ASGAARD
Eye MDX-tasy

Etichetta: Metal Mind
Anno: 2004
Durata: 46 min
Genere: black metal d'avanguardia con elementi elettronici


A due anni dalla pubblicazione di "XIII Voltum Lunae" ecco che gli Asgaard si riaffacciano sulla grande ribalta del metal con un album nuovo di zecca. "Eye MDX-tasy" è il titolo dell'ultimo sforzo di questa band polacca della quale ho avuto la fortuna di recensire i lavori precedenti (alle cui recensioni rimando).
Sin dalla copertina si capisce che tira aria di novità. Anziché le solite immagini oniriche dai freddi colori notturni, questa volta l'artwork ritrae un nudo femminile e delle farfalle in una calda monocromia ocra-rossiccia. Il libretto, curatissimo come al solito, conta ben dodici pagine ricche di testi e fotografie. La serigrafia sul CD riproduce l'immagine di copertina.
"Eye MDX-tasy" è stato registrato negli studi Herz (lo stesso degli album precedenti) e Hendrix dal giugno all'agosto del 2004. La formazione vede Przemysław Olbryt alla voce (da ora Przemek), Bartłomiej Kostrzewa alla chitarra, Jacek Monkievicz al basso, Roman Gołębiowski alla batteria e Wojciech Kostrzewa alle tastiere.
"OriEnthral" è un'introduzione molto atmosferica, tutta giocata su suoni sintetici e percussioni tribali. Come ogni ouverture che si rispetti, "OriEnthral" prepara lo stato d'animo dell'ascoltatore a tutto ciò che seguirà. La sua melodia orientaleggiante e trascendentale evoca sensazioni struggenti ma al tempo stesso seducenti.
"Lunatic Asylum" dissipa i vapori oppiacei di "OriEnthral" con un esplosione di violenza sinfonica. I riff della chitarra sono molto taglienti e minimali. Questa loro impostazione dà ampio risalto al lavoro del sintetizzatore che, grazie ai suoi accordi lunghi e rilassati, crea un legame evidente tra questo brano e l'introduzione. La sezione ritmica, all'opposto, è molto aggressiva. Potenza e precisione sono impeccabili. Peccato che il suono della batteria sia così plasticoso. La prima volta che ho messo questo CD nel lettore mi sono chiesto, lo ricordo bene, se per caso gli Asgaard non avessero sostituito il batterista con una drum-machine! In realtà Roman è sempre lì. Secondo me questa scelta di produzione non è affatto brillante. Continuo a preferire di gran lunga come suona la batteria nelle prove precedenti degli Asgaard: meno potente ma più naturale.
Il cantante dà sfoggio della sua espressività con una prova severamente controllata. Sebbene si conceda bizzarrie stilistiche dalla forte componente teatrale, Przemek non esagera con i fronzoli come in passato. Sembra concentrato nel tirar fuori tutta la sua aggressività e lo fa in maniera convincente.
Alla prima parte sanguigna ne segue una seconda più malinconica e sognante, nella quale si rifanno vivi gli antichi spettri degli Arcturus di "Ad Astra" (secondo me gli Asgaard non riusciranno mai a scollarsi completamente di dosso questa ingombrante influenza). Al violino suona l'ospite Honorata Stawicka, ex-membro del gruppo.
Le strofe iniziali di "Eyes Ov Thy Soul" sono di facile presa. L'accompagnamento assume una linearità inedita. I riff della chitarra sono semplici, ripetitivi e ben scanditi. L'accompagnamento è arricchito da alcuni campionamenti ripetuti in loop. Questa è una grande novità stilistica per gli Asgaard! Dapprima il connubio è abbastanza garbato; talvolta scompare per lasciare spazio a sonorità maggiormente legate al passato musicale del gruppo. Mano a mano che "Eyes Ov Thy Soul" avanza, il flirt con l'elettronica si fa sempre più eclatante. Verso i sei minuti la canzone si intamarrisce di brutto! L'effetto è piacevole anche perché Przemek si esibisce in un bel cantato pulito. Sono sicuro che questa novità spiazzerà molti fan del gruppo polacco!
