AURA
A Different View From The Same Side

Etichetta: My Kingdom Music
Anno: 2008
Durata: 68 min
Genere: prog metal


Dopo aver prodotto gli ottimi Dream Steel, ecco che la My Kingdom Music torna a farsi sentire nel panorama prog metal italiano, questa volta con gli Aura, una interessante formazione nata addirittura nel 1996 e che può vantare già diverse pubblicazioni (sebbene questo sia il loro debutto ufficiale per un'etichetta). Nel corso degli anni, infatti, questi ragazzi hanno pubblicato tre demo - "Promo 97", "Cold" (1998) e "The Wait" (2001), seguito da un promo-CD intitolato "New Life" (2004), recensito qui su Shapeless.
Eccoci quindi a parlare di questo "A Different View From The Same Side", un lavoro molto ambizioso che pur non essendo esente da qualche difetto, mostra comunque una band su cui puntare fortemente per il futuro: il CD è composto da sette composizioni, più una ghost-track, per un totale di 68 minuti di musica; composizioni molto lunghe, che spesso si aggirano intorno ai 9-10 minuti di durata, ed un approccio sicuramente non facile ad un genere già di per sé molto complesso. Insomma, non mancavano gli indizi che potevano far pensare ad un album noioso e invece gli Aura ci stupiscono e ci regalano un lavoro più che dignitoso, ancora fortemente influenzato dai pilastri portanti del genere (Dream Theater e Queensryche, principalmente), ma che mostra una maturazione già ben avviata, frutto degli anni di esperienza.
Giusto per ricollegarmi ad un discorso che ho fatto proprio in questi giorni recensendo un'altra band prog metal (i Suspyre con il loro "When Time Fades", che trovate su queste pagine) dicevo come questa formazione fosse formalmente ineccepibile ma, tutto sommato, perfettamente inquadrabile nelle strutture immutabili del genere di appartenenza; bene, per gli Aura la cosa è sì percepibile ma, se da una parte è vero che non raggiungono quella perfezione di forma che si sente nel lavoro dei Suspyre, è anche vero che il risultato finale è superiore grazie a dei passaggi molto più entusiasmanti e 'sentiti' rispetto ai colleghi d'oltreoceano.
Smettendo di parlare in astratto, ma entrando nel vivo delle composizioni, iniziamo subito parlando delle prime canzoni del CD: "At Opened Eyes" inizia subito senza scherzare con dieci minuti abbondanti di durata, ma questo pezzo non è tra quelli che mi hanno colpito di più, forse perché un po' troppo derivativo. Buona la scelta di alcuni suoni un po' vintage di tastiera, mentre proprio non mi piace come suonano le chitarre, troppo penalizzate e trattenute.
Tutt'altro discorso, invece, per "A New Life" un gioiello di prog metal intelligente e ben suonato, che fa esplodere in un tripudio soprattutto sul finale, quando il tastierista Francesco Di Verniere, accompagnato da tutta la band, si lancia in un bellissimo momento jazz. Tecnica sopraffina, eleganza e misura, qualche svolazzo virtuoso e via, hanno già vinto. Bravi!
"The Lord Of Time" è un po' più melodica e lineare, con un buon riff di chitarra vicino all'hard rock: il brano si perde un po' per strada nei suoi sette minuti di durata, ma comunque è più che dignitoso. Torniamo su buoni livelli, invece, con "I Will Be There For You", una pregevolissima composizione che sarebbe riduttivo descrivere come una semplice ballad, visto che nel corso della sua durata mostra molti aspetti e colori, mantenendo sempre un alto livello di partecipazione e sentimento.
Il secondo picco arriva con la title-track, una lunga composizione strumentale che mostra tutte le doti esecutive del gruppo e aggiunge una forte componente prog rock: tanto per dire, ci sentirete molto dei Genesis dei tempi d'oro, unito ad un accenno di Yes nei passaggi più bucolici. Dieci minuti che convincono completamente, senza mai stancare, con una chiusura acustica di altissimo livello.
Ormai ci stiamo avvicinando alla conclusione di questo viaggio e così, dopo aver superato "Pray", un brano discreto che però non aggiunge molto a quanto già detto finora, arriviamo a quella che sembrerebbe la fine del CD con "Feelings", un pezzo piuttosto lento, maestoso e adattissimo a chiudere in grande un'opera che non si pone limiti. Stupendo lo stacco in cui pianoforte e chitarra dialogano su un ritmo che a me ha ricordato qualcosa di orientale, ma forse sono pazzo io.
A questo punto la tracklist sarebbe esaurita, ma gli Aura hanno ancora una carta da giocare ed è una delicata ghost-track acustica: molto semplice con un arpeggio che arriva direttamente al cuore e il canto di Giovanni Trotta che duetta con una voce femminile. Molto, molto bella.
Insomma, non so nemmeno io che voto dare a questo CD: ci sono quattro composizioni ("A New Life", "A Different View From The Same Side", "Feelings" e la title-track) che sono davvero molto buone. Il resto è più che sufficiente, ma con qualche caduta di tono che fa un po' pesare la durata molto elevata del lavoro. Io sono abbastanza propenso a premiare questo gruppo, dimenticando le piccole incertezze; fatto sta che una cosa è certa: tenete a mente il nome degli Aura, perché se sapranno portare avanti quelle qualità mostrate nei quattro pezzi citati, potrebbero davvero essere un volto nuovo del panorama prog metal italiano.
(Danny Boodman - Ottobre 2008)

Voto: 7.5


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