ASUNDER
Works Will Come Undone

Etichetta: Profound Lore Records
Anno: 2006
Durata: 72 min
Genere: funeral doom sperimentale


Se gli Asunder fossero stati inglesi, nessuno si sarebbe stupito. Invece questo gruppo, ma sarebbe meglio definirlo progetto, è di base nell'assolata California: e questo sì che è sorprendente! Nulla, nel paesaggio e nello stile di vita di questo stato, sembrerebbe giustificare una musica plumbea, oscura, piovosa, disperata come quella degli Asunder. E invece, il gruppo ha aggiunto un nuovo, pesantissimo capitolo alla propria discografia. "Works Will Come Undone" è infatti l'ultima uscita in ordine di tempo, dopo un primo split con i Flies On Flesh, seguito da "A Clarion Call" e da un secondo split con i Graves At Sea. Tutti lavori che hanno messo in luce l'originalità degli Asunder, la propria indipendenza musicale, ed il loro talento in un genere difficile come il funeral doom, o doom/death opprimente dai tratti sperimentali, o chiamatelo come volete.
Ho scritto che sarebbe meglio definire gli Asunder un progetto, piuttosto che un gruppo. Infatti, questa ensemble è costituita da membri dei Weakling, The Gault, Dystopia, Amber Asylum e Lachrymose. Nel caso di "Works Will Come Undone", la formazione consiste in Salvador Raya (basso), Dino Sommese (batteria e voce), Geoff Evans (chitarre), John Gossard (chitarre e voce) e Jackie Perez-Gratz (violoncello).
Questo nuovo lavoro, racchiuso in un digipack molto colorato e ben fatto (ritrae immagini di morte e desolazione), è stato registrato ai Fantasy Studios sotto la supervisione di Billy Anderson (che saprete ha collaborato con Neurosis, Mr. Bungle e altri nomi di un certo livello). Le registrazioni hanno avuto luogo dall'inverno del 2005 all'estate del 2006.
"A Famine" mette subito in chiaro di che pasta siano fatti questi Asunder. Beh, ci sarebbe anche la testimonianza delle produzioni precedenti, ma "A Famine" è veramente una composizione monumentale. Forse alcune soluzioni non sono tra le più originali, ma la resa musicale è distruttiva al massimo grado. Il ritmo procede ad una lentezza pachidermica, sostenendo le bordate sonore di chitarre e basso. Ed il gutturale del cantante recita parole prive di speranza, senza luce alcuna: "Io sono la fame, il desiderio incarnato, solo carne ed ossa". Un brano funereo, un doom/death soffocante, che attorciglia l'ascoltatore tra le sue spire. Non c'è via di fuga: occorre solo prostrarsi di fronte ad una potenza incomprensibile, di fronte ad una dilatazione ritmica pantagruelica, per tutti i ventidue minuti della durata di "A Famine".
"Rite Of Finality" è un brano infinito, devastante e deprimente in modo tremendo. "Al canto del cigno, quando il tempo è giunto / come le nuvole che passano nel cielo, alla fine tutto deve morire": con queste parole, ed altre simili, il gutturale profondo del cantante fa il suo ingresso in scena, dopo un'introduzione lunga ed evocativa. La qualità dell'arrangiamento è superlativa, ed ogni strumento ha il suo giusto rilievo. Dalle chitarre autrici di riff granitici, ad un basso e ad una batteria lenti, precisi ed implacabili. Dalle voci (una è anche pulita) che sembrano provenire dall'oltretomba, ad un violoncello contrito, le cui note tremule sembrano preghiere di espiazione. La composizione sembra essere statica, ma ha un suo movimento inarrestabile. E' come il lento sgretolarsi di una montagna, impercettibile ma costante. "Labbra fredde che non si increspano più per il respiro / alle sabbie in movimento del tempo perduto / misurato dalle stelle e dal gelo": la traccia è un continuo succedersi di ottime idee, riff di classe, ed un'accurata selezione dei timbri. Un passo in avanti rispetto alla pur valida "A Famine", perchè in questo caso gli Asunder si dimostrano lontani da qualunque richiamo, pur non negando la tradizione del genere. Si esprimono però con un'innegabile originalità, frutto di una creatività tormentata. La traccia sembra voler crescere come intensità, ed in alcuni punti tocca alti livelli di emozione. A un certo punto però, a metà brano (la traccia è di 50 minuti circa!), "Rite Of Finality" collassa. "I lavori resteranno incompiuti così come ciò che siamo diventati / senza avere la certezza di ciò che ci rende liberi / alla fine dei giorni, da ringraziare e lodare": queste parole chiudono la prima parte di questo "rito", e a seguire non resta che desolazione. Una disgregazione sonora repentina, stupefacente, come se tutti i suoni fossero risucchiati da un buco nero. Non rimane che un distante suono di base, una lunga nota, infinita ed oscura. Un suono che riempie il silenzio d'attorno. E la traccia perde qualunque connotato doom, trasfigurandosi in un'interminabile sezione drone. Seppur timidamente, infatti, si fa strada qualche modifica o aggiunta al suono di base. I tempi però sono così dilatati che occorre essere attenti, per non farsi sfuggire la minima sfumatura. Minuto dopo minuto, gli Asunder sembrano strizzare l'occhio ad un certo tipo di canto asiatico, dove vengono utilizzati degli armonici sopra un vocalizzo di base. Ecco, qui non c'è la voce, però l'effetto è molto simile. E ai canti asiatici, tibetani in particolare, si richiama la terza parte di "Rite Of Finality", dove sopra i suoni si sente un vero e proprio coro che recita una litania. Ogni passaggio succede naturalmente all'altro, e la melodia ha lasciato il posto al suono, alle sequenze. Quando la composizione termina l'ascoltatore non può che rimanere assorto, ipnotizzato dall'infinita tristezza evocata dagli Asunder.
"Works Will Come Undone" è un gran bel lavoro, molto difficile e pesante da ascoltare, ma ricco di emozioni per chi saprà essere paziente, e per chi è portato per questo genere di musica. Non un disco per tutti, ma un'esperienza da consigliare alle anime più depresse.
(Hellvis - Gennaio 2007)

Voto: 8


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Sito Profound Lore Records: http://www.profoundlorerecords.com/