ASTARTE
Demonized
Etichetta: Avantgarde Music
Anno: 2007
Durata: 64 min
Genere: death/black sinfonico
La gestione di una webzine non è affatto facile, dati i problemi grandi
e piccoli che nascono inaspettatamente ogni giorno. Mi è perciò
capitato di poter recensire il nuovo disco delle Astarte con un certo
ritardo, e mi scuso per questo con l'Avantgarde Music. Nel frattempo,
"Demonized" è stato recensito in svariati portali e giornali
specializzati, ed i giudizi sono risultati variegati. Eppure, ho notato
spesso delle imprecisioni fuorvianti, frutto probabilmente di ascolti
superficiali, ed opinioni riduttive sulle qualità di Tristessa, che
delle Astarte è la voce, l'anima e la mente.
Una delle imprecisioni più frequenti è stata quella di paragonare
le Astarte ad un gruppo death melodico di grabde successo, con cantante
donna. Inutile che ne scriva il nome perchè tanto già saprete a chi mi
stia riferendo. Credo che tale affermazione nasca da tre fattori che
colpisono il recensore al primo impatto: un gruppo estremo con una
donna al microfono, la famosa cantante death del gruppo di successo
sopracitato come ospite ed una prima traccia diretta, di stampo death
melodico. Per molti, soprattutto per quei giornalisti che ascoltano
solo i primi venti secondi di ogni canzone, il passaggio mentale è
stato automatico. Leggendo tali recensioni, sembra che le Astarte
abbiano cercato di snaturare il proprio stile, sperando di cavalcare
l'onda del successo di altri gruppi. Ecco, questo è assolutamente
falso. Le Astarte, ma scriviamo pure Tristessa, sta intelligentemente
cercando la maggior esposizione possibile per il suo gruppo, ferma
restando però la personalità di un'artista che ha testardamente seguito
la sua strada. E' vero, come ha scritto qualcuno, che le Astarte non
hanno mai prodotto un album di valore assoluto, e che forse hanno avuto
un impatto meno consistente sulla scena estrema greca rispetto ad altre
formazioni a loro contemporanee. Vanno però riconosciute le qualità di
un'artista come Tristessa, che ha lottato anche legalmente per
mantenere in vita la band. Se le Astarte fossero diventate famose solo
per il fatto di essere un gruppo formato da donne, beh... probabilmente
sarebbero già sciolte da un po'.
Consiglio quindi al lettore di giudicare con le sue orecchie e la
sua sensibilità musicale (come dovrebbe sempre fare). Esprimo comunque
anch'io il mio giudizio, con tutta l'umiltà possibile ma con la
consapevolezza che nasce da una certa esperienza.
La copertina rappresenta quella che è una versione demoniaca di
Tristessa, che regge una palla di fuoco su una mano artigliata. La
formazione vede, oltre a Tristessa al microfono, Derketa ai
sintetizzatori, Lykon al basso e Ice alla batteria. Hybris si occupa
dei testi.
L'album è aperto dalla canzone "Mutter Astarte", dal titolo
curioso e dal discreto potenziale commerciale. Non per nulla, proprio
da questa traccia è stato tratto il video presente nel CD. La scelta è
comprensibile date le esigenze del mercato, per le quali la
composizione presenta notevoli spunti di interesse. Dal punto di vista
artistico, "Mutter Astarte" si colloca un po' in disparte rispetto al
resto delle tracce. Chi ascolterà solo questa canzone, non potrà farsi
un'idea precisa della musica contenuta in "Demonized". "Mutter Astarte"
è in pratica un brano di death metal melodico, oscuro e rabbioso. Molto
potente, mette in evidenza il gran lavoro di basso e chitarra, e un
drumming arrembante. Sporadici passaggi di tastiera donano espressività
ad alcune sezioni. Il growling di Tristessa è feroce, e lega alla
perfezione con il resto dell'arrangiamento. Arrangiamento ruffiano,
soprattutto per quanto riguarda le chitarre, che strizzano un occhio
alla Svezia. La melodia è invece originale, malinconica, con
reminiscenze gotiche. Lineare, rimane subito in testa ed assolve al
meglio il proprio ruolo di singolo apripista.
A parer mio, però, "Demonized" entra nel suo vivo solo a partire
dalla seconda traccia, "God I Hate Them All". Finalmente si rifanno
vivi gli elementi black, con i connotati di un blastbeat ed un riffing
selvaggi. Il ritmo poi rallenta, lasciando spazio all'onnipresente
melodia. Molto violenta, la canzone è anche severa ed inquietante. Gran
parte del merito va ai vocalizzi della cantante, carichi di rabbia ed
odio. Il riffing varia e si evolve, toccando momenti di vero eroismo,
con fasi di tristezza. Comunque, "God I Hate Them All" è nel suo
complesso devastante. Davvero un ottimo lavoro in fase di
registrazione, sebbene i suoni mi sembrino talvolta troppo "secchi". La
canzone è ben strutturata e semplice, e si distingue per il grande
lavoro della chitarra solista.
"Lost" mette in mostra un riffing tipicamente greco, in forma di
un black movimentato, talvolta thrasheggiante. Violenta e diretta, non
le manda a dire. Nel corso del suo svolgimento si segnalano passaggi
carichi di groove, di chiara matrice death metal, e tante piccole
chicche d'arrangiamento. In particolare, la sezione ritmica è
particolarmente vivace. Un esempio di black/death maturo e personale,
segno della continua crescita artistica del gruppo.
