ATHEIST
Unquestionable Presence
Etichetta: Active Records
Anno: 1991
Durata: 32 min
Genere: techno-death
Death metal e jazz, sulla carta due generi agli estremi opposti. Da una parte il death metal: grezzo, ignorante, bestiale, violento, in cui la melodia e l'armonia non hanno nessuna importanza, anzi, si cerca solo di distruggerle. Dall'altra il jazz: raffinato, colto, calmo, un genere in cui la melodia e soprattutto l'armonia hanno un ruolo fondamentale. Ad uno che pensa a questi due generi non verrebbe mai in mente che si possa accostarli, figuriamoci mescolarli... Eppure arrivò questo secondo album degli Atheist a dimostrare il contrario: death metal e jazz possono non solo coesistere, ma bensì essere fusi in un unico nuovo stile musicale! Io sopra l'ho definito "techno-death" per convenienza (per ulteriori spiegazioni consultate la guida al genere), ma in realtà qui la definizione esatta è quella di "death-jazz". WatchTower, Celtic Frost, Coroner ed altri gruppi avevano mostrato come il metal potesse espandersi verso nuove frontiere, aprendo uno spiraglio nelle sue barriere. Gli Atheist con questo album sono passati attraverso questo spiraglio con un'astronave enorme, lacerando totalmente questo spiraglio e demolendo tutte le barriere che il metal aveva col mondo esterno. Grande merito artistico per questo, ma si rivelò un suicidio commerciale visto che avevano affrettato i tempi: pochi erano pronti a questa rivoluzione (a parte un piccolo manipolo di persone dalla mentalità aperta), e la maggior parte dei fan di "Piece Of Time" guardò in maniera diffidente a quest'uscita.
L'album è semplicemente impressionante, sia per l'esecuzione tecnica che per la maniera perfetta con cui gli Atheist sono riusciti a fondere assieme il death ed il jazz. Di death metal troviamo la violenza di molti riff e delle parti di batteria; di jazz troviamo lo stampo degli assoli che macinano scale su scale, la complicatezza delle parti di batteria, l'impostazione stilistica del basso, e soprattutto quel sapore di improvvisazione continua che si ha ascoltando l'album, pur essendo un'opera veramente complessa si ha la sensazione che sia uscito diretto da una jam session.
La parte da leone di "Unquestionable Presence" è data dalla sezione ritmica: un misto di tecnica raffinata, violenza, precisione, cambi di tempo continui che creano strutture intricate ed asimmetriche, vale a dire tutto il contrario di quello che diceva il manuale dell'heavy metal. Il batterista Steve Flynn fa semplicemente paura: con un set minimo riesce a tirare su un macello sonoro incredibile, andando a velocità folli, pestando su tutto quello che può pestare, e creando delle parti di batteria complesse ed inestricabili, tanto che a volte si fa fatica a capire cosa stia facendo, forse non lo sapeva manco lui...
Al basso troviamo Tony Choy, questo per cause di forza maggiore, visto che Roger Patterson (bassista storico del gruppo) morì in un incidente stradale poco prima dell'inizio delle registrazioni dell'album. Così gli Atheist dovettero cercare in fretta e furia uno in grado di sostituirlo, e chiamarono Choy dai Cynic. Così questo ragazzo nel 1991 si trovò a registrare il demo dei Cynic, ad entrare negli Atheist e registrare questo UP, e a fare da session nelle registrazioni e successivo tour di "Testimony Of The Ancients" dei Pestilence, robetta vero? Choy contribuì in maniera minima alla composizione dei pezzi di questo album (è accreditato solo su due canzoni), visto che quando venne chiamato i brani erano praticamente già finiti. Però contribuì a spostare lo stile degli Atheist verso il jazz, visto che lui era un bassista di impostazione jazz, con un tocco sopraffino ma privo della potenza e della cattiveria di un bassista death. E qui sta l'unico difettino (ma proprio a volerlo cercare con la lente) dell'album: le parti di basso erano create per lo stile di Patterson, che riusciva ad unire la sua immensa tecnica ad un impatto grezzo ed animale. Se ci fosse stato Patterson su questo album le canzoni avrebbero avuto una carica in più... e vabbeh, ormai è andata così, e possiamo solamente goderci quello che ha fatto su "Piece Of Time" e rattristirci al pensiero di cosa avrebbe potuto combinare se fosse rimasto vivo.