"Mystery Ov Tzar's Visionaire" è una composizione divisa in due atti. Nel primo, abbastanza breve, si sentono le vocals del cantante riverberate e sovraincise. Sono sorrette da un accompagnamento ambient. Wojciech dimostra buon gusto sia nella scelta dei suoni, sognanti, sia nella programmazione del ritmo in loop.
Il secondo atto è ben diverso. Violento, potente, dall'arrangiamento complesso ed eccessivo. Qui gli Asgaard danno il meglio di loro stessi, mescolando aggressività e melodia in un grandioso affresco di arte oscura. E' una composizione ben congegnata, proteiforme e ricca di emozioni. Riassume in sé lo stile del gruppo e le notevoli capacità di tutti i musicisti. Gli Asgaard stessi devono credere molto in questa canzone, tanto che ci hanno girato anche un video. E' incluso in questo CD ed è girato professionalmente: sembra ispirato allo stile pittorico dei Preraffaeliti.
"Infernal Mask Ceremony" rappresenta un ritorno alle origini per gli Asgaard, seppure deformato dalla loro nuova attitudine. E' una traccia molto godibile. Degna di nota è la prima parte dalla melodia sghemba e cromatica. Lo stile quasi circense e l'interpretazione malata possono ricordare le ultime prove del sottovalutato progetto Morgul. La seconda sezione è invece più melodica ed elettronica, con Przemek che sfodera un nuovo timbro vocale che potrebbe ricordare quello del cantante dei primi Lunatic Gods.
Sono invece i Solefald che sembrano aver ispirato la sezione d'apertura di "The Grievance Enigma". La melodia intonata dalla doppia voce deve molto al duo norvegese. Fortunatamente questa canzone guadagna in personalità grazie all'arrangiamento, ricco e pomposo come di consueto. Quello che rende così efficace il songwriting dei polacchi, chiudendo un occhio sulle numerose influenze, è il clima di follia che permea ogni composizione. Il severo incedere di "The Grievance Enigma" è violentato da improvvise accelerazioni e cambi di ritmo originali. Gli implacabili accordi della tastiera trovano una giusta contrapposizione nelle cascate di note del pianoforte. Il cantante è un istrione in grado di intrattenere anche la folla più distaccata.
"I Am The Ecstasy" è l'ultima traccia del CD. L'atmosfera delicata delle prime battute porta con sé una ventata di malinconia. Tale mollezza scompare quanto la canzone entra nel suo vivo. Pur non correndo, gli Asgaard si dimostrano generosi in potenza. Il brano è contraddistinto da una ritmica molto marcata destinata ad evolversi nelle maniere più disparate. Alcune coloriture della tastiera tradiscono qualche suggestione progressive. "I Am The Ecstasy" prosegue il suo cammino mutando aspetto con una naturalezza da consumato trasformista. L'ascoltatore non può annoiarsi in questa continua ricerca del sorprendente che non risparmia richiami alle tracce precedenti. Canzone e disco si concludono in una coda sfumata ed elettronica.
"Eye MDX-tasy" è l'ennesima prova di bravura di questo gruppo. La ricerca di nuove soluzioni compositive fa ben sperare per il futuro degli Asgaard. Il presente è soddisfacente: poche band possono vantare una coerenza stilistica pari a quella dei polacchi. Peccato solo che il distacco da quelle influenze che ho citato nella recensione risulti difficoltoso e lento.
Questo CD è consigliato a tutti quelli che amano le atmosfere grandiose ed oscure. Qualunque cosa facciano gli Asgaard, alla fine risulta sempre soddisfacente. Se quanto ho scritto vi ha fatto venire voglia di ascoltare "Eye MDX-tasy", compratelo pure a cuor leggero.
(Hellvis - Febbraio 2005)

Voto: 8.5


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