ASGAARD
XIII Voltum Lunae

Etichetta: Metal Mind Rec.
Anno: 2002
Durata: 47 min
Genere: atmospheric dark metal


Dopo aver recensito "Ad Sidera, Ad Infinitum", eccomi pronto a commentare il nuovo lavoro dei polacchi Asgaard. Band di buon valore ed ottima tecnica, sono ormai giunti al traguardo del quarto CD. Partiti come interpreti di un doom/gothic dalle tinte folk, dopo un demo e l'album di debutto hanno deciso di rivoluzionare il proprio stile. La nuova passione è il black di avanguardia, sulla falsariga degli Arcturus. Alle volte la somiglianza tra le due band è così evidente, almeno da un punto di vista compositivo, da penalizzare le pur notevoli qualità degli Asgaard. In riferimento ad "Ad Sidera, Ad Infinitum" mi ero augurato che la band acquistasse una maggiore personalità (rimando all'apposita recensione per ulteriori dettagli). Questo CD datava 2000; nel frattempo la formazione è passata da sette a sei elementi e nel 2001 ha pubblicato un disco di discreto successo: "Ex Oriente Lux". Questo album è anche il primo uscito per la Metal Mind Records.
La line-up vede Bartolomiej Kostrzewa alla chitarra e il fratello Wojciech alle tastiere. Al microfono troviamo il bizzarro Przemyslaw Olbryt. Completano al formazione la violinista Honorata Stawicka, il bassista Jacek Monkiewicz e Roman Golebiowski alla batteria.
"XIII Voltum Lunae" è un'uscita nuova di zecca. Nonostante siano passati due anni ed abbiano pubblicato un album nel frattempo, questo CD non si discosta troppo da "Ad Sidera, Ad Infinitum". Certo, gli Asgaard hanno maturato un songwriting più coeso, il loro suono è molto più amalgamato e la tecnica si è perfezionata. Olbryt ha limato le imprecisioni del proprio cantato, diventando più agile ed ancor più teatrale. L'impronta gothic, evidente agli albori del nuovo corso della band, è ormai sparita del tutto. Oltre a questo però non ci sono stati grossi passi in avanti. La proposta degli Asgaard è statica: questo è il limite di una band peraltro ottima. Infatti le canzoni, così come gli intermezzi strumentali, sono ben composti, curiosi e pieni di diverse sfaccettature. Non sono tante le band underground in grado di pareggiare il talento compositivo dei polacchi. Peccato che, come ho scritto in precedenza, non siano ancora stati in grado di staccarsi definitivamente dai propri modelli ispirativi. Non osano andare oltre a quanto già fatto dagli Arcturus. Dovrebbero armarsi di coraggio e sperimentare di più: penso che abbiano tutte le possibilità di fare qualcosa di importante. Sono pronto a scommetterci. Devono solo valorizzare maggiormente le proprie qualità, provando a camminare su sentieri vergini. Gli Asgaard attualmente girano in tondo per le strade che conoscono meglio.
"XIII Voltum Lunae" vanta un'ottima registrazione, molto nitida e potente. Il mixaggio è impeccabile. La presenza di un quartetto d'archi permette alla musica di essere ancora più pomposa e suggestiva.
"Mare Nectaris" (che nella copertina è erroneamente scritto "Mare Nectapis") apre il disco con le sue atmosfere suggestive. Olbryt si diletta con il falsetto, prima di passare alle sue caratteristiche vocals allucinate. Il suono d'insieme è denso e mutevole. Il drumming di Roman Golebiowski si è fatto più violento. Pur rispettando in qualche modo la forma canzone questo brano è ricco di sfumature, di cambi di tempo e di melodia. Molto cantabile il ritornello. Sin dalla prima canzone, gli Asgaard confermano quanto il loro songwriting sia superiore alla maggior parte delle band in circolazione.
"Mare Crisium" è la seconda traccia ed è attaccata alla prima. In effetti, i primi quattro brani di "XIII Voltum Lunae" non presentano stacchi tra di essi. Questa canzone è risoluta, marziale: si differenzia notevolmente dalla precedente. Interessanti i vari stacchi che vivacizzano il suo svolgimento. L'arrangiamento, magniloquente come al solito, presenta anche qualche traccia elettronica.
"Mare Tranquillitatis" è molto più veloce delle precedenti. Naturalmente il giudizio sulla velocità del brano è basato sul suo complesso: nel particolare i cambi di tempo sono troppi per essere sottolineati singolarmente. Le parti cantate sono belle, ricche di melodia. Quando invece il cantante si esibisce in vocals digrignate, tutto l'ensemble acquista un tiro invidiabile. Da sottolineare una veloce citazione dalla "Toccata e Fuga in Re minore" di J.S. Bach. Piacevoli le coloriture delle tastiere di Wojciek Kostrzewa.
"Mare Frigoris" è inquieta e misteriosa. Anche in questo caso i gli stacchi cantati sono molto melodici. Quando le voci sono sovraincise, la loro armonia mi riporta in mente gli Opeth. La canzone è complessa, in alcuni momenti si notano lievi inflessioni progressive (nel senso tradizionale del termine, niente a che vedere con il prog metal). "Mare Frigoris" sfuma chiudendo idealmente la prima parte del CD.
La quinta traccia è un breve strumentale, il cui titolo è la lettera ebraica "shin". Esso sfocia nella malinconica "Mare Procellarium". Finalmente il violino solista di Honorata Stawicka viene messo in evidenza. Il brano si sviluppa in una serie di stacchi marziali che fanno molto Children Of Bodom. Nel resto del suo svolgimento si assesta sulle coordinate tracciate nelle canzoni (e negli album) precedenti. Prima della sua conclusione "Mare Procellarium" fa in tempo ad evolversi in una marcia slava e in cavalcate simil power. In alcune parti è molto derivativo, ma è invidiabile la naturalezza dei vari passaggi. Questo punto è stato incrementato rispetto ai vecchi lavori. Olbryt dà definitivamente di testa imitando Robert Smith (il cantante dei Cure) nel finale.
Altro intermezzo strumentale, perlopiù pianistico, e altra lettera ebraica: "aleph". Questo inquietante stacco introduce la bella "Mare Nubium". Non ci sono sostanziali differenze rispetto alle altre canzoni, se non l'inserimento di ulteriori effetti vocali.
Dopo l'ultima breve parentesi di "lamed", che sembra tratta di peso da "La Masquerade Infernale", ecco la degna chiusura di "XIII Voltum Lunae": "Mare Serenitatis". Lunga, complessa ma ricca di momenti melodici, è il riassunto ideale di questo lavoro notevole. Le ultime battute della canzone sono le medesime dell'inizio dell'album. Com'è iniziato, così finisce.
Ora mi trovo nell'imbarazzante situazione di dover dare un voto a quest'album. La canzoni sono veramente ottime e nel suo complesso è un gran bel disco. Rimane questo neo evidente della proposta statica della band... Facciamo così: che siano derivativi l'ho già scritto, quindi il lettore è avvisato. Assegno comunque un voto alto perché pochi gruppi possono permettersi di scrivere canzoni così belle.
(Hellvis - Aprile 2003)

Voto: 8.5


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