I due chitarristi Shaefer e Burkey completano il tutto. Suonare sopra ad una sezione ritmica di questo livello è un'impresa quasi impossibile, si può solamente rischiare di venire schiacciati e travolti. Loro invece sopravvivono senza problemi, e dimostrano di essere migliorati sensibilmente rispetto a POT. Riescono a passare con disinvoltura dai riff in puro stile death ad assoli di puro sapore jazz, passando per tutte le vie di mezzo, e riuscendo ad incrociarsi ed incastrarsi a perfezione. Il risultato finale è semplicemente perfetto: chi vuole fare headbanging trova parti dal tiro micidiale (occhio però a tenere il tempo, hahahaha!), chi cerca parti raffinate può solamente sbrodolarsi per tutta la durata dell'album. Ah, dimenticavo, c'è pure il cantato di Shaefer! Quell'alieno oltre che suonare la chitarra riesce anche a cantare... il suo cantato è un growl urlato, quasi screaming, ed è slegato dal resto della musica del gruppo. Si fa già fatica a cantarci sopra ascoltando l'album, come facesse lui suonando contemporaneamente non lo so proprio.
La produzione dell'album è semplicemente perfetta. I nomi Scott Burns e Morrisound Studios bastano ed avanzano per garantire questo. La copertina è semplicemente spettacolare: vi è raffigurato un ragazzino in ginocchio su una collina mentre si chiede se esistano altre forme di vita nell'universo, con sullo sfondo un paio di pianeti ed il cielo stellato. Nella confezione sono compresi anche i testi, tutti molto intelligenti ed introspettivi. La stampa europea su CD ha un neo: hanno sbagliato ad affibbiare i nomi alle fotografie di 3 componenti, scambiandoli tra di loro. La cosa strana è che nella stampa americana non c'è questo errore, boh! In entrambe però è scritto in maniera sbagliata il titolo sul CD: è stato stampato "Unqustionable" e non "Unquestionable"...
Insomma, questo è un pezzo dall'enorme importanza storica, visto che è stato l'album che ha definitivamente rotto i confini del metal. Ed oltre a questo è un album strafigo, probabilmente è il miglior album metal dal punto di vista artistico, il 10 gli sta veramente stretto. Purtroppo è fuori stampa dall'epoca dell'uscita, si vocifera da anni di una probabile ristampa, ma non si è ancora visto nulla. Se ve lo trovate davanti siete stati avvisati, è un acquisto iperconsigliato. Se siete amanti del true-metal coi paraocchi allora stategli distante, rischiate solo di sputarci sopra. Se invece avete un minimo di mentalità aperta cercate con tutte le forze di ascoltare quest'album, è un'esperienza che merita, anche perché tiene botta per decine di ascolti. Può dare la nausea solo a chi non piace la musica raffinata.
(teonzo - Agosto 2002)
Voto: 10
Contatti:
Sito internet: http://www.atheist-music.com/
Un disco in cui la batteria di Flynn la fa da padrone. Il rullante
e i piatti qui regnano sovrani, con un cambio parziale di
direzione e impronta rispetto al precedente lavoro. Ascoltate
"An Incarnation's Dream". Ma ci sono anche i pezzi tirati come "The
Formative Years", che si collegano idealmente alle sessioni di "Piece
Of Time", solo con quel briciolo di ricercatezza in piu' che fa una
gran differenza: segno di un percorso musicale che in "Elements" lascera'
questo nostro mondo metal in cerca di nuovi spazi e orizzonti, per non
tornare mai piu'.
(Mork - Agosto 2002)
Voto: 9
La storia, è inverosimile pensare di avere tra le mani un semplice dischetto
e di poggiare le dita, allo stesso tempo, sulla Storia. La storia della
contaminazione, anzi, dell'abbraccio immortale tra death metal e
jazz/fusion, la storia del primo eccezionale, sconfinato, autoritario
capitolo di quello che sarà uno degli intrecci più emozionanti e floridi in
cui il sottoscritto abbia mai avuto la fortuna di imbattersi. Dal punto di
vista stilistico ho poco da aggiungere, per una volta ritengo che pochi
termini possano far intendere ancora meglio la grandiosità di quest'opera.
"Unquestionable Presence" è un capolavoro assoluto del nostro genere, del
vostro genere, del metal, del techno-death, della musica, di quel che si
vuole, capolavoro, sì, assoluto, pure. La grande musica è per sempre, e poi
un po' oltre.
(Orion - Agosto 2002)
Voto: 9.5
Assolutamente e incredibilmente eccezionale
anche
UP!!!! Non ci sono davvero parole, uno degli
album più tecnici
mai composti nel metal, anzi
forse il più dannatamente intricato! Attenzione, incasinatissimo sì, ma bello da morire! E poi ho
nel cuore "Enthralled
In Essence", una delle
prime canzoni death che abbia mai sentito,
che
stava in una compilation; mi ricordo che il mio
commento, dopo averla
sentita, era stato: "Eh?!".
Che poi EIE non è neanche la più tecnica,
quindi
figuriamoci le altre!!!!
Una curiosità: è
l'album che metto sempre quando
vengono amici a casa mia e iniziano a
parlarmi
di quanto son bravi i Dream Theater... che dite?
Forse gli
Atheist gli spaccano leggermente il culo?
(Randolph Carter - Gennaio 2003)
Voto: 10