BALVAZ
Balvaz (7")

Etichetta: Virulence
Anno: 1990
Durata: 14 min
Genere: death metal


I Balvaz sono stati uno dei primi gruppi estremi nati in Norvegia. La loro nascita va rintracciata nel lontano 1987, quando ancora erano in pochi a suonare un genere simile. Nacquero dalle ceneri di un gruppo chiamato Braindead che aveva all'attivo un unico demo intitolato appunto "Balvaz". La formazione comprendeva quattro ragazzi i cui nomi erano Lars, Jon, Qivind e Lasse, provenienti dalla cittadina di Manstad, ad est di Lervik.
Inizialmente suonavano un death metal piuttosto semplice, basato su riff lenti e pesanti ed una voce growl. In seguito, però, i nostri maturarono uno stile più personale per quanto piuttosto semplice ed essenziale. Le composizioni si assestavano quasi sempre su mid-tempo, con qualche sporadica cavalcata e rare accelerazioni. Registrarono due demotape, ovvero "Kællus Tapus" nel 1989 e "Phlegm" l'anno seguente. Quest'ultimo venne ristampato in vinile e diventò quello che fu la loro unica testimonianza ufficiale, ovvero un 7" omonimo uscito per la francese Virulence. Benché stilisticamente non se ne discostasse, "Phlegm" rappresentava un discreto passo avanti rispetto a "Kællus Tapus" grazie a canzoni più mature ed incisive ed una prestazione vocale sopra le righe. I Balvaz, nel luglio del 1990, registrarono il loro materiale ai Kællen Studio di proprietà di Ketil Johansen (così come fecero, tra gli altri, i Thy Abhorrent per "Death Rises At Dawn" e i Cadaver per "Abnormal Deformity") e mixarono il tutto agli Studio 2 di Sarpsborg.
Nei mesi immediatamente seguenti la Norvegia vide la nascita di una scena estrema incredibilmente nutrita. Il nome Balvaz non fu mai al centro dell'attenzione nonostante sia stato uno dei primi a distinguersi per aver suonato una musica così violenta. Suonarono alcuni concerti accanto ad altri gruppi nascenti. La band, però, rimase sostanzialmente nell'anonimato fino a quando si sciolse, nel 1992, a causa di divergenze musicali tra i musicisti che presero strade diverse. Lasse Lie fondò i Disgusting, che pubblicarono un paio di album per la Head Not Found, ed in seguito divenne il bassista dei Cadaver meglio noto come LJ Balvaz. Da segnalare anche la sua partecipazione con gli Hydr-Hydr. Jon F. Bakker e Lars entrarono nei Carpathian Fullmoon, rispettivamente come tastierista e bassista. Nello stesso gruppo militava anche Endre Begby, ex-Abysmal. Registrarono un 7" nel 1993 dal titolo "Caedes Sacrilegae", edito per la Adipocere, ed il full-length "Serenades In Blood Minor" uscito con il marchio Avantgarde Music, prima di svanire nel nulla. Jon, al momento, sembra essere l'unico ancora in circolazione visto che suona sia nei Kampfar che nei Gruesome.
Ma torniamo a parlare del vinile in questione. "Balvaz" contiene quattro canzoni. Il lato A inizia con "Phlegmous", il miglior pezzo scritto dalla band. Si tratta di un ottimo esempio di death metal pesante ed essenziale, privo di assoli o tecnicismi e quasi mai veloce. E' contornato da una voce particolarissima, molto urlata e straziante, ai confini del black. E' proprio il cantato l'elemento di maggior interesse, a mio avviso, in quanto riesce a trasmettere una rabbia palpabile. L'atmosfera si fa quasi apocalittica, tra urla disumane e riff tesi ed oscuri.
"Fusion" continua sui binari della traccia precedente con discreti riff fatti di accordi lunghi e cupi e rare accelerazioni, peraltro contenute. Qualche passaggio non mi ispira molto ma nel complesso è un'altra buona canzone, rabbiosa e malvagia.
L'altro lato di questo vinile propone dapprima "Bleamish". Si tratta di un pezzo che, dopo un inizio assolutamente da dimenticare, si assesta su livelli più che accettabili. Presenta ritmiche mediamente più veloci rispetto a quanto si è potuto sentire in precedenza, però tutto sommato la band si esprime al meglio nei momenti cadenzati.
In conclusione c'è "Contrafibularities", altro esempio dello stile dei Balvaz. Alterna stacchi leggermente veloci ad altri rigorosamente martellanti. La batteria è discretamente varia e dinamica, nonostante il riffing non sia dei più ispirati in certi frangenti. La struttura di questa canzone è meno lineare delle precedenti, con qualche tempo dispari e dei cambi meno prevedibili.
La produzione è più che accettabile: il grezzume che la contraddistingue accresce ancor più la rabbia dei pezzi senza mai scadere nel caotico. Gli strumenti sono tutti ben riconoscibili. In linea con quelle dell'epoca, insomma. La copertina, realizzata da Roy Skjelnes, consiste in un disegno in bianco e nero fatto di una ventina di enormi occhi spalancati e alcuni riferimenti all'occultismo qua e là. Nel retro c'è una foto dei quattro ragazzi.
Nella loro semplicità queste canzoni testimoniano che i Balvaz erano un gruppo onesto che meritava attenzione. La mancanza di accelerazioni non si fa assolutamente sentire visto che i nostri sapevano esprimersi molto bene con ritmiche cadenzate, in un contesto opprimente e claustrofobico. Qualche pecca dovuta all'inesperienza può essere perdonata visto che si tratta comunque di uno dei primi gruppi estremi affacciatisi in Norvegia.
Visti i contenuti musicali non strabilianti forse qualcuno si chiederà quale senso avesse scrivere, a tanti anni di distanza, questa recensione. Personalmente mi sembra giusto riconoscere i meriti di questo gruppo e di farlo conoscere anche a chi non li aveva mai sentiti nominare. In secondo luogo ritengo possa essere utile a coloro che sono alla ricerca del suddetto 7", visto che lo si trova in qualche trade-list cercando un po'. Su internet non c'è uno stralcio di recensione a riguardo, per cui spero possa dare qualche informazione in più a chi lo sta cercando. Segnalo che sul sito ufficiale dei Gruesome (http://home.enter.vg/pest/gru2.htm) è presente l'mp3 di "Phlegmous".
(BRN - Febbraio 2005)

Voto: 7