A TRIGGERING MYTH
The Remedy Of Abstraction

Etichetta: Laser’s Edge / Intromental
Anno: 2006
Durata: 53 min
Genere: prog/jazz rock


È un periodo che mi sto proprio godendo un gran numero di uscite di altissimo livello. Non c'è che dire, gli statunitensi A Triggering Myth sono un duo davvero spettacolare, un vero piacere per le orecchie di quanti amano le sonorità fuori dal comune e non facilmente assimilabili.
Iniziamo a mettere subito le cose in chiaro: in "The Remedy Of Abstraction" non c'è una goccia di metal. Niente, nemmeno l'ombra. Il CD unisce in maniera ottimale partiture progressive rock, fusioni jazz rock e jazz più classico, il tutto rigorosamente strumentale e sempre filtrato attraverso una grande eleganza d'esecuzione. Niente chitarre distorte, niente riff incasinati, solo intrecci e trame melodiche che, sebbene cervellotiche e difficili, mantengono sempre una leggerezza di fondo, grazie all'abbondante uso di pianoforte, violino, tastiere e chitarre acustiche.
Bene, vale la pena di spendere due parole per presentare i due musicisti che costituiscono il nucleo centrale della band: Rick Eddy (tastiere e chitarra acustica) e Tim Drumheller (tastiere). Il primo, cresciuto a pane e progressive rock, inizia la sua carriera formando una band RIO, stile Henry Cow, con i quali però non registra mai niente, limitandosi a suonare per i locali fino a quando, trasferitosi a Richmond decide di fondare gli A Triggering Myth; il secondo, invece, è un pianista classico con una particolare propensione per il jazz e il progressive rock. L'unione di questi due straordinari musicisti forma il progetto A Triggering Myth, che arriva oggi al suo sesto album, dopo la pubblicazione nel 2004 di "Forgiving Eden", un lavoro estremamente complesso formato da un'unica traccia di 43 minuti.
"The Remedy Of Abstraction" prosegue il percorso di ricerca sonora della band, fondendo nuovamente tutte le influenze dei due musicisti, accompagnati per l'occasione da alcuni session a completare la line-up. Oltre a Rick e Tim, infatti, troviamo Michael Manring (basso), Scott McGill (chitarra elettrica), Vic Stevens (batteria e percussioni) e Akihisa Tsuboy (violino).
Il CD si apre con un brano dal titolo bellissimo, secondo me, "Now That My House Has Burned Down, I Have A Beautiful View Of The Moon": il pezzo è un pregevole esempio di jazz rock, con partiture intricate che lasciano quella sensazione di caos ordinato, tipico della musica così arzigogolata. Si sentono le influenze di band come Henry Cow, Hatfield & The North e Soft Machine, ma anche qualcosa del progressive di scuola italiana, soprattutto Area e PFM (periodo "Jet Leg" e "Chocolate Kings"). Ottimo, in particolare, il lavoro di piano, che mi ha ricordato i King Crimson più jazzati, quelli con Keith Tippett, per intenderci.
Questa composizione, tra l'altro, è quella che dà lo spunto per la copertina, realizzata dal sempre bravissimo Travis Smith, che mostra appunto sul davanti una casa in fiamme e sul retro una figura stilizzata che guarda la luna tra i resti carbonizzati della casa.
Il brano successivo, la title-track, vede la band tornare su territori più tipicamente progressive, con un ottimo lavoro di tastiere da parte dei due artisti, ora a fare da tappeto ora in fluidi movimenti solisti. Il basso, da parte sua, non si limita al ruolo di accompagnamento ma, al contrario, diventa spesso protagonista, ritagliandosi dei pregevoli momenti solisti e dialogando ottimamente con gli altri strumenti.
Con "Her Softening Sorrow" la band firma uno dei suoi pezzi migliori: una composizione di soft jazz malinconico e avvolgente, con il piano a ricamare suadenti contrappunti e una grandissima performance di Rick Eddy alla chitarra acustica in un paio di assoli da brivido.
Queste tre composizioni iniziali rappresentano bene tutto lo spettro coperto dagli A Triggering Myth: le composizioni sono tutte ottime e si muove con grande varietà tra questi territori. Abbiamo "Not Even Wrong", un bel brano progressive con le tastiere e il violino in primo piano a disegnare melodie tra i Kansas e gli Happy The Man, mentre, dopo il breve interludio rallentato e dolce di "Rudyard's Raging Natural", fanno nuovamente capolino i King Crimson meno sinfonici (quelli tra "Lark's Tongue In Aspic" e "Discipline"), con ancora un ottimo esempio di piano jazz. Con "The Eisenhour Slumber" le tastiere si fanno più maestose, pur mantenendo una forte impronta jazz, mentre con "When Emily Dickinson Learned To Lunge" la band perde un attimo la bussola, con un brano un po' troppo frammentato e caotico, che finisce per essere vagamente stucchevole. Il finale, invece, recupera alla grande, con una breve ma pregevole traccia giocata tutta su pianoforte, chitarra acustica e, soprattutto, un grande lavoro di basso.
Insomma, fidatevi, gli A Triggering Myth sono grandi compositori ed esecutori, che manderanno in sollucchero tutti i fanatici delle sonorità progressive e fuori dagli schemi. Certo, è vero che non si tratta di un'opera per tutti, vista la sua difficoltà di fruizione, ma se, come me, cercate musica che possa stuzzicare la mente di ascolto in ascolto, svelandosi poco per volta nella sua bellezza, allora non indugiate e comprate quest'ottimo lavoro.
(Danny Boodman - Aprile 2006)

Voto: 8.5


Contatti:
Sito A Triggering Myth: http://www.atriggeringmyth.com/

Sito Laser's Edge: http://www.lasercd.com/

Sito Intromental Promotion: http://www.intromental.com/