AVENGER OF BLOOD
Death Brigade

Etichetta: Heavy Artillery
Anno: 2007
Durata: 45 min
Genere: thrash metal


E' strano nel 2008, con autoproduzioni che arrivano sempre più a livelli di eccellenza, avere tra le mani un full-length, per giunta il secondo della band in questione, che suoni così retrò e maledettamente marcio... eppure vi basterebbe sentire i primi secondi di un qualsiasi brano di questo "Death Brigade", degli statunitensi Avenger of Blood, per comprendere appieno le mie parole. Accasati presso la Heavy Artillery, etichetta che sta fornendo il proprio contributo alla cosiddetta "New Wave of Thrash Metal" con band come i Panthom Witch o il four piece speed metal svedese Enforcer, gli Avenger of Blood pubblicano il successore del primo "Complete Annihilation" rimanendo legati ai canoni che li hanno contraddistinti, e gli Slayer degli anni d'oro della Bay Area sarebbero probabilmente fieri del figliol prodigo. Thrash metal senza compromessi, che paga lo scotto della registrazione piuttosto casereccia, in particolar maniera per i suoni di chitarra che non risultano nitidi e sempre distinguibili, e non danno atto della perizia tecnica che contraddistingue le due asce. Discorso a parte per il batterista Shannon Frye, che come già aveva dimostrato con "Complete Annihilation", pur fornendo la giusta carica dietro le pelli e lasciando soddisfatto l'ascoltatore per i ritmi sostenuti, fatica molto sui passaggi più rapidi in doppia cassa, arrivando spesso a mancare qualche colpo, con una riuscita spesso sgradevole alle orecchie. Ma di certo i fan più intransigenti di quel thrash poco aperto alla melodia, ed attaccato più che altro alla furia in grado di scatenare gli animi di chi ama il "pit", non serberanno rancore per ciò. Detto questo, volendo dare un parere prettamente personale al lavoro in questione, e pur facendo parte di coloro i quali necessitano di una certa percentuale di melodia all'interno di un brano, devo assicurare in tutta sincerità d'aver apprezzato non poco quest'album, pur partendo con i pregiudizi indotti dall'ascolto del debut prodotto nel 2005. Un songwriting più maturo non guasta di certo, anche se è necessario offrire una chance anche al primo album per rendersene conto, viste le sottili differenze distinguibili.
Sono dieci le canzoni presenti, per un totale di 45 minuti; quindi tempi allungati rispetto ai classici che hanno certamente ispirato gli Avenger of Blood, i quali rasentano a malapena la mezz'ora di musica in più d'una occasione. Anche le tematiche trattate si allontanano poco dal calderone, e titoli come la stessa titletrack, "Poserslaughter" o "Assassins" possono facilmente rendere l'idea.
Niente fronzoli, e niente perdite di tempo, "Vicious Onslaught" parte direttamente in quinta, classica scuola Slayer, e di certo i Death dei primi due seminali album contribuiscono al maelstrom sonoro che ne deriva; tempi quadrati, stop 'n go, partiture rallentate che in nessun modo lasciano spazio ad un minimo di melodia, a testa bassa fino alla fine dell'album. "Death Brigade" non smentisce quanto affermato poco sopra, così come la successiva "When Will You Die?", caratterizzata da un solo che molto ricorda i fasti di "Raining Blood". "Mortally Wounded" prosegue rivangando anche un contributo europeo, targato "big three" (Sodom, Destruction e Kreator), con degli intercalare al limite dell'heavy classico, mentre "Bloodseeker" si sposta verso la frangia meno nota del thrash teutonico, e personalmente ho riscontrato spunti in classico stile Paradox. "Poserslaughter" ha la pretesa e l'intenzione di mostrare violenza musicale, con ovvi risvolti in termini lirici che non necessitano di essere spiegati, visto la facile interpretazione che lo stesso nome del brano favorisce, mentre "Terminate", con partiture soliste sull'orientaleggiante andante lascia respirare l'influsso dei primi Testament, su tutti "The Legacy" con brani diretti come "C.O.T.L.O.D.". Non resta che gettarsi a capofitto sulla triade finale, composta da "Sadistic Inquisitor", la miglior prova dell'album da tutti i punti di vista, ovvero varietà nelle soluzioni, ritmiche, arrangiamenti, con la sua apertura e chiusura in mid tempo intervallata da una scarica di thrash genuino che vede le due chitarre intrecciarsi con una maggiore cura stilistica rispetto al resto, "Beneath The Waves" e "Assassins", altre sferzate old school che terminano il cd così com'è cominciato, senza cedere e senza lasciar respirare.
Per i fan dei Kreator, e gli estimatori delle prove vocali di Mille Petrozza, di certo una insperata sorpresa con un cantato che molto ricorda la voce del leader della band tedesca, in questo caso più tagliente e sporca. I continui accenni ad Hanneman e soci non sono campati per aria, sono una fonte inesauribile d'ispirazione per gli Avenger of Blood, che di certo vanno fieri di una scelta artistica profondamente legata alla tradizione del genere. In sostanza un album piuttosto violento, capace di lasciare il segno e di infiammare dalla prima all'ultima nota: cosa chiedere di più?
(PaulThrash - Settembre 2008)

Voto: 7


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Sito internet: http://www.myspace.com/avengerofblood