BALROG
Kill Yourself

Etichetta: DBM Productions & Aeon Records
Anno: 2004
Durata: 42 min
Genere: Black Metal


Questo promo mi è arrivato senza un benché minimo stralcio di biografia, tuttavia i Balrog, da quanto ho capito, sono una giovane band francese alle prese con il loro debutto discografico. "Kill Yourself" è un classico esempio di Black efferato, veloce, diretto e senza compromessi. Dieci sono le canzoni che compongono quest'album, di cui la title-track, posta in apertura, non è altro che un'intro.
L'intero lavoro si sviluppa su ritmiche dirompenti, ottenute con l'ausilio di una drum machine, con delle chitarre sulfuree e un alternarsi di scream e growl a completare il quadro. La mancanza di un batterista non si fa notare più di tanto, in quanto la drum-machine non è stata programmata su livelli inumani o esagerati, e presenta soltanto con qualche accelerazione vertiginosa in "Neutronized". Stilisticamente, i Balrog risentono di svariate influenze riconducibili più al filone Black svedese, rispetto a quello norvegese, se non altro per una maggior pulizia dei suoni e per riff di spessore tecnico maggiore.
Dopo le lugubri note di tastiere dell'opener, i nostri inanellano una serie di pezzi sparati, dinamici e di grande impatto. "Neutronized" ricorda gli italiani Adversam, mentre "Kingdom Of My Own" e l'inizio di "Funeral March To Mankind" celano qualche riferimento al Black di scuola norvegese. La seconda, in particolare, è anche la migliore del lotto, caratterizzata da uno spiazzante cambio centrale che apre la strada ad uno dei più bei riff che si possano ascoltare in questo CD. In questa canzone i Balrog fanno trasparire, almeno in parte, un po' di personalità, se non altro per aver studiato una struttura più complessa e meno banale di quanto fatto vedere nelle altre canzoni.
I migliori Dark Funeral e Setherial sembrano invece essere i numi ispiratori di "Lead The Rats To Their End" e "All Life Will Turn Into End", mentre lo spettro dei Marduk aleggia, senza preoccuparsi di nascondersi troppo, in "Tyranic Dreams".
In quest'album i rallentamenti sono davvero rari, ma non mancano dei cambi interessanti e ben studiati. L'unica traccia lenta è "Agonie", basata su un semplice arpeggio di chitarra acustica ripetuto svariate volte, con qualche vocalizzo sofferente che emerge lontano, sullo sfondo. Nonostante mostri la band sotto un punto di vista differente, questo pezzo è abbastanza inutile, e non rientra per nulla nel contesto in cui si trova inserito.
La band torna però a picchiare ferocemente con le successive "Sword Of Death" e "Black Half", a suggellare un disco tutto sommato ben riuscito, carico di rabbia e devozione verso il maligno, così come vuole il genere. E' anche presente una brevissima ghost track: quaranta secondi suonati con la chitarra acustica che non aggiungono nulla a quanto già detto nelle tracce precedenti.
La produzione di "Kill Yourself" è ben riuscita, con dei suoni di chitarra freddi e potenti al tempo stesso, ma anche piuttosto nitidi. La batteria è penalizzata da un volume leggermente troppo basso, con la doppia cassa, in particolare, che si distingue a fatica. Nel complesso, comunque, l'ascolto di "Kill Yourself" si rivela tutt'altro che confuso.
La preparazione tecnica della band è adeguata e, seppur manchino gli assoli, i chitarristi dimostrano di sapersela cavare, proponendo riff molto veloci e dinamici, specialmente in "Sword Of Death".
La confezione di questo disco non è memorabile, ma almeno si differenzia delle classiche uscite Black, essendo principalmente realizzata con tonalità rosse e bluastre. Sono inoltre compresi i testi, spesso incentrati sul tema del suicidio, e non mancano i primi piani dei vari componenti del gruppo, tutti nascosti dietro un malefico face-painting.
Non saprei che altro aggiungere, se non consigliare quest'uscita principalmente ai fanatici del Black, in particolare di derivazione svedese. Nulla di originale, e nemmeno di troppo personale, sotto ogni punto di vista: si tratta dell'ennesimo gruppo onesto, che non pretende di creare qualcosa di innovativo, ma semplicemente vuole togliersi la soddisfazione di vedere il proprio lavoro affiancato a quello dei grossi nomi che hanno dato vita al genere. Si tratta di una band dalle buone potenzialità, dunque, da tenere in considerazione in futuro, specie se saprà togliersi di dosso certe influenze troppo marcate, forse dovute anche all'inesperienza. Per essere un esordio, comunque, "Kill Yourself" è un disco senz'altro interessante.
(BRN - Aprile 2004)

Voto: 7.5


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