AUDIOPAIN
The Traumatizer

Etichetta: autoprodotto
Anno: 2004
Durata: 34 min
Genere: Thrash/Black Metal


Come già accennato nell'intervista condotta con Sverre Daehli, i norvegesi Audiopain sono freschi autori del loro primo full-length. Nonostante, al momento di entrare nei Fias Co. Studio, Sverre, Bjarne e Petter avessero in mente di dar vita all'ennesimo demo della band, "The Traumatizer" rappresenta infatti il loro debutto ufficiale. La scelta di considerare come tale questo disco è nata dal fatto che, a differenza dei precedenti lavori della band, è stato registrato in maniera più professionale e, tra l'altro, gode di una migliore distribuzione in BeNeLux e USA, rispettivamente ad opera di HDG Distribution e Vendlus Records, nonostante l'album sia autoprodotto.
Un aspetto cuioso è legato al desiderio di omettere ogni riferimento alla line-up: questo, a detta di Sverre, simboleggia che gli Audiopain non sono l'unione di tre distinte persone, ma piuttosto sono una band sotto ogni punto di vista. Questa idea è nata dalla voglia di opporsi all'abitudine, nella scena Black, di identificare ciascun gruppo come l'unione dei singoli individui che lo compongono.
Stilisticamente, "The Traumatizer" non si scosta molto dal precedente demo "Revel In Desecration": il Thrash Metal marcio e malato è sempre l'elemento dominante, anche se è riscontrabile qualche accenno in più al Black. Ma è forse il suono a legare ancor più i due lavori, un suono all'apparenza volutamente datato, fatto di chitarre ruvidissime e graffianti, accompagnate da una voce lacerante. Questa scelta riflette chiaramente l'intento del trio di andare controcorrente, di opporsi al trend imperante di sfornare quotidianamente dischi piatti e superficiali, pensati a tavolino, e di porsi come un chiaro manifesto incitante il vecchio spirito rozzo del Thrash, ovviamente rivisitato in un'ottica più estrema.
Le sei canzoni qui presenti si legano bene tra loro, dando vita ad un album compatto, completo e privo di cedimenti. Il raffronto con i conterranei Aura Noir vale anche stavolta: basti ascoltare l'opener "Believer" per rendersene subito conto, nonostante gli Audiopain suonino in maniera più pulita e precisa. Con la successiva "Fraud Machine" emergono nel ritornello alcuni riff di scuola Black, legati in qualche modo a quanto proposto dai Mysticum nei loro primi demo.
In "Living Among Humans" troviamo anche tempi dispari e chitarre ossessive come non mai, mentre la title-track, introdotta da un giro di basso, riporta in primo piano i classici tratti tipici dello stile degli Audiopain, grazie ad un riffing incalzante ed una voce carismatica. Neanche la strumentale "Thrash Mental" si discosta molto da questi canoni, sorretta da un riffing dinamico e vibrante, con una parte più oscura ed atmosferica nel mezzo, mentre fin dalle prime note della conclusiva "Religion Of Reality" affiora qualche accenno ai DarkThrone di "A Blaze In the Northern Sky". Questo pezzo, della durata di ben otto minuti, è anche il mio preferito, vista la varietà di sensazioni che evoca: dal classico attacco Thrash/Black, veloce e diretto, passiamo in più di una circostanza attraverso momenti lenti ed oppressivi, con un finale da far venire i brividi, tanto è pesante e maligno.
Tecnicamente non siamo su livelli impensabili, ci mancherebbe, ma bisogna sottolineare che non c'è un solo giro di chitarra che non sia banale; i riferimenti al Black, dunque, non si riflettono in una serie di riff scarni e secchi, visto che pure questi aspetti sono stati studiati e proposti in un'ottica assolutamente personale.
Uno dei punti chiave del disco sta nell'attitudine con cui è stato concepito: gli Audiopain hanno chiaramente preso le distanze dal resto della scena estrema e, pur senza puntare sulla velocità o su una megaproduzione, ci hanno dimostrato che prima di tutto bisogna suonare con lo spirito giusto ed essere convinti di ciò che si vuole fare, senza soffermarsi in frivolezze e aspetti che c'entrano poco con la musica estrema. Consci del rischio di non venire considerati come meriterebbero per il solo fatto che le leggi del mercato, qui come ovunque, sono ben diverse.
Insomma, "The Traumatizer" è un disco da scoprire soprattutto per chi è stanco del solito modo di concepire la musica e vuole sentire qualcosa di assolutamente viscerale, ruvido, marcio e cattivo. Riscoprirete i motivi per cui avete iniziato ad ascoltare un certo genere, se mai ve li foste dimenticati. Non un disco magistrale, comunque, anche se zeppo di spunti degni di nota, con riff assassini a destra e a manca; piuttosto è l'esempio di come un disco debba essere suonato e concepito, con un'attitudine malata che poi va inevitabilmente a riflettersi nella musica.
Per concludere, un accenno lo merita sicuramente il booklet, di sicuro il più strano che mi sia mai capitato per le mani, con le pagine intrecciate tra loro... ma non voglio rovinarvi la sorpresa!
Si può ordinare "The Traumatizer" chidendolo direttamente via mail al gruppo; il prezzo è di 12 euro, comprese le spese di spedizione.
(BRN - Maggio 2004)

Voto: 8.5


Contatti:
Mail: audiopain@hotmail.com




"The Traumatizer" non stupisce ma è maledettamente efficace. BRN ha ragione quando afferma che non ci sono riff banali. Non solo. Non ci sono riff superflui e passaggi inutili. Il thrash macchiato di black degli Audiopain va diritto al sodo, senza perdersi in fronzoli. Inoltre il trio scongiura la banalità grazie alla propria creatività. L'approccio di "The Traumatizer" mi sembra un pochino più ragionato rispetto al demo "Revel In Desecration". Questo però non significa che la musica sia meno energica, anzi! I musicisti spaccano, ci sanno fare eccome. Tante volte ho criticato i gruppi che guardano eccessivamente al passato. Gli Audiopain non sono certo una band innovativa ma esprimono il loro amore per il passato con uno stile spiazzante, che richiama il thrash del passato ma al tempo stesso non gli somiglia. E' una via di mezzo, disturbante. Inoltre gli Audiopain danno semplicemente sfogo alla loro passione, senza trincerarsi dietro atteggiamenti fittizi o ridicoli. Vanno supportati anche perché sono persone molto disponibili, che non si tirano mai dietro al dialogo. Acquistate "The Traumatizer", gente. Ne vale la pena!
(Hellvis - Luglio 2004)

Voto: 8