ATROX
Orgasm

Etichetta: Code666
Anno: 2003
Durata: 51 min
Genere: avantgarde gothic metal


"Orgasm" è il quarto e al momento ultimo album dei norvegesi Atrox, uscito per la nostrana Code666. La line-up ha subito gli ennesimi cambiamenti. Sono rimasti Eivind Fjoseide (chitarra), Monika Edvardsen (voce e synth) e Tor-Arne Helgesen (batteria). A loro si sono aggiunti Ole Marius (chitarra) e Pete (basso, voce e moog). Pete è uscito dal gruppo lo scorso ottobre, ed il nuovo bassista è tale Erik Paulsen.
Lo stile di questo "Orgasm" è ricondubicile a quello dei due album precedenti, ossia un qualcosa con base nel gothic metal, ma di natura schizzata ed avanguardistica: insomma, la definizione "avantgarde gothic" è di comodo e nulla più. Non ci sono grosse rivoluzioni nello stile del gruppo, ma questa volta gli Atrox hanno cercato di fare un passo avanti senza rigirare la frittata, come invece avevano fatto su gran parte di "Terrestrials". Le differenze principali sono due: la musica è più cattiva e leggermente più veloce, in particolare ci sono molte ritmiche di ispirazione Meshuggah (dove varia soprattutto la durata delle note e non le note stesse); la voce di Monika è più controllata e meno schizofrenica.
Dal punto di vista strumentale, come detto, l'elemento nuovo è dato dalle ritmiche meshugghiane. Il batterista Tor-Arne continua a dare prova di saper suonare trame intricate come su "Terrestrials", ma questa volta per fortuna non eccede con gli effetti speciali. In generale in questo album gli Atrox hanno pensato prima di tutto alla resa delle canzoni, e poi al dare libero sfogo alla loro schizofrenia e voglia di stupire. Non c'è più la ricerca del colpo ad effetto ad ogni costo, del controtempo che spiazza, del vocalizzo che fa rizzare sulla sedia. Questi elementi sono sempre presenti, ma inseriti in un contesto concreto e filante. Non siamo di fronte alla fresca schizofrenia di "Contentum" o allo stancante teatro di "Terrestrials", siamo di fronte al passo successivo dell'evoluzione del gruppo: l'anticonformismo al servizio delle canzoni.
Se negli album precedenti si aveva l'impressione di trovarsi di fronte a varie idee a volte assemblate a forza, ora invece siamo di fronte ad un sacco idee aggiunte per abbellire le canzoni. Prima gli Atrox hanno pensato alle strutture portanti delle canzoni, rendendole filanti ed orecchiabili. Poi ci hanno aggiunto un sacco di arrangiamenti raffinati e ricercati, in maniera da dare il tocco in più che li fa staccare dalla massa. Il cantato di Monika è più normale. Anche adesso usa spesso due linee sovrapposte come su "Contentum", ma stavolta le due linee sono molto simili tra loro, e messe assieme danno un effetto di coralità, e non di pazzia sfrenata. Non ci sono i cambi repentini dalla voce lirica alle urla, la voce è più controllata, anche se sempre distante dalle voci amorfe tipiche delle decine di gruppi cloni che girano ultimamente. In vari punti la voce è mixata più bassa rispetto agli altri strumenti per dare un che di lontananza, mentre qua e là ci sono anche delle parti di voce maschile.
Le 8 canzoni di questo album sono tutte allo stesso livello qualitativo secondo me. Va detto che possono risultare ostiche per chi non è abituato ad ascoltare metal cervellotico. Le ritmiche di stampo Meshuggah sono spesso presenti, e gli arrangiamenti di basso e tastiere sono molto curati ed intricati. Proprio le linee di basso sono la parte migliore dell'album, sia per fantasia che per utilità. Però se avete ascoltato un po' di gruppi strambi allora questo album si lascia apprezzare in pieno dal primissimo ascolto, mentre coi successivi si scoprono i vari dettagli.
La produzione è ottima, stavolta hanno cambiato studi di registrazione ed i suoni sono puliti e potenti, ma soprattutto sono mixati a perfezione. C'è poco da dire, i suoni sono adattissimi e curati. La confezione è proprio figa, stavolta i colori sono belli scuri e vivaci. Non so se la Season Of Mist avesse scazzato qualcosa rendendo anemiche le copertine dei due album precedenti (non mi stupirebbe, viste le altre cazzate che avevano fatto), ma di sicuro stavolta i colori mi piacciono molto di più: sono scuri e cattivi al punto giusto. Tutto l'artwork è curato da Monika, ed è pieno dei mostriciattoli frutto dei suoi incubi. Bella la foto al centro del libretto, con Monika che indossa una specie di cappello da ape, ma la cosa più bella sta sul retrocopertina, dove una specie di salamandra ha disegnato 6 diverse caricature del gruppo (ad esempio ci sono i Fat-rox resi ciccioni).
Insomma, questo album è molto solido e compatto, con le canzoni curate e schizzate al punto giusto, senza strafare. Dopo tutti sti elogi perché gli do mezzo voto in meno rispetto a "Contentum"? Semplice, perché continuo a preferire il loro secondo album. Se è vero che qui gli Atrox hanno imparato a non strafare, è anche vero che non raggiungono i picchi di eccellenza della prima parte di "Contentum". Diventando maturi hanno perso quella spregiudicatezza ed i picchi di genialità che gli hanno fatto creare delle bombe assolute. Ma è meglio non lamentarsi, questo album è molto buono e si lascia godere tutto dall'inizio alla fine in misura uguale, anche se l'orgasmo più intenso continuo a provarlo con "Contentum".
(teonzo - Dicembre 2003)

Voto: 8.5


Contatti:
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