"Whispers Of Chaos" è una breve invocazione, che funge da
introduzione alla title-track. Si tratta di una traccia brutale,
cattiva: death metal senza compromessi. L'attitudine sembra tradire
l'esperienza di Tristessa con i suoi Insected (tra l'altro già
recensiti su Shapeless). Molto groove e grande pesantezza esecutiva. Le
sezioni più lente rendono il tutto memorabile, grazie anche alla
melodia austera ed orientaleggiante. L'arrangiamento è essenziale,
privo di fronzoli, ma azzeccato come al solito. Ritornando alle
suggestioni orientali, esse sono il valore aggiunto di "Demonized", in
quanto le donano un tocco di esotismo che non guasta.
Ululati di lupi introducono "Lykon", brano che vede esibirsi il
primo ospite di questo CD: Attila Csihar, ora di nuovo nei Mayhem ma
che i lettori della zine conosceranno anche per le sue altre
collaborazioni. "Lykon" non è una canzone memorabile, anche se Attila
convince appieno e cazzeggia meno del solito. E' una canzone
battagliera, che non tralascia come al solito la melodia. I due
cantanti svolgono il proprio lavoro con impegno, e riportano alla luce
quelle radici black che Tristessa ha smussato disco dopo disco.
Belligerante, "Lykon" è diretta, e ci dimostra come la fiamma nera
bruci ancora nel petto della bella artista greca. Perfezionata
ovviamente dalle raffinatezze acquisite con l'esperienza.
"Queen Of The Damned" vede invece Henri TSK Sattler (God
Dethroned) prestare i suoi servigi alla causa ellenica. La composizione
parte con toni sinfonici molto maestosi e lenti, per poi accelerare con
scelte melodiche originali e vincenti. La voce di TSK è molto
arrabbiata, e lega benissimo con le urla di Tristessa. La traccia poi
si evolve alla ricerca di soluzioni originali, a discapito però della
linearità. E' la canzone più complessa dall'inizio dell'album, se non
altro come cambi di ritmo e di melodia.
"Heart Of Flames (Burn)" stupisce per le sue soluzioni di
arrangiamento, che contrappongono passaggi evocativi e misteriosi (con
un piano in sottofondo), ad accelerazioni black più tradizionali.
Battiti e note pulsano di rabbia, ed il fuoco citato nel titolo viene
comunicato all'ascoltatore dalla grinta dei musicisti. La sezione più
lenta ha una melodia commovente, e Tristessa riesce ad essere
indiscutibilmente femminile nonostante ruggisca come una leonessa.
"God Among Men" gode del contributo di Nicolas Sic Maiis dei
Lloth, altro gruppo della dinamica Tristessa. Il black ha lasciato
spazio al death melodico. Se non totalmente, almeno per una gran parte.
Grande scelta ritmica, che carica nei momenti più cadenzati prima di
liberarsi nelle apertura ritmiche. La chitarra solista contribuisce a
rendere più vario l'arrangiamento. Peccato che "God Among Men" stenti a
sollevarsi, a causa di un'eccessiva vicinanza ai modelli svedesi, che
rendono ovvie molte scelte compositive.
"Everlast" sembra essere un intermezzo per chitarra acustica e
tastiera prima, alle quale si aggiungono batteria ed archi in seguito,
che stemperi un po' la tensione accumulata nel corso dei brani
precedenti. Invece presto si fanno strada chitarre distorte e le urla
disperate della cantante, il ritmo parte in blastbeat e qualunque idea
di tregua svanisce. Rimane però la malinconia: forte, sentita, senza
via d'uscita.
"Black At Heart" è un duetto tra due donne del metal estremo.
Infatti Angela Gossow degli Arch Enemy presta i suoi ruggiti ad un
brano che è veramente "nero nel cuore". Sì, gli elementi death non sono
scomparsi, anzi sono ben presenti. Però le aperture in successione
armonica, i blastbeat, sono un richiamo irresistibile al cuore nero di
Tristessa. Molto caratteristico, e piacevole all'ascolto: è bello
ascoltare queste due ragazze fare a gara di aggressività.
"Black Star" tiene fede al suo titolo, lanciandosi in cavalcate
black grezze che ricordano gli esordi del gruppo, senza dimenticare
interventi death melodici. Anzi, la melodia è veramente molta, tanto
che in alcuni frangenti è estremamente orecchiabile. Una melodia che
però non ha nulla a che fare con la Svezia (meno male), ma sembra
rivolgere il suo sguardo al gothic. Una buona prova.
Ed ecco ora una sorpresa. Una cover, inaspettata: "Princess Of The
Dawn" degli Accept. Chi l'avrebbe mai detto che le Astarte tributassero
la storica band tedesca? La cover è comunque ben fatta e godibile, una
chicca che si fa ascoltare da cima a fondo!
Il CD si conclude con "Everlast II (Phoenix Rising)". Una traccia
delicata, di archi, chitarra acustica e piano; molto distante da quanto
udito fino ad ora. Una traccia rilassata che chiude il tutto con una
nota di malinconia.
E' presente anche una parte multimediale che, oltre al già citato bel
video, raccoglie in sè suonerie, immagini, sfondi per il computer.
Insomma, un modo in più per conoscere le Astarte fino in fondo!
"Demonized" è senz'altro un album di valore, maturo e catchy. Avrebbe
potuto essere migliore se fossero state lasciate in disparte certe
influenze particolarmente evidenti, ma resta comunque un disco di
ottimo intrattenimento, ricco di passaggi interessanti e molto
coinvolgente. Mi sento di "regalare" un mezzo voto in più per le
incomprensioni che hanno sempre costellato la carriera delle Astarte,
sperando che gli porti fortuna. Comunque, un gruppo da sostenere.
(Hellvis - Maggio 2007)
Voto: 8
Contatti:
Mail Astarte: astarte_tristessa@yahoo.com
Sito Astarte: http://www.astarteband.com/
Sito Avantgarde Music: http://www.avantgardemusic.com/