BALTAK
Macedonian War

Etichetta: Battlegod Productions
Anno: 2003
Durata: 37 min
Genere: black metal


Non si sa molto dei Baltak. Questa band macedone ha esordito nel 1995 con "Macedonian Darkness And Evil", sulla scia dei tanti gruppi che hanno deciso di riscoprire le proprie radici nazionali. Nel 1997 è stata la volta di "Zaginatiot Grad" mentre nel 2000 è stato raggiunto il traguardo del terzo album con "Kral Na Vda Svetoj". "Macedonian War - Makedonski Boj" è l'ultima fatica del duo composto da Gorgoroth (chitarra, basso e voce) e Lord Of Aeveron (batteria).
Le registrazioni hanno avuto luogo negli studi Pirna in Germania nel novembre del 2002. "Macedonian War" è stato pubblicato dall'etichetta Battlegod Productions. In copertina vi è l'immagine di un cavaliere in armatura che brandisce due asce sgocciolanti sangue. Dietro di lui infuria una battaglia e si intravede un tempio divorato dalle fiamme. In primo piano vi è la testa di un turco impalata su una lancia. Dietro al cavaliere sventola la bandiera macedone. Il libretto, molto professionale, ha otto pagine coloratissime contenenti i testi, la discografia della band e tutte le informazioni di registrazione.
La canzone di apertura è quella che porta il titolo dell'album. E' un assalto violentissimo, che colpisce duro! Il suono della chitarra è tagliente; i riff sono isterici e di una precisione implacabile. Il batterista ci dà dentro con furia omicida, senza perdere un colpo. La voce di Gorgoroth poi è strana. Non è il classico strillo distorto del black, è piuttosto un urlo dal registro acuto. Il testo è in serbo-croato (o macedone, in caso ci sia qualche differenza sostanziale) pertanto è impossibile per me tradurne il significato. "Macedonian War" è però un titolo che parla da solo. Questa composizione è mossa da uno spirito di aggressione. L'effetto è talmente tellurico che è facile immaginarsi uno scontro tra cavallerie avversarie, con gli zoccoli dei cavalli che fanno rombare la terra sotto ai nostri piedi!
"Going To War", nonostante il titolo, è meno arrembante della precedente. Il suono è sempre vigoroso e ruvido. Il ritmo è per la maggior parte del tempo nervoso e solo a metà brano sembra tranquillizzarsi per un momento. Si tratta della classica calma minacciosa che preannuncia la tempesta: nel finale infatti i Baltak accelerano in maniera spaventosa, raggiungendo la velocità della luce!
"Sick People" è un altro esempio di black belligerante e selvaggio. La velocità di esecuzione è sempre molto sostenuta. Il riffing è strettamente legato ai canoni del genere ma la vitalità con cui è suonato rendono la prova entusiasmante. Belle le pause a effetto sulle quali Gorgoroth strilla parole per me incomprensibili.
"We The Macedonians" è una delle poche canzoni con il testo in inglese. Lo stile dei Baltak strizza un occhio al thrash o al black dei primordi. Naturalmente le accelerazioni impossibili ed apparentemente caotiche ci sono sempre. Il riff principale è di facile assimilazione ed è uno dei più incisivi dell'album. Le esplosioni di violenza sono terrificanti. A volte parte una pioggia di riff convulsi che spiazza l'ascoltatore. "We The Macedonians" ha una struttura relativamente complessa ottimamente suonata da musicisti competenti.
Spedita ma non velocissima è la buona "Now & Forever". Il suono è più oscuro del solito. Mano a mano che si procede con l'ascolto, "Macedonian War" mette in mostra la varietà del songwriting dei Baltak. Le canzoni sono derivative ma non ce n'è una brutta o inutile. Sono validi esempi di black, resi ancora più interessanti dalla potenza devastante del duo. Gorgoroth non è solo un buon chitarrista ma è anche un bassista sanguinario. Il suono delle sue quattro corde fa male, sembrano frustate! E in "Now & Forever" tutto questo salta all'orecchio.
Con "World Burning" si ritorna alle sonorità più cattive e vorticose. Belli i riff; eccezionale l'impatto. Anche in questa canzone è presente la caratteristica cadenza thrash del gruppo macedone. A dire il vero, essa è riscontrabile in qualunque traccia di "Macedonian War". Alcune volte il thrash è appena accennato, altre volte è molto evidente. Altre volte ancora il thrash ruba completamente la scena al black: questo è il caso di "Filip Of Macedon". Per quanto possa sembrare impossibile, con questa canzone i due musicisti pigiano ancora di più sull'acceleratore! E' un brano troppo coinvolgente, che spinge ad un headbanging suicida (infatti correte il rischio di svitarvi il collo dalle spalle). Ottima: impatto prima di tutto!
Con "Unconscious" i Baltak confermano di essere uno dei gruppi black più veloci del momento. La loro musica potrebbe soddisfare gli amanti degli Immortal più tirati. Occhio però che il riffing è estremamente diverso da quello della band norvegese. Non sono assimilabili i due gruppi. Il paragone serve solo a stuzzicare quei lettori per i quali il black dei giorni nostri è troppo lento!
Ecco ora la seconda canzone in inglese dell'album: "The Un-Greek Barbarians" (i testi in questa lingua sono opera di Darko, di Vampire Magazine). La composizione gode di una ritmica molto decisa, mentre la voce di Gorgoroth recita e strilla le gesta del popolo macedone. Questa canzone è piena di quel feeling oscuro e devastato tipico del black/thrash più assassino.
Quanta rabbia, quanta cattiveria, quanta violenza in questo CD dei Baltak! C'è da restarne annichiliti! Non si tratta di un capolavoro ma è certo che "Macedonian War" è un disco solido ed efficace. Gorgoroth e Lord Of Aeveron dimostrano di avere le palle per dire la loro nel panorama metal internazionale. Amanti del black, provate i Baltak! Ne vale la pena!
(Hellvis - Ottobre 2004)

Voto: 8


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