ASMODEUS
Phalanx Inferna
Etichetta: Twilight Vertrieb
Anno: 2003
Durata: 44 min
Genere: black metal
«Correva l'anno 1999 quando il sole estivo si eclissò e l'oscurità riunì quattro uomini a formare la line-up degli Asmodeus». Questo è come suona il primo capoverso dell'autobiografia del gruppo. Poche parole per immaginare cosa possiamo aspettarci dal quartetto austriaco. Black metal primordiale, selvaggio, velocissimo. Il tutto confezionato con una registrazione di voluta pessima qualità che risalta la chitarra mono distorsione e il martellare della batteria in perenne blast-beat e che annulla quasi totalmente il basso. La line-up assoldata dall'oscurità in persona (notare il sarcasmo) vede: Tyr alla chitarra, Desdemon al basso e alla voce, Lestat alla seconda chitarra e alla seconda voce, Ashrak alla batteria. Con ben tre demo alle spalle, "Phalanx Inferna" si presenta come il loro primo full length. Il passato musicale della band vede alcune tappe molto importanti: apertura dei concerti a gruppi del calibro di Satyricon, Behemoth, Hecate Enthroned e Rebaelliun; supporto per Six Feet Under e Fleshcrawl e partecipazione all'Hell On Heart festival. Al di là del dato meramente materiale che attesta un buon livello di apprezzamento della band da parte del pubblico e degli addetti al mestiere, basta mettere su il loro album per rendersi conto di persona del valore del gruppo. Sebbene affrancandoci dalla forma si scopra una sostanza certo non generosissima e debitrice fin troppo a quello che fu il grande black metal scandinavo degli anni novanta (specialmente la prima metà) e soprattutto ai Dark Funeral, sta di fatto che la loro musica è oggettivamente fredda, violenta, spiazzante, incalzante, e chiunque ami il black metal non può non apprezzare queste qualità.
"Intermezzo", brevissima intro strumentale dalle tinte fortemente Emperor, apre la strada per la title track "Phalanx Inferna" tiratissima, evocativa e molto Dark Funeral in "Vobiscum Satanas". Le chitarre lavorano bene creando uno schermo sonoro molto compatto e freddo, la batteria è suonata alla Faust e la registrazione esalta i velocissimi scambi sui vari tamburi, la prima voce spazia da un cantato alla Ihsahn ad un cantato alla Maniac, mentre la seconda si attesta su un timbro più grave. La struttura del pezzo è ovviamente minimale: due sono i riff portanti che si susseguono mediante brevi fraseggi privi di cantato. Va sottolineata qui la prova di Ashrak davvero impressionante.
"Summon The Horde" ed "Evoking The Beasts In Twilight" sono pezzi che risentono di una forte influenza Emperor, con l'unica differenza che la parte melodico-evocativa è lasciata in mano alla chitarra e non ad un synth. Le atmosfere sono molto curate e coinvolgenti, la batteria martella in maniera spaventosa raggiungendo velocità che si avvicinano molto a quelle raggiunte da Hellhammer in "Chimera", mentre la prima voce invece si cimenta in un cantato troppo alla Maniac che a mio parere toglie qualcosa alla qualità dei pezzi in alcuni punti.
"The Ascend Of My Demise" si apre proponendo sonorità legate ai due pezzi precedenti. Nel finale invece il brano si cimenta in una divagazione melodica a mio parere davvero azzeccata: la chitarra si erge al di sopra di una batteria con doppia cassa a manetta proponendo un solo lentissimo, ma molto ispirato. E' un peccato che tale spunto occupi uno spazio soltanto marginale nella canzone: l'atmosfera qui proposta ha infatti un tocco di fresca e personale creatività.
"Forlorn In Distress" ed "Eviscerated Carcass" sono pezzi di pura velocità e violenza. La metodicità dei riff e la ricerca di atmosfere sono qui lasciate in disparte a favore di un vero e proprio attacco frontale. Nelle notizie biografiche i quattro parlavano di un passato musicale legato ad influenze death. In un certo qual senso queste due tracce strizzano l'occhio a quel genere che dichiarano di aver ormai abbandonato in nome del black più puro.
"Odland" e "The Coming Of The Storm" tornano a seguire il filo conduttore di "Phalanx Inferna". Queste tracce alternano parti più veloci e distruttive alla Mayhem a parti più elaborate alla Satyricon. Da sottolineare, in queste, la buona prova di Desdemon alla voce, che pur rimanendo su di un cantato di gola evita escursioni azzardate.
"Acceding The Throne Of Devastation" è la traccia conclusiva dell'album e a mio avviso è la canzone più bella. La struttura è più complessa rispetto a quella degli altri brani, la seconda chitarra è in continuo fermento sfornando arpeggi e scale che vanno a sovrapporsi al muro sonoro creato da Tyr. La batteria è superlativa: creativa e tirata al tempo stesso. Da sottolineare la bellissima atmosfera che viene a crearsi nel finale e che termina in fade-out lentamente così da conferire solennità al brano (e al CD stesso, essendo l'ultima canzone).
"Phalanx Inferna" si dimostra un album gradevole all'ascolto e, nonostante qualche piccola ricaduta dovuta soprattutto al cantato, si attesta su dei buoni livelli qualitativi. Se in futuro gli Asmodeus sapranno dare alle loro composizioni un tocco un po' più personale, tagliando quel cordone ombelicale che lega loro alla già citata scena scandinava, potranno fare ancora meglio di ciò che abbiamo sentito in questo album.
(Mr. X - Dicembre 2004)
Voto: 7.5
Contatti:
Mail Asmodeus: asmodeus@gmx.at
Sito Asmodeus: http://www.asmodeus.at/
Sito Twilight Vertrieb: http://www.twilight-vertrieb.de/