaiono qui le prime tematiche nordiche che saranno poi i fili conduttori di tutti gli album a venire. Gli preferisco "...The Return" perche` era piu` granitico, un blocco che spacca tutti i denti; qui ci sono un po' di parti piu` rilassate, ma e` un gran capolavoro anche cosi`.
(gg - Settembre 2002)

Voto: 9



Magnifico! Quest'album è il mio preferito del primo periodo; qui Quorthon sperimenta nuove soluzioni con tastiere ed aperture melodiche che rappresentano un'assoluta novità nel classico Bathory sound, e che influenzeranno milioni di gruppi a venire.
(Randolph Carter - Maggio 2004)

Voto: 10