BATHORY
Bathory

Etichetta: Black Mark
Anno: 1984
Durata: 27 min
Genere: Black Metal (l'edizione del 1984 porta scritto sul retro "Speed Metal")


Prima di parlare di questo disco dobbiamo ripercorrere la storia dei Bathory fino al 1984. I Bathory furono fondati nel 1983 da Quorthon e da due suoi compagni di scuola col nome di Nosferatu, poi cambiato in Elizabeth Bathory (Quorthon dice di aver scoperto chi fosse a 14 anni durante una visita ai London Dungeon) ed infine in Bathory. Le prime canzoni che registrarono furono "Satan is my Master" e "Witchcraft". I Bathory furono allora contattati da Boss (qualcuno dice che sia il padre di Quorthon) per apparire sulla compilation "Scandinavian Metal Attack", e per questo disco registrarono le loro prime 2 canzoni ufficiali: "Sacrifice" e "The Return of Darkness and Evil". Allora successe l'impensabile: la casa discografica fu sommersa di lettere in cui si chiedevano notizie su quello che lo staff e la stampa riteneva essere il peggiore ed il più violento dei gruppi: BATHORY!!!!!!!!!
(Che in questo potevano competere solo con i contemporanei Hellhammer, che in seguito cambiarono nome in Celtic Frost, ma questa è un'altra storia...)
E fu così che fu registrato questo capolavoro!!!
Il disco inizia con l'intro "Storm of Damnation", che nelle edizioni in vinile non veniva indicata (in compenso i lati A e B sono indicati come Side Darkness e Side Evil) e che sfumava in "Hades", classica canzone d'attacco dei Bathory, veloce e movimentata a cui segue "Reaper", altrettanto veloce. Ora arriva quella che per me è un capolavoro: "Necromansy", canzone appena veloce, con un bel solo e maligna. Poi, per riprendersi. arriva la violenta nuova versione di "Sacrifice" (la vecchia versione ha le ritmiche diverse, con la batteria più lenta e cadenzata).
Cambiando lato (sul vinile :))) arriva "In Conspiracy With Satan", canzone veloce cui segue la leggermente più veloce "Armageddon". Un suono di campane (il primo su un disco Black) ci porta alla lenta "Raise the Dead". Canzoni come questa porteranno poi Quorthon a gemme nere come "Born for Burning" (su "The Return..."), "Enter the Eternal Fire" (su " Under...") e, sopratutto, all'apoteosi di "Blood, Fire, Death". Chiude poi il disco la velocissima "War".
Che dire di quest'opera? In questo disco è presente l'influenza dell'Heavy Metal che Quorthon (sempre unico compositore) ascoltava allora (in una vecchia intervista disse che "Ace of Spades" dei Motorhead era il suo disco preferito). Con il passare degli anni questa influenza verrà abbandonata, prima con "The Return...", poi con "Under the Sign of the Black Mark", per poi ritornare, riveduta, corretta e personalizzata con "Blood, Fire, Death" (e qui mi fermo, di tutto questo parlerò in seguito...).
"Bathory", malgrado un po' d'ingenuità, è una buona opera prima in cui si sente quell'alone di violenza sonora, oscurità e (perché no?) cultura musicale e non che farà dei Bathory la leggenda che sono oggi.
Due parole sole sulle confezioni: quella del CD contiene all'interno i testi ed ha un retro diverso dalla busta del vinile (che però all'interno non ha i testi).
(Equimanthorn - Luglio 2002)

Voto: 8.5



A questo esordio preferisco di piu` il secondo disco, "...The Return". Questo lo vedo un pochino piu` legato alle varie influenze di Quorthon... insomma, un po' troppo acerbo. Nel secondo, checche` ne dica Equimanthorn, la voce cambiera` e diventera` molto piu` malata e sgozzata e il tutto acquistera` un suono piu` malvagio.
(gg - Novembre 2002)

Voto: 8.5



Il primo dei Bathory mi piace abbastanza, è sì un concentrato di violenza insana, ma anche un bel un po' senza cervello. Se è vero che Quorthon ha lasciato un segno (nero, ovviamente!) nel metal estremo degli anni '80, non è certo grazie a questo disco.
(Randolph Carter - Maggio 2004)

Voto: 7.5